OMAR PEDRINI/ L’intervista: ultimo segnale dal Pianeta Terra

- Lorenzo Randazzo

25 anni di 2020 Speedball dei Timoria: ce ne parla Omar Pedrini

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Omar Pedrini

Durante i primi giorni dell’anno uno dei brani più ascoltati e commentati è stato 2020 dei Timoria. Non solo dai vecchi fan della band bresciana, ma anche da parte di quelle persone che a metà degli anni novanta hanno partecipato e contribuito alla nascita della scena rock alternativa italiana e che 25 anni dopo si trovano a ricordare quei momenti gloriosi con un sentimento misto tra malinconia ed esaltazione. Anni inquieti vissuti pericolosamente in cui si è affermato un movimento rock italiano di tutto rispetto rivolto al grande network: C.S.I., Ritmo Tribale, Bluvertigo, Rapsodia, Afterhours, Marlene Kuntz, Casino Royale, solo per citare alcune band.

Mentre nel pieno della pandemia le star di tutto il mondo, nelle loro case di lusso con piscina riscaldata e il loro bosco orizzontale e verticale, invitavano la gente comune a non uscire (#stayhome), nelle case dei nostalgici di Francesco Renga e degli “Amici di Omar Pedrini” risuonavano le parole di 2020: “Voglio restare qui chiuso nella mia stanza” con un sound talmente potente da abbattere i confini del vicinato.

L’uscita del disco 2020 Speedball festeggia quest’anno i 25 anni: “Ho scritto questo album pensando a mio figlio Pablo che al tempo era appena nato e che nel 2020 avrebbe compiuto 27 anni, ovvero l’età che avevo io quando ho scritto questi testi”, ci racconta Omar Pedrini, leader e autore dei Timoria. Un album diverso dai loro precedenti ma al passo coi tempi in cui si sentono le influenze di band come Soundgarden, degli Alice in Chains e Faith No More. Un album caratterizzato da suoni pesanti e con un Francesco Renga alla voce in particolare stato di grazia. Le parole premonitrici di 2020 non finiscono qui: “Dita abili per accarezzare i tasti, come corrono, più svelte che, datemi un’illusione. Gode così la mia generazione, ma voglio bruciare la voglia che è dentro di me 2020 volte”.  Anche in Speedball prosegue l’ammonimento del guerriero Pedrini rispetto ai rischi e agli eccessi del nuovo contesto virtuale: “Se finirò un altro giorno seduto qui a impazzire di televisione muore la speranza, voce di chi non si arrende mai: rivoluzione, vivere, morire in fretta, datemi la via d’uscita”. Nel 2020 il mondo digitale è diventato realtà: “River era il protagonista del concept 2020 Speedball, un ragazzino che non voleva più uscire dalla sua stanza”, s’infiamma lo Zio Rock: “Dico sempre a Pablo, oh esci di casa cavolo, vai a trovare i tuoi amici anziché stare con loro in chat”.

I testi dell’album non trattano solo dell’evoluzione tecnologia e delle macchine che rendono l’uomo schiavo. In realtà il filo conduttore di buona parte dei brani è soprattutto un monito allo sfruttamento del pianeta e alla tutela dell’ambiente nonché un invito spassionato a godere appieno la vita e la terra nel rispetto delle generazioni future.

Il 25° anniversario del disco risale esattamente al 28 marzo scorso ma è stato rimandato al 3 luglio l’uscita di una nuova edizione (anticipata nei giorni scorsi dalla pubblicazione di un vinile picture numerato in occasione del Record Store Day) sia in doppio CD, streaming e download con l’album rimasterizzato dai nastri originali e l’aggiunta di undici brani registrati durante l’ultimo concerto del tour al Rolling Stone, che in doppio LP disponibile per la prima volta in edizione limitata.

2020 Speedball è considerato dai fan dei Timoria, da sempre fedeli ad Omar Pedrini anche nella sua carriera solista, un album fondamentale della band secondo solo a Viaggio Senza Vento uscito due anni prima. Abbiamo chiesto ad Omar di condividere con noi i suoi ricordi e le emozioni legate a quell’album.

