ELEZIONI MILANO 2016/ Quanto sarà “vivibile” la città di Sala e Parisi?

Uno degli argomenti che tocca il cuore di chi vive in una grande metropoli come Milano è l’ambiente. ANTONIO INTIGLIETTA ci spiega quali interventi si potrebbero adottare sul tema

25.05.2016 - Antonio Intiglietta
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Targhe alterne Palermo (Infophoto)

Uno degli argomenti che tocca, direttamente, il cuore di chi vive in una grande metropoli come Milano è l’ambiente e, dunque, la salute delle persone. Si tratta di un fattore che indice, in modo significativo, sulla vivibilità di una città. Per le grandi megalopoli, il tema rappresenta una delle questioni più urgenti. A Pechino, ma anche in altri grandi centri urbani della Cina con elevati livelli di PM10, i cittadini consultano quotidianamente l’app mobile che monitora la qualità dell’aria. Lo strumento sollecita i cittadini a ricorrere alle mascherine e le autorità locali a valutare dei surrogati per ridurre il devastante impatto dell’inquinamento. Tokyo, dal canto suo, ha intrapreso una strada diversa: la capitale del Giappone è diventata, negli ultimi anni, una delle aree più ecologiche al mondo. Le politiche ambientali promosse dal governo, infatti, hanno incoraggiato gli investimenti in stazioni di ricarica a idrogeno per la sperimentazione dei veicoli a cella combustibile. 

A Milano, in che modo possiamo ridurre i livelli di inquinamento? Il metodo più efficace consiste, innanzitutto, in un piano strategico che non può prescindere dal coinvolgimento delle istituzioni regionali e nazionali. Mi riferisco a una politica ambientale non ideologica o utopistica in grado di: contrarre il flusso di traffico urbano ed extraurbano; diminuire il consumo di energia determinato dagli impianti di riscaldamento e raffreddamento; estendere gli spazi verdi urbani; garantire la rigenerazione delle acque grigie grazie alla separazione da quelle scure. 

Uno dei temi che riguarda strettamente la gestione del flusso veicolare è il livello di investimenti per il potenziamento dei mezzi pubblici, finalizzato alla riduzione dei mezzi privati in circolazione. Expo 2015 ha, certamente, rappresentato una grande occasione per avviare importanti interventi strutturali. Basti pensare alle centinaia di treni immessi nella rete ferroviaria, che hanno rafforzato le tratte da e per Milano. Oggi il trasporto su ferro, grazie pure al contributo dell’alta velocità e del passante, ha dato vita a una vera e propria rete di connessioni che va a beneficio dell’intera area metropolitana.

Certo non è realistico immaginare una città priva di vetture private. Per questa ragione, un secondo intervento è legato alla fluidificazione del traffico urbano per ridurre le emissioni delle auto in coda. Occorre, in tal senso, liberare gli oltre 2.000 chilometri di strade milanesi occupate, in modo più o meno corretto, dalle macchine in sosta. La fruibilità del traffico è problema “idraulico”, liberare le strade dai parcheggi produrrebbe una mobilità più veloce e, dunque, meno inquinante. Una via percorribile resta la realizzazione di un vero e proprio piano che limiti drasticamente l’occupazione delle carreggiate. Gli esempi forniti da alcune aree americane o da Tokyo dimostrano l’utilità dei sistemi di parcheggi di prossimità multilivello, sviluppati in altezza. 

Un’altra questione strategica riguarda la cosiddetta “quarta dimensione”. Mi riferisco al sistema che permetterebbe di attraversare, da est a ovest, la città con un corridoio sotterraneo e di attivare l’anello circolare. Il viadotto alleggerirebbe la congestione in superficie, riducendo tra l’altro le emissioni nocive di PM10. Opere di questo tipo possono essere realizzate con una commistione di investimenti pubblici e privati, ammortizzati dai ticket d’ingresso versati giustamente da chi ha la necessità di percorrere, con la propria automobile, le strade cittadine. 

Insomma, il tema dei trasporti resta, oggi, in cima all’agenda della Pubblica amministrazione. Lo stesso papa Francesco, nella sua enciclica «Laudato si», ha riconosciuto che “la qualità della vita nelle città è legata in larga parte ai trasporti, che sono spesso causa di grandi sofferenze per gli abitanti”. 
Allo stesso modo, a Milano, le emissioni dovute agli impianti di riscaldamento a uso domestico rappresentano ancora uno dei fattori principali di inquinamento. Un problema che richiede un intervento efficace per promuovere, da un lato, l’efficienza energetica e garantire, dall’altro, la riduzione dei livelli di CO2. Secondo i dati diffusi dal Catasto unico regionale degli impianti termici, sono 3.400 le caldaie ancora alimentate a gasolio e, dunque, più pericolose in fatto di volumi di polveri sottili. Si tratta di impianti che vanno sostituiti: inquinano, infatti, allo stesso modo del 96% degli impianti certificati, cioè oggetto delle opportune e necessarie revisioni. 

Il terzo tema riguarda il potenziamento degli “anelli verdi”. La crescita e l’espansione dei parchi urbani ed extraurbani può, infatti, generare, in città, un contesto urbano sempre più orientato all’eco-compatibilità. Su questo punto, mi sembra che ci siano in campo molte proposte, che varrebbe la pena considerare in modo approfondito. 

L’ultimo grande argomento è legato alla gestione idrica. Milano dispone di una falda acquifera significativa, che rappresenta, da sempre, un patrimonio offerto dalla natura. Il nostro sistema fognario, però, vige su un impianto secolare. È, forse, il caso dunque di dotare la città di sistemi che prevedano la separazione tra le acque grigie e le acque scure, rigenerando le prime per garantire il riutilizzo in altre attività. 
Il tema dell’ambiente, spesso trattato in termini propagandistici, rappresenta dunque una delle questioni più importanti a carico della Pubblica amministrazione. Istituzioni ed Enti nazionali e locali sono, infatti, chiamati nell’azione di governo a realizzare “soluzioni integrali” funzionali al miglioramento della qualità della vita dei cittadini. 

Il Pontefice, nella “lettera sulla cura della casa comune”, scrive: “Quando parliamo di ambiente facciamo riferimento anche a una particolare relazione: quella tra la natura e la società che la abita […]. È fondamentale cercare soluzioni integrali, che considerino le interazioni dei sistemi naturali tra loro e con i sistemi sociali […]. Per poter parlare di autentico sviluppo, occorrerà verificare che si produca un miglioramento integrale nella qualità della vita umana, e questo implica analizzare lo spazio in cui si svolge l’esistenza delle persone”.

Concludo con una domanda, che rivolgo ai candidati alla carica di sindaco: i rispettivi programmi elettorali trattano seriamente questi temi e quali sono le proposte in merito? La qualità dell’ambiente resta, a mio avviso, uno dei temi cruciali che investe l’area metropolitana.

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