Omicidio Voghera “Adriatici usava proiettili da guerra”/ Dum dum in pistola assessore

- Emanuela Longo

Omicidio Voghera, secondo gli avvocati della famiglia del 39enne ucciso, l’ex assessore Adriatici avrebbe usato proiettili da guerra vietati

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Massimo Adriatici, Facebook

L’assessore Massimo Adriatici che la sera del 21 luglio scorso ha ucciso Youns El Boussettaoui a Voghera, usava proiettili vietati persino in guerra, di tipo espansivo e con una probabilità di uccidere molto più alta rispetto a quelli normali. A sostenerlo, come riferisce Repubblica, sono gli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, che assistono i parenti della vittima, il 39enne marocchino. L’ex assessore leghista avrebbe caricato la sua Beretta con proiettili hollow point, noti anche come proiettili dum dum. La loro caratteristica è quelli di essere dotati di un piccolo foro sulla punta dell’ogiva in modo da aprirsi una volta esplosi e provocare maggiori ferite.

A tale conclusione i due legali sarebbero giunti dopo l’analisi sui proiettili contenuta nella consulenza del perito balistico che ha avuto il compito di analizzare l’arma, i 7 bossoli ancora nel caricatore e quello che ha provocato la morte di Youns El Boussettaoui. Il documento è stato allegato alla memoria depositata dai due avvocati contro la richiesta di revoca dei domiciliari che è stata invece avanzata dalla difesa di Adriatici per i quali sarebbero cessate le esigenze cautelari.

Omicidio Voghera: usati proiettili vietati

Nelle ultime ore però è avvenuto un colpo di scena come spiega il quotidiano Repubblica: gli avvocati Gabriele Pipicelli e Colette Gazzaniga hanno deciso di compiere un passo indietro rinunciando all’istanza. L’ex assessore Adriatici dovrà rispondere delle accuse di eccesso colposo in legittima difesa. Adesso però, nel caso in cui gli esiti della consulenza della difesa dovessero trovare conferma, la posizione dell’ex assessore potrebbe aggravarsi ulteriormente.

Gli avvocati Piazza e Romagnoli nella memoria al gip scrivono: “Sebbene la perizia sia in divenire un gravissimo elemento oggettivo è già emerso dal mero esame dell’arma e delle munizioni: sia il proiettile estratto dalla salma, sia i sette proiettili contenuti nel caricatore della pistola in uso all’indagato sono munizioni di tipo espansivo, vietate dalla legge per la difesa personale”. Un divieto che, proseguono, sarebbe “dettato dal fatto che le munizioni espansive al momento dell’impatto subiscono una vistosa alterazione strutturale, votata a una superiore cessione energetica e a un maggior effetto distruttivo sui tessuti, con una più alta probabilità di uccidere”. Le munizioni “a espansione” risultano vietate in Italia dal 1992 e dal 2008 la Cassazione le equipara a munizioni di guerra “per la loro potenzialità offensiva, a nulla rilevando che il loro uso bellico sia formalmente impedito da una convenzione internazionale”.



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