Pagelle Sanremo 2015 / Prima serata, voti al Festival: dalle vallette ai cantanti, ecco promossi e bocciati

- Maria Elisa Buccella

Nel giorno in cui prende il via la 65esima edizione del Festival della Canzone Italiana a Sanremo, MARIA ELISA BUCCELLA commenta i giorni che hanno anticipato l’inizio della kermesse

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Anche quest’anno, Maria Elisa Buccella, esperta e critica musicale, seguirà Sanremo 2015 e comporrà le pagelle con i voti allo spettacolo e alle canzoni in gara in diretta live.

Il 65mo Festival di Sanremo si annuncia come una edizione “monstre”, ipertrofica. Sono ben 28 i cantanti in gara, tre le vallette, un numero non precisato e che cresce di giorno in giorno di ospiti con un’alternanza di comici, attori e varia umanità ivi compresa una famiglia che da Catanzaro sbarca sul palcoscenico dell’Ariston con i 16 figli al seguito. La sarabanda delle ospitate regala agli italiani la ricomposizione per l’occasione della coppia (notoriamente scoppiata) di Al Bano e Romina che non mancherà di straziarci le orecchie (la voce di Al Bano si deve dire non è più quella di un tempo e la Romina ha sempre più o meno parlato a tempo di musica) con un medley di quelli che furono i loro successi. Impera il binomio cuore-amore che tanto piace a Carlo Conte. Va bene la tradizione e va bene che a Sanremo si canta l’amore, ma il rischio è quello di annegare in un mare di melassa. Da quel che già si conosce, si ha proprio la sensazione che il Festival di Carlo Conti sia una sorta di impasto delle sue trasmissioni con un coté nostalgico costante dal quale non riesce a prescindere. C’è molta carne al fuoco e vedremo quale ritmo saprà imprimere al tutto il padrone di casa. Perché Conte & C. hanno la responsabilità di traghettare il pubblico televisivo anche al Dopofestival al quale rischia di arrivare dormiente consunto da troppo amore. Per adesso .

Eccoci qua, il Festival va iniziare, forse. Perché, prima che idealmente il sipario si alzi, ci viene propinato un interminabile siparietto/collage di testimonianze dei protagonisti che si raccontano all’insegna dell’ovvio e finti retroscena “svelati” da una telecamera birichina che ci vuole raccontare informalmente le intenzioni e le trepidazioni dei cantanti. Venti minuti, venti, di chiacchiere in libertà e poi pure la passerella tra coriandoli e fiori. Pietà! Alla fine le trombe suonano e annunciano la discesa dei gladiatori in campo e rendono omaggio, secondo gli autori, all’uomo comune, al pubblico che da 65 anni segue il Festival.

Tutta di giallo vestita e molto, molto emozionata dopo la prima strofa ritrova sicurezza. Canzone dall’impianto classico che, però, non decolla. Ci aspettavamo decisamente di più da lei. Con voce limpida, capacità interpretative non comuni, simpatia anche per quel suo essere in filo imbranata, un po’ goffa, ha conquistato senza sforzo l’edizione 2012 di XFactor vittoria che la proietta sul palco del Festival edizione 2013 dove torna oggi dopo due anni intensissimi con molta musica prodotta, dischi d’oro e di platino appesi al muro, e un esilio volontario per capire su quale rotta puntare la barra della sua carriera. Perché nelle sue scelte post XFactor in verità qualcosa non ha funzionato, troppi cambi di stile e di genere, abbiamo perso di vista la Chiara che ci ha fatto emozionare con interpretazioni raffinate e intense anche sofisticate. A vestirla per questo Sanremo è Stella McCartney che prima di dare l’ok all’invio degli abiti ha voluto ascoltare l’ultimo cd della cantante veneta.

Giù di voce? Emozione a go go? La voce cede e anche l’intonazione fa su e giù. Peccato anche perché il brano non è male. Sesto Festival per il cantautore milanese che, nell’ormai lontano ’94, emozionò Sanremo Giovani con “La mia storia tra le dita” che lo porta poco dopo al Festival con il brano “Destinazione paradiso”, 1995. Personaggio a volte controverso e personalità artistica di sicuro valore anche se espressa con discontinuità. Nel brano in gara fissa il disagio della nostra società contemporanea, la disillusione dei tanti, troppi “Sogni infranti”. In concomitanza con Sanremo torna nei negozi una nuova edizione del suo ultimo cd, “A volte esagero”, che contiene il brano in gara, un altro inedito, “Preghiera moderna”, la cover di Tenco che viene presentata al Festival e un nuovo duetto con Emis Killa nel pezzo “Fuori dai guai”.

