Nordio: “Intercettazioni inattendibili e pilotate”/ “Ok solo per mafia e terrorismo”

- Chiara Ferrara

Carlo Nordio, ministro della Giustizia, parla della sua riforma sul sistema delle intercettazioni: "Spesso sono inattendibili e pilotate, vanno tutelate solo quelle su mafia e terrorismo"

carlo nordio Carlo Nordio, ministro della Giustizia (LaPresse)

Carlo Nordio, ministro della Giustizia del Governo di Giorgia Meloni, ha parlato in una intervista a Libero Quotidiano del sistema delle intercettazioni. Uno dei suoi obiettivi, infatti, è quello di riformarlo. “Le intercettazioni innanzitutto non danno nessuna garanzia di attendibilità perché non sono trascritte nella forma della perizia, sono estrapolate dal contesto, manca il tono, sono spesso pilotate e sono di solito selezionate da un maresciallo di polizia che sceglie ciò che vuole e poi trattate dal pubblico ministero che a sua volte prende quello che gli serve”, così ha puntato il dito contro l’utilizzo che viene fatto al momento di questo mezzo.

Il numero uno del ministero ritiene dunque che le intercettazioni possano portare a esiti non realistici nella magistratura. “È tutta una serie di porcherie che vengono indirizzate verso una persona per distruggerla più o meno politicamente”. È per questo motivo che ritiene che il sistema vada rivoluzionato. “I cambiamenti vanno fatti tenendo ferme quelle contro il terrorismo e la mafia, purché però siano ben individuati i reati di terrorismo e di mafia. Ormai in Italia si parla di mafia anche quando due buttano dei rifiuti nel cassonetto e si parla di mafia ecologica”.

Nordio: “Intercettazioni inattendibili e pilotate”. I rischi

Carlo Nordio non intende rinunciare al progetto di riforma del sistema delle intercettazioni, su cui punta ormai da diverso tempo. “Lo considero il mio cavallo di battaglia. Nel mio discorso programmatico che ho tenuto alla Camera e al Senato l’ho detto e ribadito come uno dei miei principali obiettivi”, ha ribadito. Esso, tra l’altro, non riguarda esclusivamente la gestione da parte della magistratura di quelle che sono le conversazioni private registrate dagli inquirenti, bensì anche dell’utilizzo che i media ne fanno dopo che queste sono state rese pubbliche.

“È necessario responsabilizzare quelli che sono i tutori delle intercettazioni, i garanti per la loro segretezza. E appena viene vulnerata la libertà di espressione di un cittadino che si vede sbattuto in prima pagina con cose che magari non ha neanche mai detto, immediatamente bisogna individuare il responsabile e deve essere punito”, ha sottolineato.





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