“Molti ragazzi stanno male”/ Borgatti: “Lockdown ha interrotto processo di crescita”

- Alessandro Nidi

Renato Borgatti, neuropsichiatra infantile della Fondazione Mondino: “Il lockdown ha interrotto il percorso evolutivo dei più giovani”

Renato Borgatti 640x300
Renato Borgatti (Omnibus, 2021)

Renato Borgatti, neuropsichiatra infantile della Fondazione Mondino, è intervenuto nella mattinata di oggi, lunedì 10 maggio 2021, ai microfoni di “Omnibus”, trasmissione di La7, per parlare dei disagi che i più giovani hanno vissuto e stanno vivendo in questo periodo di pandemia di Coronavirus. I rapporti sociali, inutile dirlo, sono stati letteralmente gambizzati dall’emergenza sanitaria e questo ha avuto ripercussioni non di poco conto sulla salute mentale: “In questo momento arriva in ospedale una grande sofferenza da parte degli adolescenti. Giunge il segnale che molti ragazzi stanno male, poi nei nosocomi vediamo sicuramente le patologie più gravi, come i tentati suicidi, le lesioni contro il proprio corpo, i casi di break-down psicologico”.

“C’è però un disagio molto più grande e diffuso nella fascia tra i 12 e i 20 anni, che fortunatamente non arriva sempre ad assumere queste forme psicologiche, ma è comunque preoccupante – ha spiegato l’esperto –. Ci siamo dimenticati il disagio che il lockdown ha portato soprattutto negli adolescenti, che hanno interrotto un processo evolutivo di crescita, che ha impedito loro di confrontarsi con i coetanei, di uscire dalla famiglia. Un processo che naturalmente li porta a crescere e maturare”.

BORGATTI: “SCUOLA FONDAMENTALE”

Il professor Renato Borgatti, dopo avere evidenziato che i bambini più piccoli che hanno vissuto un lockdown sereno hanno sofferto meno questo isolamento sociale, che ha invece colpito maggiormente i ragazzi più grandi, ha rimarcato come la lontananza dall’istruzione in presenza abbia rivestito un ruolo non certo favorevole in questo contesto di malessere psichico generale: “La scuola consente di individuare precocemente un disagio che a volte in famiglia rimane mascherato o emerge in modo non evidente, aiutando il giovane a scoprire che, ad esempio, alcune fatiche non sono solo sue, ma riguardano tutti, anche altri ragazzini. La famiglia resta l’ultimo baluardo, però per l’adolescenza non basta, servono altre figure adulte con un valore di riferimento, che devono essere esterne al nucleo familiare, a cominciare ad esempio da quelle presenti nella sfera sportiva e nei gruppi di associazionismo”.



© RIPRODUZIONE RISERVATA