“Navalny ucciso quando stava per essere liberato”/ Spunta l’intervista inedita: “Occidente aiuta Putin”

- Silvana Palazzo

Navalny, la collaboratrice dell'oppositore russo: "Ucciso quando stava per essere liberato tramite uno scambio". Spunta l'intervista inedita del dissidente: "Occidente aiuta Putin"

russia navalny 1 ansa1280 640x300 Alexksej Navalny (1976-2024) (Ansa)

Alexei Navalny stava per essere scambiato con un agente dei servizi segreti russi detenuto in Germania prima di morire. Lo rivela un’alleata dell’oppositore scappata all’estero e fonti russe e americane sentite dalla Reuters. In quell’accordo dovevano essere coinvolti anche due americani detenuti in Russia, l’ex marine Paul Whelan e il giornalista del Wall Street Journal Evan Gershkovich. La trattativa per quest’ultimo era stata confermata dallo stesso presidente russo Vladimir Putin nel corso dell’intervista a Tucker Carlson. L’ipotesi più probabile era che gli Stati Uniti volessero ottenere la liberazione di entrambi i cittadini, mentre la Germania era contraria al rilascio di Vadim Krasikov, agente sotto copertura che nel 2019 aveva ucciso un ex guerrigliero e terrorista ceceno che aveva ottenuto asilo a Berlino. Poi ci sarebbero stati sviluppi e l’intervento dell’oligarca Roman Abramovich, ex patron del Chelsea.

Grazie al suo suggerimento a Putin, sarebbe stato inserito nel “pacchetto” dello scambio anche Navalny. A quel punto, la Germania avrebbe dato il via libera, con Scholz che avrebbe informato Biden alla Casa Bianca il 9 febbraio. Per Maria Pevchikh, collaboratrice del dissidente russo, Putin non poteva tollerare però di vederlo sano e salvo all’estero. Ci sono media russi che ipotizzano che il presidente russo fosse d’accordo sullo scambio fino a quando non è stato registrato in Russia l’eccessivo successo del candidato alle presidenziali Boris Nadezhdin, subito escluso dalla corsa. Sarebbe stato pericoloso Navalny protagonista all’estero di una campagna contro Putin.

NAVALNY, LE TRATTATIVE PER LO SCAMBIO

«Perché Putin lo ha ucciso ora?», si chiede Maria Pevchikh, spiegando che la sera prima della morte di Alexei Navalny aveva avuto la conferma che le trattative avviate due anni prima erano arrivate alla fase conclusiva. «Con l’inizio della guerra fu chiaro che Navalny doveva essere portato via dalla Russia: Putin non si fermava più di fronte a nulla. Ma Alexei è cittadino russo, uno Stato straniero non è obbligato a difendere i suoi diritti». Da qui l’idea dello scambio tra prigionieri politici e spie russe. Ma Putin poi ha cambiato idea.

Lo stesso Navalny, insieme alla moglie, era al corrente dello scambio. «Putin lo odia perché Navalny era un vero politico, per le sue idee la gente rischiava la libertà. Era tutto quello che Putin non potrà mai essere». Putin si sarebbe detto che se l’Occidente avesse accettato l’idea di rilasciare Krasikov, gli sarebbe bastato sbarazzarsi di Navalny e di offrire qualcun altro in cambio più avanti: questa l’ipotesi della collaboratrice del dissidente russo. «Un comportamento da mafioso folle di odio», afferma Pevchikh.

IL COLLOQUIO INEDITO DI NAVALNY “OCCIDENTE AIUTA PUTIN”

Nelle ultime ore è poi trapelata un’intervista del passato, mai andata in onda, che fa parte di una serie di documentari diretti da Matthew Torne e prodotta da Andrew Duncan. In queste riprese, trasmesse per la prima volta da Sky News, Navalny accusava l’Occidente, e in particolare il Regno Unito, di essere stato complice del sistema Putin, aiutando lui e la sua cerchia ristretta a nascondere enormi somme di denaro derivanti dalla corruzione imperante in Russia. Soldi che hanno arricchito «i fantastici avvocati londinesi», affermava Navalny. L’accusa è di aver permesso a Putin e al suo entourage di nascondere le loro ricchezze all’estero, fanceod così prosperare un sistema criminale.

«L’Occidente non sta facendo niente. Ci sono dei “balletti di rito” ma non succede davvero nulla. Perché gli ufficiali corrotti vivono ancora a Londra? Perché riempiono le tasche dei fantastici avvocati londinesi. Queste persone sembrano molto civilizzate, saremmo a nostro agio se si sedessero di fianco a noi, perché indosserebbero un abito elegante e userebbero buone maniere. Solo che nello stesso mo- mento sono al servizio dei peggiori banditi». L’intervista risale al 2020. Pochi mesi dopo venne avvelenato, sopravvivendo per un pelo. Dopo le cure in Germania tornò in Russia, pur sapendo di rischiare nuove persecuzioni. Navalny venne arrestato in aeroporto e incarcerato. Proprio in carcere è morto.







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