Mottarone, chiusa inchiesta: 8 verso processo/ “Controlli omessi e anomalie nascoste”

- Silvana Palazzo

Funivia del Mottarone, chiusa inchiesta: 8 indagati verso processo. Procura di Verbania parla di "controlli omessi e anomalie nascoste". Ipotizzato reato di falso per Perocchio e Tadini

Funivia Stresa Funivia Stresa-Mottarone, tragedia 23 maggio (LaPresse, 2021)

La procura di Verbania ha chiuso l’inchiesta sulla tragedia del Mottarone, in cui morirono 14 persone. A pochi giorni dal secondo anniversario, è stata notificata la conclusione delle indagini agli 8 indagati che ora rischiano il processo. Oltre alle due società, sono Luigi Nerini, titolare di Ferrovie del Mottarone, il direttore di esercizio Enrico Perocchio, il capo servizio Gabriele Tadini, Anton Seber, presidente del Cda di Leitner, incaricata della manutenzione, il consigliere delegato Martin Leitner e il responsabile del customer service Peter Rabanser. Invece, si va verso l’archiviazione per sei tecnici esterni, la cui posizione è stata stralciata. A condurre le indagini i carabinieri, coordinati dal procuratore Olimpia Bossi e dal pm Laura Correre. I reati contestati, a vario titolo, sono attentato alla sicurezza dei trasporti, rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, disastro colposo, omicidio plurimo colposo, lesioni colpose gravissime; solo per Tadini e Perocchio anche il falso.

Tadini «con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso» non inseriva «nella apposita sezione del registro giornale» un «episodio di accavallamento della fune traente sulla fune portante» del 18 marzo 2021 né riportava annotazioni riguardo i «ripetuti episodi di perdita di pressione del circuito idraulico della cabina n.3», poi crollata, «registrati anche a seguito degli interventi sollecitati ed effettuati dalla ditta Rvs srl» tra febbraio e maggio 2021. Invece, Perocchio è coinvolto in quanto era tenuto a controfirmare li registro giornale e presente sull’impianto almeno una volta al mese. Peraltro, la vicenda del 18 marzo era a lui «certamente noto, essendo stato presente sull’impianto durante le operazioni di risoluzione del problema». Erano le 12:25 del 23 maggio 2021 quando una cabina, con a bordo 15 persone, precipitò sul tratto della funivia del Mottarone, tra Verbano-Cusio-Ossola e la provincia di Novara. Le perizie hanno poi accertato che ci fu il cedimento di una fune, ed è sulle cause di esso che si concentrerà il processo.

MOTTARONE: “RISPARMI DIETRO CATTIVA MANUTENZIONE”

Secondo l’accusa, l’incidente non avvenne per caso, ma per una scelta precisa della società che gestiva la funivia del Mottarone: preferì non effettuare lavori, se non addirittura bloccare i sistemi di sicurezza per evitare che la cabina si bloccasse, come era accaduto nei giorni precedenti. Ciò per sostenere l’afflusso di turisti in quel periodo. Alla tragedia del Mottarone sopravvisse solo un bambino, Eitan, figlio di una coppia italo-israeliana. Per il bambino, che all’epoca aveva 5 anni, si è aperto un procedimento parallelo sull’affidamento, visto che i genitori sono morti nella cabina precipitata. La procura parla di «mancata esecuzione dei controlli a vista mensili sul tratto di fune traente in prossimità del punto di innesto al carrello (testa fusa)». Quei controlli avrebbero permesso di «rilevare i segnali del degrado della fune» e di portare alla «dismissione della fune» stessa. Invece, quest’ultima si è deteriorata fino a rompersi in corrispondenza della testa fusa, «punto in cui la fune presentava il 68% circa dei fili» con «superfici di frattura». Dopo la rottura della fune traente, la cabina della funivia del Mottarone è crollata senza che i freni di emergenza entrassero in azione, in quanto inibiti dai forchettoni inseriti. Nel caso di Luigi Nerini, Gabriele Tadini ed Enrico Perocchio è contestato per questo il reato di rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro perché, secondo la procura, Tadini ha «materialmente» inserito i cosiddetti forchettoni per inibire i freni di emergenza, Nerini e Perocchio hanno agito «avallando» la decisione e «rafforzando la determinatezza del capo servizio».

Le inadempienze, però, sarebbero solo una delle cause più importanti della tragedia, che deriverebbero da una mera questione economica: spendere il meno possibile per ottenere maggiori guadagni. Infatti, nelle 11 pagine dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato agli indagati ricorre più volte un’espressione: «Nel suo interesse e a suo vantaggio». Ciò testimonia in maniera evidente, secondo la pm Olimpia Bossi e la sua sostituta Laura Carera, le ragioni alla base dei comportamenti che hanno causato la tragedia. Una valutazione che ritorna anche nei passaggi che si riferiscono alle due società, Ferrovie del Mottarone Srl di Luigi Nerini e la Leitner. Interesse e vantaggio nel caso di Nerini consisterebbero «nel risparmio dei mancati o comunque insufficienti investimenti, anche in termini di assunzione di personale necessari per garantire le previste periodiche attività di controllo e di manutenzione dell’impianto a fune». Invece, nel caso di Leitner «nel risparmio derivante dall’attribuzione dell’incarico di direzione di esercizio, previsto dal contratto Ferrovie del Mottarone s.r.l. in data 29.4.2016, ad un proprio dipendente, già retribuito in tale veste senza compensi aggiuntivi e, peraltro, in posizione di evidente conflitto di interessi e nel conseguente incremento del margine di guadagno derivante dal corrispettivo previsto dal contratto, comprensivo di ogni attivita’ manutenzione ordinaria e straordinaria e della fornitura del servizio di direzione di esercizio».

LEITNER: “VIGILANZA MOTTARONE SPETTAVA A USTIF”

Leitner, dal canto suo, ha diffuso una nota dopo l’avviso di chiusura delle indagini sulla tragedia del Mottarone. «Accogliamo con grande stupore la comunicazione di chiusura delle indagini da parte del pubblico ministero con la quale si configurano responsabilità a carico dei vertici dell’azienda e dell’azienda stessa nell’ambito dell’inchiesta sulla tragedia del Mottarone, avvenuta in seguito alla disattivazione dei freni d’emergenza». La società si dice stupita anche dal fatto «che all’azienda e ai suoi vertici venga contestata l’omessa vigilanza dell’operato del direttore d’esercizio quale pubblico ufficiale, vigilanza che per legge spetta agli uffici pubblici preposti (Ustif)». L’azienda altoatesina ha ribadito di essersi messa a disposizione da subito per contribuire a far luce su quanto accaduto, «anche con il prezioso supporto dei nostri consulenti tecnici», nella consapevolezza «di aver operato sempre nel rispetto delle leggi e dei contratti in essere». Leitner conclude parlando di una eventuale richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm: in tal caso «sarà nostro impegno dare seguito al nostro contributo a fare chiarezza sulle cause dell’accaduto anche nelle ulteriori sedi processuali con l’immutata, ferma consapevolezza della correttezza delle nostre condotte».





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