SCOLA/ Beppe Grillo non lo vuole? Preferisce il feng shui, con un pizzico di youtube

- Monica Mondo

Vogliono impedire al cardinal Scola di parlare al Pirellone, sede del Consiglio regionale lombardo. Lo chiede la consigliera Paola Macchi, portavoce del M5S locale. MONICA MONDO

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Il cardinale Angelo Scola (Infophoto)

Vogliono impedire al cardinal Scola di parlare al Pirellone, sede del Consiglio regionale lombardo. Hanno impedito a Benedetto XVI di parlare alla Sapienza, la più grande università europea, “ubi maior”, si potrebbe dire. O ancora, rimembrare l’evangelico “nemo propheta in patria”, o il più laico, “molti nemici molto onore”. 

Invece ci tocca riflettere sul niet di una qualsiasi grillina all’arcivescovo, perché si ammanta di ragioni nobili, l’aconfessionalità delle istituzioni, ad esempio, come cita la consigliera Paola Macchi, portavoce del M5S locale. Chi è costei? Poco importa, perché non risulta che alcuno degli eletti in qualsivoglia organo politico italiano del suo partito brilli per curriculum e competenze specifiche. Però è curioso, perché ‘sta Macchi è iscritta al Mensa Italia, il club dei cervelloni; strano, perché avrà anche fatto il politecnico, ma si è consacrata al feng shui, antica disciplina orientale geomantica, che coniuga astrologia e psicologia ed ecologia… insomma, consultatela per sapere come posizionare il letto e quale microonde acquistare. 

Siffatte abilità devono aver impressionato la rete, e deve aver preso alle elezioni anche una cinquantina di voti, chissà. Il che le permette di guadagnare più che col feng shui, e di mettersi a far la guerra al cardinale. Che si fa per un titolo di giornale: necessario, perché se questi grillini non si fanno notare, se non hanno una ripresina da mettere su youtube o una foto mentre inveiscono in qualche aula parlamentare, chi li rivota più, e come ci tornano, a praticare arti geomantiche? 

Bisogna rimarcare però che la Macchi è figlia di illustri maestri: che da decenni aprono volentieri sedi istituzionali e aule magne universitarie per ex terroristi, soprattutto rossi, politicanti inquisiti, e una caterva di illustri di varia specie, in particolare scrittori depressi, sociologi arrabbiati, psicanalisti profetici, leaders di minoranze pseudo-religiose, oltre a cantanti-guru, attori e premi Nobel ispirati dal sacro fuoco, architetti miliardari che in genere si dilettano di progetti per  erigende favelas nei quarto mondo. 

Non si vede perché Scola no. Sarà perché, come dice lui, ha due peccati originali sule spalle, e il secondo deriva dall’essere stato allievo e discepolo di don Giussani; sarà perché è un pezzo grosso, per poco non diventava papa, quindi rappresenta la chiesa gerarchica ai suoi massimi livelli; sarà forse perché è intelligente, coltissimo, mite, gentile, e di solito capace di affascinare chiunque lo ascolti; capace di far riflettere, ed è meglio che i politici non riflettano. 

Andrebbe a parlare, Scola, di Nuovo Umanesimo, e questo è un tema “troppo”, non solo per i grillini. Toccherebbe conoscere l’antico, di Umanesimo, e domandarsi soprattutto se il proprio servizio, in Regione, in politica, non sia magari a favore dell’uomo, e del bene comune.  

Bisognerebbe chiedersi da cosa può nascere un amore gratuito e appassionato all’uomo, e rispondersi mestamente “da nulla”: da un terreno arido e vuoto, di conoscenza e valori e ideali, cosa mai può nascere. Da un’idea di politica come rivendicazione isterica di posti di potere, e guerra oltraggiosa agli avversari-nemici, dall’essere contro per statuto, senza sapere quando e per cosa essere pro, che amore per l’uomo e i suoi bisogni può mai nascere? 

Il cardinal Scola potrebbe essere riconosciuto come autorità, in tempi in cui le figure autorevoli scarseggiano; e i cardinali, lo sappiamo, vanno bene se si occupano di raccogliere fondi e sostenere opere assistenziali dove lo Stato latita, se scrivono qualche libro, se celebrano in cattedrale. Ma se hanno qualcosa da dire sulla realtà e le sue esigenze, è un’intromissione indebita, un intervento a gamba tesa. La povera Paola Macchi  non ce l’ha con Scola: è soltanto figlia di una cultura che per decenni ha cercato di relegare la fede in sacrestia, di attribuirle la colpa di ogni male nella società e nella cultura. Non è sola, Paola Macchi, e d’altronde il M5S è nato appena l’altro ieri. 

Leggiamo i quotidiani di questi giorni: alcuni vescovi sono messi alla berlina perché troppo presenzialisti, lavorano nell’ombra per fondare partiti politici. Come se non si sapesse, da tempo, che la chiesa non porta voti, e grazie a Dio questo non è il suo compito. E insieme si criticano con pari enfasi i toni sommessi, la discrezione, l’obbedienza di altri vescovi che viene scambiata per inattività e indecisione. Il segretario della Cei viene mandato a fare il vescovo di Latina, e appare una diminutio, una perdita di potere,  ragionando secondo la stessa logica di potere di cui si accusano le gerarchie ecclesiastiche. Esempi, colti qua e là. Vale a dire: stiamo attenti all’entusiastico peana che aleggia intorno alla luminosa figura di papa Francesco. Spesso è sottilmente strumentale. Non si capisce il papa, non gli si vuol bene se lo si lascia da solo, facendo terra bruciata a colpi di dichiarazioni e retroscena di stampa, di tutti i suoi collaboratori. 

Per tornare a Scola, io al Pirellone proprio non ci andrei più: inviti lui a casa sua, in Arcivescovado, tutti i consiglieri regionali, e pronunci davanti a loro il discorso preparato. Smorzi le grida dei grillini e chi per loro, trasformi un’occasione formale in una scelta, per ciascuno e per tutti.  

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