Ebbene sì, ci regala il suono della sua magica chitarra, un po’ di note sapienti, strappa e si diverte Alex e ci diverte anche se l’intonazione se ne va per conto suo. Dice che questa canzone sia nata “da un’atmosfera musicale…impostazione jazz…” una spruzzata di blues e poi tutto mescolato in salsa pop. Si fa guidare dall’istinto Alex e se lo può permettere visto che a Sanremo arriva da indipendente ovvero senza discografici ai quali rispondere. La sua primissima apparizione sul palco dell’Ariston risale al ’98 tra i giovani ma con all’attivo il grande successo di “Solo una volta (o tutta la via)”. Musicista a tutto tondo, straordinario chitarrista, Britti vive la musica in tutte le sue declinazioni, colleziona premi prestigiosi e importanti collaborazioni (Joe Kocker e Pavarotti, Ray Charles, Darryl Jones, Davide Rossi, Bob Franceschini, Stefano Di Battista e altri ancora). Tra i suoi lavori più recenti “Jimi Hendrix Experience” tributo a una leggenda della musica condiviso con Mel Gaynor e Ged Grimes, rispettivamente batterista e bassista dei Simple Minds cui segue “Bene così” che il cantautore romano definisce “…banali concretezze appese a un filo di malinconia…” per cercare di andare avanti in “…questo mondo di matti…”.

Che voce e che belle canzoni, ci regala un ricco assemblaggio di sue hit accompagnato, molto bene, dall’Orchestra del Festival. E ci regala pure qualche perla di saggezza “…la musica pop racconta la gente alla gente…mi piace essere un piccolo cantastorie…”. E poi vai con la novità “Incanto” ballata dalle sfumature folk. Arriva al Festival temendo meno il palco dell’Ariston che in passato (nel 2006 e 2007 i due anni in cui è già stato ospite) lo aveva terrorizzato come ha confessato. Certo l’esperienza e l’anagrafe danno una buona mano. La sua prima raccolta “TNZ – The Best Of Tiziano Ferro” sta andando molto bene –è già triplo disco di platino- e si prepara al suo primo tour negli stadi: prima data 20 giugno a Torino, segue Firenze, il 23 giugno, poi doppio appuntamento a Roma allo stadio Olimpico, il 26 e 27 giugno, e doppietta anche a Milano a San Siro, il 4 e 5 luglio. Il primo luglio il tour fa tappa a Bologna. Curiosità: d’amore parlerà Tiziano Ferro anche attraverso i famosi biglietti dei Baci Perugina. Ne ha creati una trentina, tutte frasi, pensieri originali, suoi, personali.

Sempre di una eleganza non comune, voce inconfondibile, ma la sua canzone non ci fa impazzire. Le diamo il beneficio del dubbio in attesa di riascoltarla. Ottima interprete curiosa e versatile, grande personalità e artista che si rinnova costantemente, Malika Ayane torna per la quarta volta a Sanremo con un brano costruito su una melodia di Giovanni Caccamo (che è in gara tra le nuove proposte). Il testo lo firma la stessa Ayane insieme a Pacifico, cantautore di grande raffinatezza. Il tutto è ispirato a un film francese, “La ragazza sul ponte”. Al suo tre album di studio e diversi riconoscimenti tra cui numerosi dischi di platino e il Premio della Critica “Mia Martini” proprio sul palco del teatro Ariston. Trentun’anni appena compiuti, Malika Ayane inizia la sua formazione musicale al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano dove studia per sei anni violoncello e contestualmente è nel Coro di Voci Bianche del Teatro alla Scala. Oggi è al suo quarto album da studio, “Naif”, che viene pubblicato subito dopo il debutto al Festival. Anche per questo lavoro si è avvalsa della collaborazione di Pacifico ma anche di un gruppo di autori internazionali come, tra gli altri, Alex Reinemer e Stefan Leisering del collettivo berlinese “Jazzanova” che raccoglie dj berlinesi che si muovono tra jazz, pop ed elettronica.

