IMU/ Il sindaco di Assago: i miei concittadini non lo pagano. Vi spiego la mia “spending review”

- int. Graziano Musella

Credo che le altre amministrazioni siano in grado di compiere lo stesso gesto- dice GRAZIANO MUSELLA- Noi abbiamo dato un input che ci auguriamo possa essere seguito da molti altri.

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Abolire l’Imu sulla prima casa. Un sogno di molti che ad Assago, una cittadina di 8.700 abitanti alle porte di Milano, è realtà. Il sindaco Graziano Musella e la sua Amministrazione hanno, infatti, deciso di non far pagare la tassa, reintrodotta da quest’anno, ai propri cittadini esentandoli anche dall’addizionale Irpef. Un “tesoretto” risparmiato di 1.200 euro a famiglia. Assago è nell’elenco, stilato dal Ministero dell’Interno, dei 138 comuni più virtuosi d’Italia ed è l’unica amministrazione italiana che applica questi “sconti”. Musella, primo cittadino da 23 anni nelle fila di Forza Italia e ora nel Pdl, racconta come sia possibile questo piccolo miracolo e si dice pronto a spiegare ai propri colleghi i segreti della sua personale “spending review”. “Occorre mettere in moto un circolo virtuoso per disinnescare questa discesa recessiva- dice a Il Sussidiario.net, il sindaco del paese alle porte di Milano- Del resto, ogni rivoluzione comincia dal basso. Noi, abbiamo già iniziato”

Come è stato possibile per la vostra amministrazione?

Voglio precisare che la scelta è scaturita da una considerazione puramente ideologica. Io e la mia Amministrazione abbiamo definito la casa come “sacra” e abbiamo cercato di offrire un contributo alle famiglie che in questo periodo di grandi difficoltà finanziarie hanno la necessità di un intervento di risparmio in tempi rapidi ed immediati. D’altra parte, abbiamo voluto dare un segnale forte a livello nazionale che spinga a rivedere la politica fiscale, contribuendo nel nostro piccolo, ad incentivare il settore edilizio. Tutto questo è stato possibile grazie ad una politica di spending -review che il Comune di Assago sta attuando ormai da tre anni e che ci ha permesso di tenere i conti in ordine offrendo anche questo valido aiuto ai nostri cittadini.

Per attuare questi “sconti” sono stati sacrificati altri capitoli del bilancio comunale?

Per forza di cose, siamo stati costretti a “tirare la cinghia” in alcune voci di spesa. Ad esempio, sono stati destinati meno fondi alle associazioni e alle feste finanziate dall’Amministrazione comunale. Abbiamo razionalizzato alcune voci, concentrando i servizi scolastici in un unico punto e intervenendo con una sforbiciata sulle spese burocratiche tagliando le documentazioni cartacee. Siamo, infatti, uno dei sette comuni della provincia di Milano che ha stretto un accordo con il ministero dell’innovazione per l’autocertificazione on-line. Insomma, una serie di interventi di che ci hanno permesso di snellire la macchina pubblica per poter concedere questa esenzione contributiva.

Lei ritiene che gli altri comuni possano prendere spunto da Assago?

Certo, credo che le altre amministrazioni siano in grado di compiere lo stesso gesto. Noi abbiamo dato un input che ci auguriamo possa essere seguito da molti altri.

 

Anche un comune come Milano?

 

Perchè no? Per due anni e mezzo Milano non ha beneficiato del gettito Imu e, mi risulta, che l’Amministrazione sia sopravvissuta. Chiaramente, ora le risorse da parte dello Stato sono diminuite e il periodo non è certo facile ma, occasionalmente, il Governo offre un aiuto che occorre sfruttare al meglio. Ad esempio, un paio di giorni fa, Palazzo Marino ha ricevuto 5 milioni di euro per completare l’erogazione della social-card, un aiuto importante per le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese.

 

Come verranno reinvestiti i soldi che avete ricavato da questa “spending-review”?

 

Verranno reinvestiti nell’urbanistica, per il rifacimento di strade, marciapiedi e piazze. Ma anche per l’ampliamento e le migliorie per la razionalizzazione dell’energia degli istituti scolastici. Si tratta di azioni che servono anche per rimettere in moto l’economia del paese. E da questo punto di vista, sarebbe importante che il Governo centrale permettesse ai comuni virtuosi di non conteggiare nel patto di stabilità le spese che sostengono nei confronti dei fornitori: premiare, insomma, chi paga regolarmente nei tempi previsti, come si fa per le imprese. Questo darebbe liquidità alle imprese che lavorano con gli enti pubblici che sono sempre sul filo del rasoio a causa delle scadenze di pagamento non rispettate.

 

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