In molti hanno definito 2020 Speedball un album profetico. È questo il 2020 che aspettavi per te e per tuo figlio Pablo?

Non me lo aspettavo ma lo temevo. Speravo che il mio monito di sensibilizzazione sullo stato del Pianeta non cadesse nel vuoto. Al tempo eravamo in pochi ad avere una sensibilità ecologista e non si parlava ancora tanto di surriscaldamento o di climate change ma semplicemente di inquinamento. A mio avviso, l’arte ha il compito di provocare delle reazioni e alcuni artisti impegnati per l’ambiente più autorevoli di me, come Michael Stipe dei REM, ci hanno messo in guardia dai rischi. Anche io nel mio piccolo ho cercato di fornire un contributo. La Pandemia è come un ultimo segnale della natura che ci fa capire che l’umanità è ancora in tempo per evitare l’estinzione della specie. Durante il tour utilizzavamo un mimo con la mascherina chirurgica per 2020, oggi la mascherina è il quotidiano. I grandi Paesi del Pianeta, Italia ed Europa escluse, hanno deciso di cercare casa altrove. Qui si ripropone la canzone Europa 3 in cui l’uomo deve lasciare la terra per cercare un pianeta vivibile. Non sarà sfuggito che l’America è tornata ad investire svariati miliardi nello Spazio questo perché ha deciso di sfruttare la Terra fino all’ultima goccia d’acqua. Speedball invece è la droga che ha ucciso John Belushi e River Phoenix; anche io in quel tempo avevo preso troppa confidenza con la droga. Pertanto quel grido che è stato 2020 voleva essere un segnale all’uomo affinché ritornasse all’umanità, ad un umanesimo nuovo. Quindi le mie erano semplicemente delle riflessioni, che poi si sono avverate e che ho avuto modo di approfondire nella seconda metà degli anni ottanta durante i corsi di sociologia di Scienze Politiche alla Statale di Milano in cui si studiava lo stato del pianeta. In quel contesto è nata questa mia sensibilità per la Terra. Nel libro State of the World del Worldwatch Institute di quell’anno ricordo che si diceva che quella generazione, la mia generazione, era la prima a ricevere dai propri padri un pianeta peggiore. Da lì l’intuizione per scrivere della Generazione Senza Vento. In sintesi 2020 Speedball è un grido, un concept, sul rapporto uomo e pianeta.

I pezzi che hanno fatto la storia dei Timoria in questo album sono tanti: Sudamerica, Boccadoro, Senza far Rumore, Europa 3, Fino in Fondo, Sei legato ad un pezzo più di altri?

Sono affezionato a Via Padana Superiore per motivi personali perché segna un momento particolare della mia vita e poi a Fino in Fondo, la canzone che chiude l’album e che fornisce la soluzione. 2020 Speedball nasce come un disco ottimista e Fino in Fondo è un inno al bicchiere, al vino come succo della vita, all’uomo e alla vita che va bevuta e vissuta fino in fondo. Ecco devo dire che io sono stato molto coerente con tutto questo! La sonorità spinta di Illorca e Diego Galeri, appassionati dell’Heavy Metal più estremo, era volutamente pesante perché il disco avrebbe dovuto spaventare i nostri fan. Al tempo abbiamo portato in Tour il disco fino in Francia. Il mondo sarebbe dovuto essere il nostro orizzonte, ma vi assicuro che allora era davvero un’impresa farsi conoscere in giro senza internet.

Una frase emblematica di Fino in Fondo è “Ricordati che questa vita è femmina e va vissuta fino in fondo”. Mi dai la tua interpretazione autentica visto che sei tu l’autore di tutti testi della band?

La natura, la fortuna, la vigna sono femmina, sono al femminile.  La donna è vita e porta la vita sulla terra. La vita va vissuta fino in fondo nel senso che immaginavo di fare l’amore con la vita, di amare la vita fino a possederla, fino a morirci dentro. Dopo la morte sul palco, io ci ho provato e mi è andata male per un soffio cinque anni fa a Roma durante i bis, l’unica altra morte da guerriero per me è facendo l’amore. Il guerriero romano voleva morire in battaglia, il palco e fare l’amore sono invece le mie battaglie.

