Mps, Alessandro Profumo e Viola condannati: 6 anni/ “Sentenza sbagliata, ora appello”

- Emanuela Longo

Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, ex vertici Mps condannati a 6 anni per aggiotaggio e false comunicazioni sociali

Mps Siena
Mps, la Banca di Siena (LaPresse, 2019)

E’ giunta oggi la condanna a sei anni di reclusione da parte del tribunale di Milano a carico di Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, ex vertici Mps e rispettivamente attuale ad di Leonardo ed ex presidente e ad con le accuse di aggiotaggio e false comunicazioni sociali in riferimento alla prima semestrale 2015 della banca. Lo riferisce Repubblica.it che riporta anche le parole dell’avvocato Adriano Raffaelli, uno dei difensori di Profumo e Viola: “Leggeremo con attenzione le motivazioni e senz’altro presenteremo appello contro una sentenza che consideriamo sbagliata. Abbiamo sempre creduto nel corretto operato dei nostri assistiti”. Il tribunale milanese ha anche imposto ai due ex vertici una multa di 2 milioni e mezzo ciascuno per aggiotaggio e false comunicazioni sociali ed è stata richiesta a loro carico anche l’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici e due anni di interdizione dalla contrattazione con la pubblica amministrazione e dalla rappresentanza delle società. Secondo quanto riferisce il quotidiano citando fonti legali, la decisione di oggi non dovrebbe avere alcuna ripercussione sull’incarico attualmente ricoperto da Profumo in qualità di amministratore delegato di Leonardo: nonostante le pene accessorie, la condanna non essendo ancora definitiva non avrebbe alcun impatto sui suoi attuali incarichi.

MPS, PROFUMO E VIOLA CONDANNATI A  6 ANNI

Nell’ambito del medesimo filone di indagine sulla banca toscana Mps e ora controllata dal Tesoro, è stato condannato a 3 anni e 6 mesi per false comunicazioni sociali anche l’ex presidente del collegio sindacale, Paolo Salvadori. Alla banca, come spiega Repubblica, è stata inflitta una sanzione di 800 euro ed il pagamento delle spese processuali insieme agli altri imputati coinvolti. Con la loro decisione, i giudici milanesi hanno ribaltato la richiesta della Procura di Milano che aveva invece chiesto in diverse occasioni l’archiviazione, respinta dal Gip, e la conseguente assoluzione per tutti e tre gli imputati. Il pm Stefano Civardi aveva ritenuto che “il fatto non sussiste” per il reato di aggiotaggio contestato a Profumo e Viola e per quello di false comunicazioni sociali contestato a tutti gli imputati per il bilancio 2012 e per la prima semestrale del 2015. Quindi aveva chiesto l’assoluzione “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato” per la contestazione di false comunicazioni sociali in merito ai bilanci 2013 e 2014. Viola e Profumo sono stati condannati per aggiotaggio e false comunicazione in riferimento alla semestrale 2015, prescritti per il bilancio 2012 e “perchè il fatto non sussiste” per quelli dei due anni successivi.

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