Bell’attacco rock e poi freno tirato. Ben costruito l’arrangiamento e nel complesso il pezzo funziona. Ancora un prodotto di “Amici”, il talent edizione 2014 dove arrivano in finale. Canta l’amore questo quintetto che ha fatto breccia nel cuore del pubblico più giovane che si è dato il nome pensando al personaggio di Jack Skeletron ideato dal genio di Tim Barton per il film “Nightmare Before Christmas”. Piacioni, simpatici, ancora ruspanti riescono a produrre un album che risulterà il sesto più venduto del 2014. Niente male per questo manipolo di ventenni che, a tratti, sembrano i cloni dei Modà. La canzone in gara è di Piero Rominelli, un altro prodotto targato “Amici”, ca-va-sans-dire…

Ma siamo sinceri: ma chi è questa Lara Fabian e cosa c’entra con la musica leggera italiana? Qualcuno veramente ricorda il suo duetto con Gigi D’Alessio al Festival del 2007? Ma c’è la Tatangelo quest’anno a Sanremo, forse la connessione è questa. Vabbe’. Vecchio modo di cantare, diciamo classico, ne potevamo fare volentieri a meno. Bastava dare un sbirciatina nei provini dei talent per trovare di meglio e dare un’opportunità alle nuove leve della musica italiana, veramente italiana. Lara Fabian, al secolo Crokaert, nasce in Belgio da mamma siciliana e padre fiammingo che è anche un chitarrista ma dal 1995 è cittadina canadese. La sua attività professionale si svolge principalmente in Canada, in Francia, Belgio e allargando poi il suo orizzonte verso l’estremo Est europeo e il Medioriente.

Ma come si fa. E li pagano pure! E anche bene. Il tempo passa e non c’è sconto per nessuno neanche se ti chiami Romina Power e Al Bano. E poi il corteggiamento, finto, l’attenzione di lei, finta, il bacio richiesto dal padrone di casa. Al Bano, a chi piace il genere, è stato un ottimo cantante, è stato appunto. Oggi la voce è calante, l’intonazione sfugge e gli acuti (i famosi acuti) si strozzano in gola. L’unica cosa vera del siparietto è l’insofferenza di Romina alle battute dell’ex marito. Ma perché per fare uno spettacolo popolare, e per le famiglie come ripetuto fino alla nausea da Conti, non si può proporre ospitate di buona musica italiana fresca, attuale, che non manca? I revival hanno un senso se alla base c’è assoluta qualità, anche storica.

Ovviamente la canzone parla di pregiudizio verso il diverso e del dolore di chi lo subisce (e che a cantare ciò sia Platinette in abiti borghesi non è forse un tantino scontato?). Allora, cantare in questo caso è un vero eufemismo, ma la canzone ha una sua grazia e il testo è pieno di senso. Mauro Coruzzi sveste i panni del personaggio che gli ha dato da vivere e lo ha reso popolare, un passo che sembra possa preludere all’abbandono definitivo della bionda parrucca vista l’età raggiunta, è al traguardo dei 60. E noi ce ne faremo una ragione. Grazia Di Michele, diciamolo, non ha lasciato un segno particolare nella storia della musica leggera italiana e, forse, l’unico brano che resta della sua produzione con un senso è “Le ragazze di Gauguin” (1986). Dal 2003 entra nella scuderia di “Amici” come insegnante di canto, attività questa già collaudata in altre istituzioni, che le fa conquistare nuova popolarità. E proprio nell’ambito della trasmissione della De Filippi nasce l’amicizia con Platinette/Mauro Coruzzi che oggi diventa anche sodalizio professionale. E’ Grazia Di Michele ha firmare il brano che condividono sul palco dell’Ariston.

Che dire, non ci fa venire i brividi. Torna al Festival, c’era stata nel 2013 con “Scintille” e “Non so ballare”, fresca di esperienza cinematografica. Sta girando, infatti, “Babbo Natale non viene dal Nord” per la regia di Maurizio Casagrande e con Mariagrazia Cucinotta. Arrivata seconda nell’edizione 2011 di “Amici”, appartiene all’ormai lungo elenco della nuova generazione di cantanti intonate, sempre belline e non dotate di grande, autentica personalità, tecnicamente preparate, con una certa padronanza della scena, ma senza una voce che si faccia riconoscere, che si distingua veramente per colore o timbrica. Anche per Annalisa ha lavorato Kekko Silvestre del Modà che firma il suo brano in gara. In uscita il suo nuovo album “Splende” dei cui brani è anche autrice.

