FORMIGONI INDAGATO/ Ricciardi (Cattolica): il rigore nei controlli è la migliore difesa

- int. Walter Ricciardi

Per WALTER RICCIARDI, la Lombardia ha messo in relazione pubblico e privato nell’ambito di una strategia comune di programmazione e controllo molto rigorosa, in grado di farne un’eccellenza

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Immagini di repertorio (Infophoto)

Il presidente Roberto Formigoni si presenterà in Procura per rispondere alle domande dei pm. Lo ha reso noto l’avvocato Salvatore Stivala, che difende il governatore nell’inchiesta sul caso Maugeri, aggiungendo che l’incontro non avverrà domani ma che Formigoni è disponibile ad agosto. Stivala si è incontrato in Tribunale con il procuratore aggiunto Francesco Greco e con i pm Antonio Pastore e Laura Pedio, che stanno conducendo le indagini. Ilsussidiario.net ha intervistato il professor Walter Ricciardi, direttore dell’istituto di Igiene all’Università Cattolica di Roma.

Professor Ricciardi, lei lavora a Roma e quindi in qualche modo è un “esterno” rispetto alla vicenda della sanità lombarda. Come la valuta vedendola dal di fuori?

Alla luce di dati obiettivi maturati nel corso del Rapporto Osservasalute, ho sempre sottolineato come la situazione in Lombardia fosse assolutamente eccellente per molti versi. Questo è testimoniato dal fatto che è l’unica Regione cui afferiscono cittadini da tutta Italia. La mia non è un’opinione, ma una valutazione basata sui fatti: nel suo complesso il sistema lombardo deve essere considerato positivamente. Quest’eccellenza è forte soprattutto nell’ambito dell’offerta ospedaliera, cioè dei servizi di assistenza secondaria e terziaria.

Ritiene che la sanità lombarda abbia anche dei punti deboli?

Se c’è una debolezza, è che doveva essere rafforzato maggiormente il governo della domanda. Occorreva cercare di intervenire di più sulla prevenzione e sull’assistenza primaria.

A essere nell’occhio del ciclone è anche il direttore generale della Sanità, Carlo Lucchina …

Per quanto riguarda l’operato specifico del dottor Carlo Lucchina, la mia stima nei suoi confronti è profonda. E’ stato il secondo direttore generale, dopo Botti, cui anche in quel caso andava la mia stima, che nel corso del tempo si è alternato alla direzione del sistema sanitario estremamente articolato e complesso della Regione più grande d’Italia. Lo hanno gestito in modo eccellente dal punto di vista dei risultati non solo sanitari, ma anche economici e finanziari.

La sua stima per Lucchina è invariata anche dopo l’inchiesta della Procura di Milano?

Sì. Il suo predecessore Botti ha operato nella realizzazione della legge 31, cioè in un modello che separava gli erogatori dai finanziatori, mettendo in relazione pubblico e privato nell’ambito di una strategia comune di programmazione e controllo. La mia ammirazione è per il fatto che la Regione Lombardia è stata la prima in Italia ad avere attuato un sistema di programmazione e controllo molto rigoroso. Lucchina ha continuato quest’opera, in un’epoca in cui le risorse cominciavano a diminuire. Ha cercato di mantenere la qualità dell’assistenza, confrontandosi con una realtà che con la crisi finanziaria si faceva più difficile. Se devo fare un appunto a entrambi, è il fatto di non avere comunicato meglio questa eccellenza.

 

In che senso?

 

La Regione Lombardia si è compiaciuta del suo successo, mentre avrebbe dovuto comunicarlo. E così è passata come la Regione che privilegiava il privato, mentre al contrario è una di quelle con l’equilibrio migliore tra pubblico e privato. La Lombardia è stata considerata come una Regione che privilegiava determinati elementi legati all’offerta, mentre invece per quanto riguarda la prevenzione dei tumori ha fatto molto. Per la stampa, alcune cliniche private sarebbero ricorse a intermediari per avere più finanziamenti.

 

Come valuta il rapporto tra Regione e privati?

 

Nell’immaginario collettivo, anche per le polemiche che ci sono state a suo tempo tra Formigoni e Bindi, la Regione Lombardia è stata accusata di avere eccessivamente incoraggiato il privato. Mentre se si va a vedere quante sono le prestazioni erogate dal pubblico in Lombardia e quante sono quelle del privato, si scopre che ci sono molte Regioni che sopravanzano di molto il rapporto pubblico/privato. Da un certo punto in poi è stata adottata una politica di tetti di spesa che di fatto ha limitato la possibilità di espansione del privato.

 

Con quali risultati?

 

Si è cercato di congelare una situazione che comunque era buona, ma aveva delle risorse limitate, e non poteva consentire al privato, naturalmente più flessibile e competitivo, di crescere oltre. Mi pare quindi veramente un falso mito quello della Regione Lombardia paladina di un privato “rapace”, mentre tra l’altro spesso il privato è non profit e attento agli aspetti sociali.

 

(Pietro Vernizzi)



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