Monaco giustiziato dopo condanna a morte/ Egitto, accusato di omicidio di Vescovo

- Davide Giancristofaro Alberti

In Egitto è stato giustiziato un monaco copto, condannato a morte a seguito dell’omicidio di un vescovo di cui lo stesso si è sempre detto innocente

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Cristiani Copti in preghiera (Lapresse)

E’ stata eseguita la condanna a morte di Wael Saad Tawadros, ex monaco copto ortodosso che era stato condannato per l’assassinio del Vescovo Epiphanios, morto il 29 luglio del 2018 presso il Monastero di San Macario di cui era Abate. L’esecuzione è avvenuta nelle scorse ore presso la prigione di Damanhur, così come confermato anche dai famigliari dello stesso condannato: “Siamo stati avvertiti questa mattina (domenica ndr) alle ore 8,00 che l’esecuzione ha avuto luogo nella prigione di Damanhur, e sto andando a recuperare il corpo”, ha spiegato ai media un fratello del monaco copto.

Una vicenda decisamente scioccante per la Chiesa copta, come ricorda l’agenzia Fides, conclusasi purtroppo nel peggiore dei modi. Il 29 luglio di tre anni fa il corpo del Vescovo Epiphanios era stato ritrovato in una pozza di sangue lungo il tragitto che lo avrebbe portato alla chiesa per le preghiere mattutine. Pochi giorni dopo quell’efferato omicidio, era il 5 agosto, Wael Saad Tawadros venne espulso dal Monastero di San Macario e spogliato dell’abito monastico, per poi essere individuato come l’assassinio del vescovo di cui sopra dalle autorità egiziane, sostenendo che l’accusato avesse confessato l’omicidio, avvenuto con una spranga.

MONACO GIUSTIZIATO IN EGITTO: LA VICENDA GIUDIZIARIA

Meno di un anno dopo, il 23 febbraio del 2019, la Corte penale di Damanhur aveva condannato il monaco e il collega Falta’os al-Makary, accusati di micidio premeditato. L’appello si è tenuto a luglio del 2020, e la Suprema Corte di Cassazione dell’Egitto aveva confermato la sentenza di condanna a morte pronunciata in primo grado nei confronti di Wael Saad Tawadros, condannando invece all’ergastolo il monaco Falta’os al-Makary. Durante il processo entrambi si sono sempre proclamati innocenti, ritrattando anche le precedenti confessioni di colpevolezza che a loro modo di vedere sarebbero state estorte attraverso delle pressioni psicologiche da parte degli inquirenti. Il movente della condanna, contrasti su questioni economiche fra l’Abate assassinato e i due monaci, nonché la violazione di alcune regole monastiche.



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