SPARI IN TRIBUNALE/ La Libera Associazione Forense: qual è il senso del nostro lavoro?

- La Redazione

Anche la Libera Associazione Forense (LAF) commenta quanto avvenuto giovedì scorso a Milano, dove Claudio Giardiello ha fatto irruzione armato nel Palazzo di Giustizia uccidendo tre persone

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Immagine di archivio

Di fronte alla strage commessa da Claudio Giardiello, l’uomo che giovedì scorso ha fatto irruzione armato nel Palazzo di Giustizia di Milano uccidendo tre persone e ferendone altre due, “tutti i pur giusti tentativi di dare una spiegazione alle cause (crisi economica, solitudine, pazzia) e di approntare contromisure (sistemi di sicurezza da migliorare), appaiono insufficienti a dare ragione di quanto accaduto. Né in fondo potranno rendere giustizia alle vittime e ai loro famigliari”. E’ il commento della Libera Associazione Forense (LAF) sui fatti di Milano, spiegando che “senza la prospettiva di un bene, nella nostra vita prevale il vuoto, il nulla e, se tutto è nulla, anche le persone accanto a noi sono un niente che si può ignorare, un nemico che si può persino eliminare violentemente se mi è di ostacolo”. Da dove si può ripartire quindi? Mai come oggi, scrive ancora l’associazione di Avvocati senza scopo di lucro, “avvertiamo l’esigenza di una convivenza umana nella quale ciascun uomo, anche nella più infausta delle situazioni, possa essere aiutato a guardare all’altro uomo non più come un ostacolo e un nemico da abbattere, ma come un bene che consente di vivere la pienezza della nostra umanità e la positività del reale”. Anche la Pasqua da poco passata “è l’avvenimento di un Uomo che, dopo aver subito un processo ingiusto e una morte atroce è risorto per dire a tutti che la morte, e quindi qualsiasi ‘fallimento’, qualsiasi delitto, qualsiasi male, non sono l’ultima parola”. A partire da questo annuncio, “desideriamo confrontarci e imparare da tutte le persone di buona volontà per rendere sempre più giusto e umano il nostro lavoro e il contesto sociale in cui viviamo”. Secondo la LAF occorre quindi che il lavoro di tutti coloro che operano nel mondo della Giustizia “non sia ridotto a puro tecnicismo, ma prenda sul serio la domanda di giustizia posta da quanti a noi si rivolgono. E’ questo il compito grande che ci attende. Aiutarci ed educarci a questo è il primo contributo che possiamo dare alla costruzione del bene comune”.



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