JEFF BRIDGES/ Il disco dell’attore americano, tra inferno e paradiso

Uno dei massimi attori del cinema americano, Jeff Bridges pubblica il suo secondo disco. Canzoni sincere, riflessioni di una vita vissuta in pieno. La recensione di PAOLO VITES

30.08.2011 - Paolo Vites
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Jeff Bridges

Jeff Bridges è The Dude. Da quando ha interpretato quello straordinario capolavoro del cinema cult che è “The Big Leboswki” (che peraltro proprio in questi giorni è stato pubblicato in versione blu ray, nel corso di una festa hollywoodiana in cui tutti i fantastici interpreti di quel film si sono ritrovati anni dopo), lui stesso si è convinto di esserlo. Non ha più tagliato pizzetto e capelli e assomiglia sempre di più a quel formidabile cialtrone che ha rifiutato il mondo per vivere tra piste di bowling,  white russians e canzoni dei Creedence Clearwater Revival. In realtà, Jeff Bridges adesso è anche Bad Blake, il protagonista del bel – ma non bello come il libro da cui è stato tratto – “Crazy Heart”, film che gli è valso un premio Oscar. due anni fa. In quel film interpretava la parte di un cantante country di mezza età, alcolizzato e con la carriera a rotoli.

Ed è come se quel personaggio, un po’ The Dude un po’ Bad Blake,  adesso esistesse davvero, in carne e ossa. Jeff Bridges ovviamente non è solo The Dude né Bad Blake: nel corso della sua lunga carriera ha interpretato dozzine di capolavori cinematografici (citiamo solo “The Last Picture Show” e “La leggenda del re pescatore”), sempre legato a una etica della onestà e della integrità così lontana dal carrozzone balordo di Hollywood. Un attore di altri tempi. Un americano di altri tempi, verrebbe da dire. Non è il suo esordio discografico, questo: incise un disco già una decina di anni fa, e se la sua voce di cantante non è una gran voce – ma è onesta come le sue doti di attore – musicalmente questo disco che porta il suo nome è un gran bel disco. Nel tempo libero Bridges ha sempre amato fare musica: “La gente di solito ti mette in una categoria e chiude la porta: non puoi essere capace di fare due cose contemporaneamente secondo loro” ha dichiarato in una intervista. “Ma siccome il film Crazy Heart era la storia di un musicista, ho pensato che magari potevo fare anche questo e la gente forse mi accetterà anche come musicista. Era il momento giusto per provarci”. D’altro canto con la produzione di quel genio di T Bone Burnett, il miglior produttore americano vivente, non era possibile fare un brutto disco. Le basi sono quelle country, ma un country desertico, doloroso, a tratti virato nel blues, molto spesso malinconico. 

Sangue nei solchi, si potrebbe dire, citando una grande passione e un punto di riferimento per il Jeff Bridges cantautore, e cioè Bob Dylan. Tra Johnny Cash e Guy Clark, per intendersi. Il repertorio è di prima classe, preso da quello di songwriter di eccellenza come Stephen Bruton, Greg Brown, Bo Ramsay, mentre alcuni pezzi sono autografi. In studio un cast eccellente di musicisti di vaglia: Marc Ribot, Rosanne Cash, Ryan Bingham tra gli altri.

In “Crazy Heart” viene citata diverse volte una canzone, Slow Boat, che in realtà non si ascolta mai. In questo disco c’è una Slow Boat, ma vista l’ambientazione musicale (tra le visioni apocalittiche di Nick Cave e quelle di Leonard Cohen) dubitiamo sia quella che il cantante country Bad Blake volesse davvero eseguire. Slow Boat è un pezzo immaginifico, di impatto emozionale notevole: se l’avesse incisa un esordiente di vent’anni sarebbero tutti a scrivere che la musica rock ha trovato una nuova stella. Jeff Bridges, anzi The Dude, anzi Bad Blake, è troppo vecchio per aver diritto a questo ruolo, ma il suo disco non è un esperimento da star hollywoodiana annoiata. E’ un aurgenza, di comunicazione, di sé e dei propri sentimenti. 

E’ un disco denso, affascinante, proprio come i versi di Falling Short, uno dei pezzi scritti interamente da lui: “Sono precipitato, ma ecco un altro posto dove potrei stare, quello che mi è stato dato, la mia santa visione  di inferno e paradiso, sto precipitando o sto volando, mentre manco il bersaglio colpisco il cielo? Nel mio domandarmi rispondo perché? Ma sono vivo”. Ecco: il disco di un uomo vivo che non ha smesso di accontentarsi, neanche invecchiando, tra inferno e paradiso (il disco, pubblicato negli Stati Uniti il 16 agosto, sarà disponibile anche in Italia dal 6 settembre).

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