Mogol: “Troppe parole, la base di tutto è la sintesi”/ La lezione di comunicazione dell’autore di Battisti

- Paolo Vites

Mogol: “Troppe parole, la base di tutto è la sintesi”. La lezione di comunicazione dell’autore di Battisti, anche al mondo del business

Giulio Rapetti Mogol
Giulio Rapetti Mogol

Secondo Mogol, leggendario paroliere che ha legato il suo nome soprattutto ai grandi successi di Lucio Battisti ma non solo, “il picco dell’attenzione si raggiunge presto in tre, quattro massimo cinque minuti. Il tempo di una canzone, Chi va oltre deve essere pronto a rinunciare a una vera comunicazione perché la gente non riesce più a seguirlo”. Affermazione fortemente, quella rilasciata nel corso di una intervista al quotidiano Il Giorno, legata a un modo di fare canzoni vecchissimo e superato, tornato purtroppo di moda in tempi recenti, tempi di involuzione e scorciatoie facili. Le canzoni di Mogol infatti, quelle degli anni 60 e 70, appartenevano a quel mondo commerciale che ordinava che un pezzo  per essere trasmesso alla radio non dovesse superare i tre minuti di lunghezza, per essere accattivante, memoribizzabile, insomma di facile appeal. Poi arrivò Bob Dylan e incise un singolo della durata di 6 minuti, Like a rolling stone, che dovette essere diviso su due parti dello stesso 45 giri: ottenne un successo stratosferico alle radio del tempo e cambiò il modo di fare canzoni. Anzi il 45 giri passò di moda perché la gente voleva canzoni sempre più lunghe, voleva ascoltare dischi interi, i 33 giri. Non è un caso che Battisti licenziò Mogol per sperimentare con un paroliere come Panella. Mogol era il passato e da allora non si è più ripreso. Diverso il discorso se si parla di conferenze: “Con poche parole e magari degli esempi precisi si può invece raggiungere l’obbiettivo, è una regola che vale in tutti i campi, compreso il mondo del business”.

LA SOGLIA DELL’ATTENZIONE

Ha ragione: quasi nessuno riesce a superare la soglia di attenzione di una conferenza dopo i venti minuti, non parliamo delle noiose omelie in chiesa su cui tutti si addormentano, nonostante le chiare precisazioni di papi come Ratzinger e Bergoglio che hanno chiesto di non essere lunghi e quindi noiosi. Adesso Mogol insegna comunicazione al mondo dell’impresa, del business e affini come docente del Leadership Forum di Milano, un seminario di Performance Strategies con focus sulla motivazione insieme a personaggi dello sport, della scienza, dell’economia, del marketing. Sempre stato piuttosto ambizioso, Mogol dice che non c’è niente di strano che un autore di testi per canzoni prenda parte a questa iniziativa: venerdì e sabato prossimi a Milano. Sentiremo Alex Del Piero, Julio Velasco, Jack Cambria ex capo della squadra di negoziazione ostaggi di New York. Per Mogol “la base di tutto è la sintesi che permette di comunicare con estrema chiarezza. Bisogna sforzarsi a diminuire il numero delle parole che si usano”. Essere sintetici dunque per arrivare al centro di tutto. Ed essere realisti, non parlare di cose inventate ma di quello che tutti gli uomini hanno dentro, dice Mogol a proposito delle canzoni. Verissimo, ma Mogol forse è tempo che capisca che una cosa è una conferenza di un esperto, un’altra le canzoni, che devono essere sempre libere, altrimenti si cade nella catena di montaggio. Le canzoni non devono avere regole.



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