Mons. Georg Gänswein: “cristiani in politica? Campo minato”/ “Servono risposte forti”

- Niccolò Magnani

La lezione di Mons. Georg Gänswein sulla fede cristiana in Italia e in Europa: “cristiani in politica? Campo minato ma resta la forma più alta di carità”

Mattarella in Vaticano
Mons. Georg Gänswein con il Presidente Mattarella (LaPresse)

«Non esiste una politica cristiana, ma solo politici cristiani»: dalle parole rilasciate da Monsignor Georg Gänswein traspare in tutto e per tutto l’imprinting di una delle menti culturali, oltre che religiose e politiche più fini dell’ultimo secolo come Benedetto XVI, al secolo Joseph Ratzinger. Dopo l’intervento sul “Giornale” del fondatore di Forza Italia Silvio Berlusconi in merito alla centralità che il cristianesimo ha avuto e ha tutt’ora nella costituzione politica dell’Europa, il Prefetto della Casa Pontificia e segretario personale del Papa Emerito sottolinea la necessità di recuperare una identità cattolica sempre più a rischio negli ultimi decenni di politica e cultura secolarizzate.

«La politica è un campo minato per un cristiano ma resta la più alta forma di carità», spiega il vescovo tedesco al “Giornale”, «nella nostra epoca i valori cristiani sono da difendere e da vivere: ma vivere con e per i valori cristiani è il punto più importante, fondante. Essi restano parola morta se non vengono incarnati nella propria vita e nella propria realtà quotidiana. In termini concreti, i valori cristiani danno al nostro essere una dignità incancellabile, una grandezza unica e un senso profondo». La testimonianza della identità cristiana a differenza del passato è materia di assai rara “attualità”, ma non per questo va cancellata: «la fede cristiana è un fatto personale e intimo, non può e non vuole avere corsie preferenziali, ma è un fatto che ha segnato e segna il cuore anche dell’uomo contemporaneo. Se si abolissero i valori cristiani, si abolirebbe nello stesso tempo anche il valore sociale dell’amicizia, della solidarietà, del sostegno reciproco, che sono gli elementi fondanti dell’esistenza personale ed individuale e della costituzione della società».

CRISTIANI IN POLITICA, LA LEZIONE DI MONSIGNOR GEORG

La politica resta un «campo minato per un cristiano», spiega Mons. Gänswein, rilevando come proprio per queste difficoltà impellenti «è necessario che i cristiani siano presenti nella politica con le loro convinzioni, con la loro testimonianza, con un’ortoprassi conseguenziale. Lì s’incontrano opinioni, idee, ideologie, atteggiamenti ed esperienze diverse, a volte opposti e ostili. La politica è nient’altro che una fotografia realistica della società in cui viviamo. Non possiamo cercare, tanto meno creare isole felici per fare una politica cristiana. D’altronde, non esiste neanche una politica cristiana, esistono solo politici cristiani, cioè uomini e donne che hanno una formazione, una educazione cristiana e di conseguenza, una convinzione e una coscienza cristiana, che sono il fondamento per il loro agire in politica». Laicismo, secolarizzazione, ideologia perpetrante per decenni hanno minato e forse messo in crisi l’identità cristiana a livello pubblico, ma non tutto è perduto: «Questa constatazione deve piuttosto dare un impulso, un incentivo forte a fare tutto il possibile perché il rischio trovi risposte adeguate, chiare, coraggiose e forti. È una sfida che va vissuta nella quotidianità, con coraggio». Secondo il segretario di Benedetto XVI parlare di «tema del passato» per le radici cristiane dell’Europa è un errore tremendo: «Senza il cristianesimo non esisterebbe la libertà, neanche il Liberalismo. Il cristianesimo ha in sé la premessa per i più importanti dei nostri valori: l’uomo come immagine di Dio è il fondamento per la dignità umana, la libertà, l’uguaglianza, la tolleranza, la solidarietà, il rispetto. Non dimentichiamo che il nostro corretto comportamento nei confronti degli altri, indipendente dallo stato personale, dall’origine, dalla razza, dalla pelle, dalla cultura, dalla religione, dalle idee politiche, dipende dalla rivoluzione cristiana».



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