EXPO 2015/ 2. De Gasguet: ho cambiato idea in positivo, voi italiani bravi a valorizzare il bello

Questo Expo è un miracolo, mi aspettavo che sarebbe stato il caos e invece tutto funziona perfettamente. Lo afferma PIERRE DE GASGUET, giornalista francese che ha visitato l’evento

10.05.2015 - int. Pierre De Gasguet
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“Questo Expo è un miracolo, mi aspettavo che sarebbe stato il caos e invece tutto funziona perfettamente”. E’ il commento di Pierre de Gasguet, corrispondente dall’Italia per il quotidiano francese Les Echos. Il contrario di quanto affermato dall’amministratore delegato Giuseppe Sala, secondo cui “l’Expo non è figlia di un miracolo all’italiana, ma di una dedizione al lavoro che gli italiani come pochi altri sanno esprimere”. Il giornalista francese spiega di essere rimasto stupito dall’efficienza e dai padiglioni affollati, soprattutto quelli di Cina e Giappone: “La stampa internazionale ha criticato l’Expo senza vederlo, anche perché la comunicazione da parte degli organizzatori subito prima dell’inaugurazione non è stata adeguata”. E i visitatori si divertono, anche se l’unica critica è che “forse questo Expo finisce per essere come una sorta di Disneyland italiana, mentre il tema della fame nel mondo rimane un po’ in sordina”.

De Gasquet, le è piaciuto questo Expo?

Ho avuto un’impressione piuttosto positiva, malgrado le critiche di alcuni dei miei colleghi della stampa estera prima dell’apertura. In realtà quando mi sono recato nei padiglioni ho visto un’organizzazione quasi perfetta. Gli stessi collegamenti in metropolitana si sono rivelati molto agevoli, e tra l’altro mi hanno molto colpito i miglioramenti delle infrastrutture dei trasporti milanesi. All’interno dell’Expo i padiglioni sono belli e interessanti dal punto di vista architettonico.

C’è qualcosa invece che l’ha colpita negativamente?

Il contenuto dei padiglioni non è ancora all’altezza dell’importanza del tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. La lotta contro la fame nel mondo è un argomento sviluppato in modo per il momento un po’ deludente, ma forse è perché siamo soltanto agli inizi. Ho visitato per esempio il padiglione della Coop sul supermercato del futuro, certo è interessante ma niente di che. Lo stesso padiglione di Slow food mi è sembrato abbastanza vuoto.

Che cosa ne pensa dei padiglioni dei vari Paesi?

Gli stand del Regno Unito non hanno praticamente niente a che vedere con il tema di questo Expo. Mentre mi ha colpito il fatto che non sono riuscito a entrare nelle sezioni di Cina e Giappone perché erano troppo affollate. Per riassumere questo Expo è un successo pubblico e un ottimo parco divertimenti alla Disneyland. Anche se c’è un’ambiguità per il fatto che è più un’area per il divertimento, mentre mi aspettavo qualcosa di un po’ più sofisticato sul piano dei contenuti.

Quanto interesse c’è in Francia per questo Expo?

Finora non c’è stato un grande interesse, anche perché forse c’è stata una comunicazione un po’ negativa. In termini generali però l’interesse c’è, i francesi non sono probabilmente in prima linea perché conoscono l’Italia abbastanza bene e non hanno bisogno di Expo per venire a visitarla. D’altra parte però questa è un’occasione per riscoprire Milano, che è una città molto sconosciuta per gli stessi francesi.

Perché prima ha detto che la comunicazione è stata negativa?

Perché gli articoli della stampa si sono concentrati su scandali e ritardi. Io stesso prima dell’apertura avevo scritto un pezzo in chiave critica, in quanto a tre settimane dall’inaugurazione non c’era ancora nulla di pronto e tutto era un caos.

 

Quindi che cosa è successo?

Quando sono ritornato venerdì sono rimasto positivamente sorpreso in quanto mi sono trovato di fronte a un vero e proprio miracolo. E questo nonostante l’ad Giuseppe Sala abbia detto che questo Expo non è un miracolo. Sala però ha commesso un errore di comunicazione.

 

Quale?

Avrebbe dovuto fare entrare la stampa prima dell’apertura, in modo da avere un effetto positivo fin da subito e iniziare il primo giorno senza polemiche. Ma a parte questo problema di comunicazione tutto il resto ha funzionato in modo perfetto, e poi voi italiani siete molto bravi a valorizzare visivamente tutto ciò che è bello.

 

Che cosa ne pensa delle critiche sulle tariffe d’ingresso, in media 22 euro a persona?

Più che altro il problema è che si paga l’entrata e poi all’interno si deve pagare la ristorazione per qualsiasi cosa si mangi. A questo si aggiungono i tempi di attesa, per esempio per un sushi nel padiglione giapponese bisogna aspettare 20 minuti e personalmente lo ritengo troppo.

 

La stampa estera ha criticato anche l’area scelta per Expo. Condivide queste critiche?

Rho-Pero non è certamente la zona più chic di Milano, per esempio io avrei preferito un’area storica come la Bicocca. Comunque questo problema è stato gestito abbastanza bene dagli organizzatori perché con la metropolitana un visitatore arriva direttamente all’Expo e non si vede nulla della zona esterna.

 

Quali altri problemi rimangono irrisolti?

Una questione cruciale è quale sarà l’eredità di questo Expo, quali tracce lascerà, che cosa diventerà l’area in cui si è tenuto. Investire due miliardi di euro per soli sei mesi sarebbe un peccato, ci vorrebbe un piano per il dopo che però in questo momento è assente.

 

(Pietro Vernizzi)

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