Morte Davide Astori/ Cause, super perizia e processo: “poteva essere evitata”

- Emanuela Longo

La morte di Davide Astori, avvenuta nel marzo 2018, al centro della puntata di Ossi di seppia: come avvenne, le indagini, il processo e la condanna

Davide Astori
Il calciatore Davide Astori

La storia di Davide Astori ed il suo tragico epilogo saranno al centro della nuova puntata di Ossi di Seppia – Il rumore della memoria, in onda nella seconda serata di oggi su Rai3. Astori era considerato il volto puro del calcio ma il 4 marzo 2018 tutto è destinato a cambiare per sempre. Il cuore del capitano della Fiorentina si ferma durante il sonno mentre con la squadra è in trasferta a Udine in vista della partita. Il numero 13 della squadra viola muore improvvisamente a soli 31 anni. I suoi compagni stanno già facendo colazione ma l’assenza di Davide si fa sentire. Quando, allertati dall’inedito ritardo, aprono la porta della sua camera, Astori è ormai morto.

Un lutto dolorosissimo non solo per la sua squadra ed i relativi tifosi ma in generale per il mondo del calcio in quanto la morte di Davide, padre della piccola Vittoria – all’epoca dei fatti di appena due anni – avuta dalla compagna Francesca Fioretti fu sin da subito considerata inspiegabile. Proprio nel 2018 Davide avrebbe dovuto firmare un contratto a vita con la squadra viola, ma tutto fu destinato ad interrompersi tragicamente quella mattina del 4 marzo di tre anni fa.

MORTE DAVIDE ASTORI: LE INDAGINI

La scomparsa prematura di Davide Astori lasciò l’intero mondo del pallone senza fiato. Quella fu per tutti i club una domenica drammatica, basti pensare che in segno di lutto le partite di Serie A ed i posticipi di Serie B e C furono rinviati. Fiorentina e Cagliari decisero di ritirare la maglia numero 13 indossata da Astori, mentre ai suoi funerali, che si celebrarono in piazza Santa Croce a Firenze, presero parte i maggiori club.

Intanto presero il via le indagini al fine di fare luce sulla morte del giovane calciatore. Inizialmente coordinate dalla procura di Udine passarono poi per competenza a Firenze. In seguito ad una consulenza affidata cardiologo Domenico Corrado si appurò che Davide fu ucciso da una “cardiomiopatia ventricolare maligna” una malattia dall’insorgenza subdola. Sotto la lente degli inquirenti, inevitabilmente finirono i certificati di idoneità alla pratica agonistica rilasciati dal professore Galanti e dal dottore Francesco Stagno, responsabile dell’istituto di medicina dello sport di Cagliari, città in cui Astori giocò dal 2008 al 2014. Mentre la posizione del dottor Stagno fu ben presto archiviata, come richiesto dalla stessa procura, il procedimento è invece proseguito per il professor Galanti.

IL PROCESSO E LA CONDANNA

Secondo quanto sostenuto dalla procura, fu proprio il prof. Galanti a visitare Davide Astori nel 2016 e 2017 rilasciando due certificati di idoneità all’attività agonistica sebbene nelle prove da sforzo fossero emerse aritmie cardiache tali da portare ad ulteriori approfondimenti come l’ECG Holter24 e la Risonanza Magnetica Cardiaca mai disposti. Esami, questi, che avrebbero potuto scongiurare una cardiopatia organica o una sindrome aritmogena.

A finire a processo è stato un solo imputato, il professor Galanti, ex direttore del centro di medicina dello sport di Careggi. Il medico ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato. Nel corso del processo il gip Pezzuti ha disposto un incidente probatorio durante il quale è stata eseguita una superperizia che ha ribadito come Astori fosse malato ma la sua morte non poteva essere evitata. Le anomalie emerse durante la prova da sforzo sarebbero comunque potute essere rilevate con molto probabilità dall’Holter. Il gip tuttavia non ha condiviso pienamente il risultato della superperizia sostenendo che la morte del giocatore non fu solo una tragica fatalità ma la conseguenza di valutazioni errate e lo scorso maggio il tribunale di Firenze ha condannato a 1 anno di reclusione il prof. Galanti. “Sono molto felice, è stata fatta giustizia a Davide anche se sono dispiaciuta perché la sua morte poteva essere evitata. Spero che la sentenza serva in futuro a salvare altre vite”, è stato il commento a caldo dell’ex compagna Francesca Fioretti.







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