OKLAHOMA VIETA L’ABORTO DALLA FECONDAZIONE/ “Legge Usa più restrittiva”: attesa firma

- Niccolò Magnani

Oklahoma vieta l’aborto fin dalla fecondazione: manca solo la firma del Governatore e poi diverrà legge, la più severa d’America. In cosa consiste il provvedimento pro-life

Aborto Oklahoma
Oklahoma City, proteste pro-aborto contro la Corte Suprema Usa (LaPresse, 2022)

APPROVATA LA LEGGE SULL’ABORTO IN OKLAHOMA: ATTESA SOLO LA FIRMA

Manca ormai solo la firma del Governatore e la legge contro l’aborto diverrà definitiva in Oklahoma: nei giorni di massima tensione per l’attesa sentenza della Corte Suprema sul possibile “pensionamento” della storica legge sull’aborto in Usa (la “Roe vs Wade” del 1973), i legislatori di Oklahoma City approvano il disegno di legge al momento più “restrittivo” sulle interruzioni di gravidanza volontarie.

Viene di fatto vietato l’aborto in quasi tutti i casi, ad esclusione del pericolo di vita della madre (“ammessi” dunque i casi di stupro o incesti): i legislatori hanno confermato l’impianto iniziale della legge e ora attendono solo la firma del Governatore Kevin Stitt per farla entrare subito in vigore già dall’estate. Firma che dovrebbe essere solo una formalità vedendo quanto affermato dallo stesso Governatore repubblicano di alcuni mesi fa: «qualsiasi legge sul diritto alla vita fosse finita sulla mia scrivania», era stato il commento dello stesso Stitt promettendo il via libera della legge anti-aborto nello Stato di Oklahoma.

ABORTO OKLAHOMA, COSA CAMBIA CON LA NUOVA LEGGE (IN ATTESA DELLA CORTE)

Il provvedimento approvato nelle scorse ore in Oklahoma è molto simile alla legge già approvata in Texas, altro stato a larga maggioranza conservatore e pro-life, ma con una restrizione in più: si chiama “Senate Bill 612” e permetterà l’aborto solo qualora la vita della madre incinta sia messa a forte rischio dalla gravidanza stessa.

Stando poi alle pene previste dalla nuova legge Usa,  i trasgressori possono essere punti con multa fino ad un massimo di 100mila dollari, o addirittura con 10 anni di galera (oppure con entrambe le misure). Tanto il Partito Democratico Usa quanto le anime più “liberal” americana vedono nella legge dell’Oklahoma la più rigida nel combattere il diritto pubblico all’aborto. L’aborto è vietato nel disegno di legge approvato il 19 maggio fin dalla fecondazione, il che la rende automaticamente e per davvero la legge più severa contro l’aborto. In Texas infatti l’aborto viene permesso dopo 6 settimane di gravidanza – ovvero a partire dalla attività cardiaca rilevata nel feto – mentre per l’Oklahoma il divieto deve essere fin dall’origine, concedendo l’intervento legale solo in caso di pericolo estremo per la donna. «A questo punto, ci stiamo preparando per l’ambiente più restrittivo che i politici possono creare: un divieto completo dell’aborto senza probabilmente eccezioni», denuncia Emily Wales, presidente e CEO di Planned Parenthood Great Plains. «Se la legge entrerà in vigore non sarà un problema per le donne dell’Oklahoma, ma anche per quelle del vicino Texas»: questo la denuncia lanciata già qualche mese fa dal gruppo di attiviste pro-choice intervenute davanti alla sede del Congresso di Oklahoma City. Molte delle donne infatti in arrivo dal Texas spesso fanno affidamento sulle cliniche dello stato dell’Oklahoma «per avere accesso all’interruzione di gravidanza». Il disegno di legge dell’Oklahoma consentirebbe infine azioni civili contro chiunque esegua o induca un aborto, nonché coloro che consapevolmente «aiutano o favoriscono» una donna che abortisce. Resta a questo punto ancora più dirimente la decisione della Corte Suprema, che già con una bozza di parere (pubblicata dai media Usa) si è espressa con orientamento incline a voler eliminare la legge pro-aborto del 1973: la sentenza che dovrà dare in giugno la Corte riguarda la legge del Mississippi, ma è evidente che riguarda poi a catena tutti gli altri Stati. Per capire, in definitiva, se leggi come quelle dell’Oklahoma o del Texas potranno essere estese anche ad altri Stati, oppure se verranno vietati dalla medesima Corte Suprema.







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