MONTAGNA/ Nel K2 d’inverno il palpito di un desiderio fatto per l’oltre

- Luca Pirola

Ieri dieci alpinisti nepalesi appartenenti a tre spedizioni hanno raggiunto per la prima volta la vetta del K2 (m 8611) d’inverno

montagna k2 est 1909sella1280 640x300
K2 (8611 m), versante est. Foto di Luigi Amedeo Duca degli Abruzzi, 1909

Caro direttore,
ieri è stata scritta un’altra grande pagina della storia dell’alpinismo. Per la prima volta è stata conquistata la vetta del K2 (8611 metri di altezza) d’inverno. La seconda vetta più alta del mondo, conquistata per la prima volta da una spedizione italiana oltre 50 anni fa, era fino a ieri l’unico degli ottomila che non era stato ancora scalato in invernale. Le temperature estreme, i venti fortissimi, le difficoltà tecniche della montagna hanno fatto desistere alcuni dei più forti alpinisti al mondo.

Ieri, per la prima volta, 10 alpinisti, tutti nepalesi, hanno conquistato assieme la vetta. L’annuncio è stato dato in tempo reale sui social network, che hanno raccontato di come i 10 si sono aspettati appena sotto la vetta per giungere insieme in cima, cantando l’inno nazionale nepalese. Già da tempo gli sherpa hanno accantonato il ruolo di semplici portatori diventando protagonisti delle cime himalayane, ma questa volta è stato diverso: i 10 infatti erano membri di tre spedizioni diverse, che si sono trovate al campo base circa un mese fa assieme ad altri alpinisti desiderosi di tentare la vetta. Tra i 10 sicuramente il più noto è Nirmal Purja, ex membro delle forze speciali, famoso per aver scalato in un anno tutti gli ottomila. Ma anche uno come lui ha capito che da solo sarebbe stato impossibile farcela.

I 10 alpinisti (e i tre team che li sostengono) hanno lavorato assieme per giorni, sistemando corde e attrezzatura lungo il tracciato, costruendo i 4 campi che dal campo base portano alla vetta, studiando il percorso e portando bombole di ossigeno e rifornimenti. Hanno dovuto ricostruire un campo totalmente spazzato via da una tempesta e attendere per giorni nelle tende del campo base che si aprissero finestre di bel tempo per poter andare in parete.

Alla fine, sfruttando una finestra di bel tempo di alcuni giorni, hanno deciso assieme di partire per l’assalto finale. Hanno lasciato il campo 4 all’una di notte (ora pakistana) del 16.01 per arrivare in cima al K2 alle ore 17. Solo alle ore 22 sono rientrati al sicuro nel campo 3, dove passeranno la notte per rientrare il giorno successivo al campo base.

Non si può quindi non fare i complimenti a Nirmal Purja, Gelje Sherpa, Mingma David Sherpa, Mingma Tenzi Sherpa, Dawa Temba Sherpa, Pem Chhiri Sherpa, Mingma G. Sherpa, Kili Pemba Sherpa, Dawa Tenjing Sherpa e Sona Sherpa.

Tanti si chiedono come mai. Cosa spinge questi alpinisti a rischiare la vita, sopportare condizioni sfiancanti per settimane, sottoporre il proprio corpo a sforzi quasi sovraumani per conquistare una vetta. La mia risposta è che non lo so di preciso, ma negli alpinisti che hanno conquistato il K2 vedo lo stesso sguardo degli astronauti che sono andati nello spazio, dei navigatori che per primi hanno solcato gli oceani, degli esploratori che hanno attraversato terre sconosciute e inospitali. Insomma, vedo, in forme e modi diversi, a volte anche discutibili, il desiderio incrollabile dell’uomo di qualcosa di nuovo, bello, grande e vero. Il desiderio dell’uomo di qualcosa di più, di qualcosa che è oltre le sue possibilità, di qualcosa che riconosce come più grande di sé e che allo stesso tempo non può non tentare di misurare, di conoscere, di conquistare.



© RIPRODUZIONE RISERVATA