Che fosse contento di essere arrivato all’Ariston traspariva anche per la sua emozione. La canzone è ben costruita anche se niente di nuovo sotto il sole di Sanremo. Il rap è un affare di famiglia visto Nesli, al secolo Francesco Tarducci, è il fratello di Fabri Fibra ma tra i due è silenzio dal 2008. Ma sembra che la rabbia del rap l’ha messa da parte e ora canta l’amore che deve averlo, però, ferito a morte se da qualche parte ha detto:”Non voglio mai più avere una fidanzata”. Arriva al Festival con grande entusiasmo perché negli ultimi anni aveva desiderato esserci da protagonista. E certamente per Nesli è l’ottima occasione per farsi conoscere da un grande e popolare pubblico.

E’ amore energico quello che canta Nek in gran forma. Il brano in gara non è stato scelto per sorprendere ma per stupire il pubblico del Festival, afferma il cantante. Otto milioni di dischi venduti e diciotto anni dopo Filippo Neviani in arte Nek torna sul palco dell’Ariston dove cantò “Laura non c’è”, un suo grande successo. La carriera spicca il volo anche a livello internazionale e periodicamente torna con una canzone che va a segno. La sua voce la riconosci, con la sua leggera e gradevole afonia, il suo stile pure con i suoi racconti di vita e sentimento che toccano anche temi scomodi tra pop e rock. Sempre garbato Nek, mai sopra le righe con quella faccia e quegli occhi.

Suonano dal vivo gli Imagine Dragons rilassati e disponibili come solo i grandi sanno essere. Arrivano a Sanremo da Las Vegas dove vivono e hanno il loro studio di registrazione. Qui hanno realizzato il nuovo album “Smoke + Mirrors”, in uscita il 17 febbraio, il loro secondo dopo “Night Visions” che nel 2013 ha venduto ben 7 milioni di copie ma anche 25 milioni di brani singoli. Sono stati premiati nel 2014 con un Grammy Award per la migliore canzone rock e migliore esibizione rock per il brano “Radioactive”. Attualmente “I Bet My Life”, che ci hanno fatto ascoltare, è una loro super hit, brano bellissimo di straordinaria forza che racconta del valore dei rapporti e della difficoltà di amministrare, in particolare, quelli familiari. Se si vuole una classificazione della loro musica si può dire che appartengono al rock alternativo e all’indietronica.

Con Alessandro Siani ” e Carlo Conti non ha scampo “…se ti fai un’altra lampada –a proposito della perpetua e proverbiale abbronzatura del conduttore- e ti vede Salvini ti chiede il permesso di soggiorno…Obana in confronto a te è un mozzarella di Montragone…”. E pure Siani, che due risate ce le ha fatte fare anche se on ha brillato per originalità, deve cede al romanticismo e alla melassa che avanza sul palcoscenico dell’Ariston e chiude il suo intervento ricordando Pino Daniele, com’era ovvio.

Emma Marrone è la prima del team delle vallette a guadagnare il palcoscenico tutta di bianco vestita. Per il look si è affidata a un amico di vecchia data, Francesco Scognamiglio. Arisa, vestita da un nuovo nome della moda, Daniele Carlotta, tutta in rosso, vestito molto bello, impacciatissima si lancia nella battutona “scendo da Pippa” (in realtà andrebbe scritto in minuscolo ma…) ampiamente annunciata. Colore Rosso, con gonna tutta a balze che evoca il flamenco, anche per il primo abito della fidanzata di Raoul Bova, Rocio Munoz Morales, che ha scelto una terna di stilisti italiani: Armani, Roberto Cavalli e Alberta Ferretti. La domanda sorge spontanea: a cosa sono servite le tre vallette due delle quali con indubbia competenza musicale? Praticamente a niente se non indossare vari vestiti e leggere più o meno maldestramente qualche nome e qualche titolo. Piccolo riscatto in finale con l’omaggio in musica, di Arisa ed Emma, alla storia del Festival con le lacrime della Marrone (commozione, sembra, vera).

La lunghissima serata si conclude con il risultato del primo voto: a rischio eliminazione sono Alex Britti, la coppia Coruzzi-Di Michele, Lara Fabian, Gianluca Grignani mentre Annalisa, Chiara, i Dear Jack, Nesli, Nek e Malika Ayane passano il turno. Ritmo lento, molto lento e poco mordente. Il ritorno alla tradizione non paga, annoia. Carlo Conti ha fatto il suo lavoro con il solito stile e consumata sicurezza da animale televisivo. E’ sicuramente stato pienamente se stesso, ma al Festival bisogna dare di più, è uno show che va amministrato diversamente. 

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