M5S vs SCOLA/ Ambrosoli: il Cardinale ci ha liberati dall’ombra di Polifemo…

- int. Umberto Ambrosoli

UMBERTO AMBROSOLI commenta il discorso dell’arcivescovo Angelo Scola in consiglio regionale e la protesta del Movimento 5 Stelle, che ha abbandonato l’aula

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Angelo Scola

Movimento 5 Stelle contro Angelo Scola. La visita dell’arcivescovo di Milano era stata annunciata a dicembre e poi rimandata per impegni del cardinale: il suo l’intervento al Consiglio regionale Lombardia (sul “nuovo umanesimo” e sul “futuro della Lombardia”) è stato duramente osteggiato dai consiglieri pentastellati che avevano espresso la propria contrarietà alla sua visita, e, prima dell’inizio del discorso, hanno abbandonato (in nove) l’aula in segno di protesta per criticare la scelta di ospitare un alto prelato in una sede laica. Abbiamo contattato Umberto Ambrosoli, capo dell’opposizione Pd, che ha commentato le parole di Scola e la contestazione grillina. 

L’intervento del cardinale Angelo Scola in consiglio regionale. Cosa ne pensa?

È stata una “presenza preziosa” come abbiamo detto proprio all’inizio del saluto che, per conto dei Consiglieri di minoranza, è toccato al mio Gruppo consigliare svolgere. Qualcuno ha irriso a questo nostro riconoscimento, senza capire che il fatto di avere in quell’aula, con la sua lectio magistralis, una delle autorità morali più impegnate in questo momento sui valori dell’accoglienza, dell’impegno, della responsabilità, di per sé stesso costituiva un potente richiamo ai valori alti della politica.

Che valore ha aggiunto?

Il valore aggiunto sta nel “coraggio di testimoniare”proprio lì gli ideali di un nuovo umanesimo. Dico proprio lì, in quell’aula, con una punta di rammarico. Dovrebbe essere naturalmente il cuore della Lombardia, l’agorà dove si confrontano tutte le posizioni al fine di trovare le migliori soluzioni ai problemi della comunità lombarda. Spesso invece si contrappongono solo pregiudizi e chiusure. Spesso vi abita non la tolleranza e il libero confronto, ma piuttosto l’ombra di Polifemo.

Polifemo? Ci spieghi…

Il ciclope omerico che, come insegna il Cardinale, con ferocia ed arroganza si ribellava alla legge divina dell’ospitalità e dell’accoglienza, e invece di sfamare gli ospiti se ne cibava. Con questo “paradigma di ogni dissoluzione barbarica della convivenza umana” come dice Scola, spesso noi Consiglieri di opposizione cerchiamo di resistere e umilmente, ma fermamente, facciamo sentire la nostra voce! Come per esempio quando sono stati negati i diritti elementari ai minori figli di immigrati; o quando si chiudono le porte a quanti, pur dando il loro contributo di lavoro, vengono emarginati dai benefits di cittadinanza. Così come resistiamo quando vediamo, striscioni che dicono “vogliamo il muro del Nord”. Il futuro di Milano e della Lombardia nel mondo non si può certo costruire erigendo muri divisori! E il Cardinale ha avuto la forza serena di ripeterlo davanti a Maroni e alla maggioranza leghista.

Dicendo?

“Siamo così pronti ad andare a competere e commerciare in Paesi lontani, e così indietro nell’aprire le nostre porte, nel praticare il valore dell’accoglienza”. Ecco: la cosa preziosa, il valore aggiunto di questa visita pastorale sta proprio in questo fermo monito, fatto nell’arena politico-legislativa più importante della Lombardia.

Come commenta le critiche del Movimento 5 Stelle (pre-intervento) e la decisione dei 9 consiglieri di abbandonare l’aula all’arrivo del Cardinale?

Secondo l’acuta riflessione di Papa Francesco, direi che sono dei “peccatori”, i quali, aggiungo io non si vergognano di esserlo, ma se ne vantano. Cosa dice Francesco? Ci assicura che “il tempo è superiore allo spazio” e ci sprona perciò a lavorare a lunga scadenza; dare priorità al tempo significa occuparsi di “iniziare processi più che di possedere spazi di potere e di autoaffermazione”. Ecco: credo che il comportamento dei colleghi del M5S radichi nella ossessione dei risultati immediati, categoria cui appartengono certamente i risultati elettorali! Ma è proprio questo, ci dice Francesco, il peccato specifico più grave di chi fa attività socio-politica: privilegiare la scena mediatica, la visibilità elettoralistica, al posto dei tempi dei processi. “Chi sono quelli che nel mondo attuale si preoccupano realmente di dar vita a processi che costruiscano un popolo, piuttosto che ottenere risultati immediati che producano una rendita politica facile, rapida quanto effimera?”. L’uscita dall’aula di quei colleghi Consiglieri si pone più nella categoria della rendita politica facile, come peraltro viene quotidianamente confermato anche osservando i comportamenti nazionali dei 5Stelle.

 

In politica (e per un partito come il Pd) come si possono conciliare in pratica le istanze di un partito di sinistra e i moniti della Chiesa?

