SENTENZA PIAZZA DELLA LOGGIA/ Non facciamoci fermare dai distruttori dell’umanità

Sono passati 41 anni dalla strage di Piazza Della Loggia dove una bomba provocò 8 morti e 120 feriti. La sentenza definitiva ha condannato all’ergastolo Maggi e Tramonte. ALDO BRANDIRALI

23.07.2015 - Aldo Brandirali
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Immagini di repertorio (Infophoto)

Sentenza definitiva, 41 anni dopo la strage di Piazza della Loggia a Brescia, dove una bomba esplose provocando 8 morti e 120 feriti, durante una manifestazione antifascista. Hanno condannato all’ergastolo Maggi e Tramonte militanti di Ordine Nuovo, un movimento neofascista, sciolto e dichiarato illegale.

Il giudice Salvini ha dichiarato che la procura di Brescia ha lavorato con tenacia e che se la procura di Milano avesse fatto altrettanto avrebbero condannato Ordine Nuovo anche per la strage di Piazza Fontana a Milano. Io a questo aggiungo l’attentato della stazione di Bologna.

Insomma si chiude così il capitolo del terrorismo nero sviluppatosi come reazione ai movimenti del 68 in Italia. Un periodo durato 15 anni, con un dilagare di estremismi ideologici e un precipitato nella violenza dei terrorismi di sinistra e di destra. I due terrorismi avevano un modo diverso di agire.

Il terrorismo rosso uccise centinaia di persone per il ruolo che svolgevano fra forze dell’ordine, politica, giornalismo, contrattualistica sindacale. Le uccise o le gambizzò. Sempre con la viltà di azioni armate contro persone inermi. Ma da questo terrorismo non vennero le bombe pronte ad uccidere in modo indiscriminato. Il terrorismo rosso aveva come scopo di rafforzare il potere di una parte politica e sindacale, nella teoria che la democrazia è ingannevole e che il potere poggia sulla canna del fucile.

Il terrorismo nero aveva una logica diversa, le bombe e le stragi conseguenti avevano come obiettivo la destabilizzazione della democrazia al fine di perseguire soluzioni autoritarie. La ferocia degli attentati aveva la sua evidenza nei luoghi prescelti , dove si poteva avere il massimo di vittime. Il rimanere nascosti e non rivendicare gli attentati doveva servire a gettare discredito sui servizi dello Stato. Generando il sospetto che la strategia della tensione fosse opera dei servizi segreti italiani. E la cosa strana è che questa lettura della strategia della tensione era sostenuta dagli intellettuali di sinistra, che facevano un unico sistema fra Stato e fascismo, perché le teorie sullo sfruttamento del proletariato portavano all’idea che lo Stato era lo Stato degli sfruttatori.

In quegli anni di impazzimento ideologico, ultimi anni del secolo che ha dato vita al nazismo e al comunismo, le idee erano svuotate da una base umanistica e dal rispetto della vita. In nome di una propria visione si uccideva la vita nella democrazia.

Infine la verifica delle proprie idee doveva rendersi disponibile al confronto con l’esperienza e la realtà, piegandosi così all’evidenza dell’astrattezza e disumanità delle proprie idee. Ma nuclei di duri e puri nell’ideologia non si facevano correggere dai fatti. Tradendo in questo modo il senso stesso della propria tensione ideale.

Bisogna tenere conto di queste deviazioni avvenute sul piano delle idee se si vuole capire come sia possibile il prodursi di tanta violenza. La crisi di quelle idee è poi avvenuta, ma ora ce ne sono altre che producono nuova violenza terroristica. Allora erano le ideologie, ora è l’estremismo religioso, che ha in comune con le ideologie il distacco totale da una relazione con la realtà e l’esperienza umana.

Il neofascismo italiano non si capisce come nostalgia del regime di Mussolini. Si capisce meglio come ideologia nazista, fondata sull’idea del super-io e della razza superiore. Questa visione odia la democrazia perché costringe a convivere con i diversi, gli inferiori.

Ma allora la democrazia è permanentemente messa in discussione dalle varie forme di schematismo delle idee, in particolare dalla pretesa di possedere la verità, di avere l’idea che spiega il divenire e prevede il futuro. C’è bisogno di Dio per vivere nella democrazia, ovvero per accettare la diversità dell’altro e per accoglierla. C’è bisogno di Dio per vivere con speranza il presente senza avere la pretesa di definire il futuro. C’è bisogna di Dio per fare della vita un cammino volto a capire, una conversione permanente dettata dal rapporto con la realtà.

Ecco, non chiudiamo il capitolo del terrorismo in Italia convincendoci che bisogna farsi guidare da un potere neutro, che non parte dalla verità e che non difende la bellezza delle esperienze umane condivise nella libertà. La lotta per la libertà è ancora attuale, non facciamoci fermare dai distruttori dell’umanità.

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