In questa nuova edizione, oltre all’album rimasterizzato, è allegato il live al Rolling Stone di Milano del 18 dicembre 1995, data finale del “Senza Far Rumore“. Che ricordi hai di quel periodo?

Cinque o sei canzoni del bonus disc sono già pubblicate in Senzatempo 10 anni. La data conclusiva al Rolling Stone rappresenta l’apice dei Timoria, l’ultima coda di quell’anno. Nel successivo e controverso Eta Beta ci sono già delle lacerazioni. In 2020 Speedball noi come musicisti e Francesco come cantante abbiamo raggiunto il top. In quegli anni i Timoria hanno partecipato a diversi festival tra cui gli unici italiani al Sonoria del 1994 dove abbiamo suonato dopo i Whitesnake dell’ex Deep Purple David Coverdale e prima dei Sepultura e degli Aerosmith. Il disco 2020 Speedball era molto internazionale, era stato concepito per essere presentato al mondo. Poi, proprio all’apice della nostra carriera, il nostro manager Angelo Carrara è stato male ed è stato ricoverato a Londra. I suoi avvocati non ci hanno consentito una sua sostituzione. Le mie radici da Cane Sciolto pertanto si fondano nel post di 2020! Da allora ho iniziato ad arrangiarmi con i giornalisti e con le date del tour perché non avevamo più un manager. Voglio poi sottolineare che per 2020 Speedball è stato fatto un grandissimo lavoro al Mixer da parte di Max Lepore: non ci sarebbe stato un suono così bello senza di lui in quanto fonici così bravi nel ’94 in Italia non esistevano. Adesso è tutto one shot, prima invece c’era un movimento che 25 anni dopo ha lasciato un segno. Sono uscito vivo dagli anni novanta, un decennio magico ma pericolosissimo.

Che musica hai ascoltato in questo periodo di lockdown forzato?

Non molta; sono condannato ad ascoltare decine di provini che mi continuano a mandare e non riesco mai a dire di no a nessuno. Sono 4/5 anni che non riesco ad ascoltare più con attenzione la musica nuova. Certo ho comprato gli ultimi cd di Nick Cave, Neil Young, Coma Cose, Who e con un bel bicchiere di vino in mano, nella pace del lockdown, di tanto in tanto ho potuto riascoltare vecchi vinili come Animals dei Pink Floyd. Poi ho scoperto artisti come Claudio Chieffo, venuto a mancare diversi anni fa; un ottimo cantautore, pulito e molto spirituale.

Tornerai sul palco questa estate?

Il 4 luglio riparto in teatro con Alessio Boni per lo spettacolo 66/67. Poi ho diverse date live in acustico e reading. Sono un po’ degli esperimenti per vedere se tutto funziona al meglio; la speranza è di ripartire con settembre.

Tornando a questo 2020, c’è qualcosa da salvare, da cui ripartire? C’è una immagine particolare che ti porti dentro?

Quello di quest’anno è l’ultimo segnale che il Pianeta ci ha dato per dire che siamo ancora in tempo. Una immagine che mi porto dentro sono gli animali che arrivavano nelle città: vedere i cerbiatti sulla spiaggia di Forte dei Marmi che scoprono il mare, i poveri cinghiali a Brescia alle porte della città, i delfini al porto di Napoli o ancora le tartarughe che migrano dall’Australia sono per me una emozione molte forte. Anche l’aria di Milano profumava, avevo persino le api sui fiorellini del balcone ed io abito in una zona senza verde. E poi ancora la solidarietà umana; la pandemia ci ha fatto capire che gli italiani ci sono, che l’Italia è unita da Nord a Sud e che siamo umanità. Riflettiamo, non credo che sia un caso che la regione più colpita d’Italia sia la Lombardia, ovvero la più inquinata. Città come Bergamo, la mia Brescia, Cremona, Milano, sono state le più ferite perché credo che ci sia un nesso tra lo smog e il virus. Il 2020 è stato l’ultimo grido della natura e noi abbiamo ancora la possibilità di cogliere questo messaggio.

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