EDDIE VEDDER/ “Water on the Road”, il nuovo dvd del cantante dei Pearl Jam

Eddie Vedder, dopo il recente disco solista “Ukulele Songs”, pubblica adesso anche un dvd con il meglio dei suoi concerti da solista. Si intitola Water on the Road.

08.06.2011 - Paolo Vites
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La copertina del dvd Water on the Road

Nel cult film di John Landis, “Animal House”, quello che lanciò la breve ma straordinaria carriera di John Belushi, c’è una scena in cui proprio Belushi, durante uno dei tanti party selvaggi della sua fraternità universitaria, fa a pezzi la chitarra acustica di un languido ammaliatore di ragazze. Se anche voi, come diversi commenti sulla Rete hanno lasciato trapelare, avreste voluto fare lo stesso con l’ukulele che imperversa per tutto il primo disco solista di Eddie Vedder (vedi recensione su IlSussidiario.net), ecco una buona occasione per riscattarsi. Intendiamoci, come abbiamo scritto, ukulele o no, il disco del frontman dei Pearl Jam è estremamente bello, tanto può una delle più belle voci del rock contemporaneo e una manciata di canzoni interpretate con  passione. Ma certo è che di ukulele nel dvd di Eddie Vedder (ecco l’occasione per tutti i fan delusi, di rifarsi, con “Water on the Road” il primo dvd del cantante dei ‘Jam da solo) ce n’è pochissimo. C’è molta chitarra elettrica e acustica. Ma soprattutto, c’è ancora la sua bellissima voce, e un repertorio che varia da brani dei Pearl Jam, a quelli della colonna sonora del film “Into the Wild” (ai tempi in cui questi concerti vennero filmati, il 2008, appena uscito) e finanche una serie di cover di lusso che dimostrano tutta la capacità dell’artista di assorbire dalle fonti più diverse. Evidentemente emozionato, a riprova del carattere umile di quello che, della sua generazione, è senz’altro la star universalmente più amata, nel trovarsi da solo su un palcoscenico, Eddie Vedder è filmato con bell’effetto introspettivo.

Il dvd si apre con una breve sequenza che vede il cantante nell’elemento che ama di più, il mare. In piedi su una tavola da surf, rema pigramente intorno a un sommergibile militare e si allontana sotto a un ponte, verso l’infinito. “Water on the Road”, nella sua splendida intimità, è proprio questo messaggio di apertura all’infinito mare che ogni uomo porta nel cuore. Il susseguirsi delle immagini del concerto (molto belle le riprese, da sottolineare quelle durante l’esecuzione di Forever Young, con il volto di Vedder reso una silhouette incorniciata da una sottile striscia di luce nel nero più profondo) prevede degli inserti, come quello in cui Vedder duetta in camerino con Eliza-Jane Barnes, cantante che apriva gli show, oppure da solo in meditabonde riflessioni.

Dicevamo delle cover presentate nel dvd, e certo non capita tutti i giorni di vedere sciorinare un cantante ormai dimenticato dai più come Cat Stevens, di cui viene ripresa Trouble, a uno come Bob Dylan, così lontano apparentemente dai gusti della generazione grunge a cui Vedder appartiene. Apparentemente: perché quello che questo dvd testimonia è proprio il recupero di un percorso musicale delle radici da parte di (ex) giovani venuti alla ribalta come la Generazione X, quella che non aveva più né padri né madri, neanche musicali. Invece il modo in cui esegue Girl from the North Country e Forever Young testimonia proprio l’amore per questa tradizione di padri musicali a cui evidentemente non è possibile sottrarsi. Poi naturalmente c’è Society, brano di Jerry Hannan, che Vedder esegue insieme a Liam Finn (figlio di Neil, dei Crowded House) che apriva anche lui questi concerti. 

Esecuzioni di bellezza totale, in cui il cantante dei ‘Jam si lascia andare anche all’assolo di chitarra, rivolgendo alla fine al pubblico uno sguardo divertito, come dire: manco io credevo ci sarei riuscito. Due bonus, a fine dvd. Uno testimonia la rabbia rock che comunque scorre sempre nelle vene di questo artista, impossibile da contenere. Fuoriesce spettacolare quando chiama alla batteria il drummer dei Fugazi, band alternative punk molto amata da Vedder. I due insieme eseguono una All Along the Watchtower ancora di Bob Dylan di dimensioni degne di un uragano catastrofico. Punk rock del migliore.  Infine il ritorno alla pacatezza armoniosa della pace interiore, con Blackbird dei Beatles.



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