Non credo che ci sia contrapposizione tra Chiesa e istanze di un partito di sinistra. Anzi. Se la “grammatica dell’umano” è quella che il Cardinale Scola ci insegna, allora c’e’ da chiedersi piuttosto come alcune posizioni basate sull’egoismo, sulla grettezza, sulla negazione di parità di cittadinanza, che albergano nell’attuale maggioranza in Consiglio regionale, possano continuare ad esprimersi senza innescare forti contraddizioni al loro stesso interno. Guardiamo per questo con molto interesse al ruolo di mediazione, nobile ma irto di difficoltà, che spesso il presidente Cattaneo è chiamato a svolgere. Nel merito poi della visita di Scola, i colleghi del Partito Democratico, mi riferisco alle parole del capogruppo Alfieri, hanno auspicato vivamente che quei valori, illustrati nell’intervento del Cardinale, diventino presto la base su cui impostare l’attività del Consiglio. Ancor più lo auspicano i miei colleghi Consiglieri del Patto Civico: noi troviamo molte parole in comune con la lezione di Scola.

 

In concreto?

Dignità, credibilità, fiducia,rigenerazione: molti termini  ci accomunano. E, come abbiamo detto nel saluto indirizzato a Sua Eminenza, seppure consapevoli della fragilità della nostra posizione Laica, sappiamo cogliere l’enorme produttività per il nostro agire politico dei Valori che ci vengono indicati.  Recentemente il Cardinale ha voluto ricordare a tutti, cristiani e non, che l’esperienza di “Cristo offre alla libertà una permanente risorsa di rinnovamento” e costituisce una fonte sempre disponibile per la “rigenerazione dell’umano” e per “promuovere l’amicizia civica nella città”. Rigenerazione: è termine fondativo anche della nostra “grammatica” valoriale. Siamo certi perciò che sulla strada indicata, ci troveremo a lungo insieme, a fare lo stesso cammino.

 

Pensando alle parole di Scola e a quello che è avvenuto in Parlamento nei giorni scorsi (tra risse e insulti) c’è una frattura non da poco…

Sì certo. La distanza è enorme. E spesso ci si scoraggia. Il circuito mediatico è così perverso, e potente, che molte volte dubitiamo di riuscire a ritrovare la serenità di una rappresentazione “vera” della politica: purtroppo essa è, oramai in gran parte, risucchiata dalle necessità permanenti di una spettacolarizzazione concepita come esclusivo strumento per la ricerca del consenso. Valori ed ideali sono del tutto secondari. Eppure senza una grande visione condivisa, senza la capacità di trovare “l’anima” del nostro futuro (“Istituzioni ed iniziative si trasformano rapidamente in gusci riempiti da procedure ripetitive” sono state le parole di Scola in Sant’Ambrogio). Occorre perciò ritrovare il senso del nostro futuro, di una prospettiva ampia e condivisa, di un dibattito alto sui valori, su grandi temi come Responsabilità, Fiducia, Accoglienza, Famiglia, Europa, sui quali costruire, al di là di ogni ideologia, l’avvenire della nostra comunità.

 

In merito (parole di Scola), di cosa deve fare tesoro la politica se vuole riscattarsi?

Sì, è vero. Da tempo il messaggio del Cardinale riguarda noi politici innanzitutto. Senza infingimenti Scola ci ha più volte detto che la principale carenza del nostro tempo è quella di una classe dirigente capace di “unificare l’esistenza” e di “progettare il futuro”. In effetti non si può fare politica, soprattutto nella nostra regione, senza portarsi dentro, nel proprio intimo, l’avvertenza che ripetutamente il Cardinale Scola ci lancia, quando dice che la società civile milanese e lombarda patisce una “frustrante sproporzione” tra le sue grandi potenzialità e le sue effettive possibilità; e quando indica l’origine di tale frustrazione, prima ancora che nelle condizioni strutturali e istituzionali, proprio nella scarsità, o ancora di più nella effettiva mancanza di una “energia spirituale e morale”, così come anche di una “capacità ideale ed affettiva”; ed arriva al punto di indicarci come esempio il dinamismo e la forza che alcune comunità di immigrati hanno nell’affrontare con positività e fiducia le difficoltà del loro inserimento.

 

Da dove ripartire quindi?

Responsabilità e fiducia: siamo noi politici per primi ad essere “chiamati a rispondere”. E la nostra “responsabilità” non ha bisogno di asserzioni e di grandi proclami.

 

Di cosa invece?

Ha bisogno di una cosa soltanto: basta l’esempio, il nostro esempio.  In questa impostazione io mi ritrovo molto. E anzi proprio con essa ho potuto sostenere le difficoltà della mia “entrata” in politica, che in queste settimane compie giusto un anno. Parimenti credo che anche i miei colleghi, e quanti a vario modo fanno della politica il loro impegno principale, possono riscattarne il valore, ristabilirne l’autentica nobiltà, con nient’altro che un maggiore senso di responsabilità per il ruolo che si ricopre. Nel messaggio di Scola c’è anche un sano ottimismo che va colto: è comunque possibile, ci dice, ridare credibilità alla funzione sociale della politica e dignità alle sue Istituzioni, così continuamente ferite; e lo  sforzo  di costruire un clima di fiducia e di affidamento dei cittadini verso i loro rappresentanti è l’obiettivo che vale comunque la pena di perseguire. Noi possiamo farcela a ricostruire la politica e, insieme , il nostro Paese. E in questa direzione vale ancora la pena continuare a rivolgere, i nostri sforzi e le nostre intelligenze.

 

(Fabio Franchini)

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