Papa Francesco/ “Religiosi che aiutarono malati Hiv e Aids ci han ridato la vita”

- Alessandro Nidi

Papa Francesco ringrazia i religiosi e i laici che aiutarono i malati di Hiv e Aids negli anni Ottanta e Novanta mediante una lettera ufficiale

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Papa Francesco in Vaticano (LaPresse, 2021)

Papa Francesco, attraverso una lettera inviata al giornalista Michael O’Loughlin (rivista “America”), ha voluto dire il suo personale “grazie” a tutti quei sacerdoti, quelle suore e quei laici che aiutarono i malati di Aids e Hiv nel periodo compreso tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, quando l’epidemia di questo virus all’epoca sconosciuto fece registrare un tasso di mortalità decisamente elevato e pari quasi al 100%.

Come si legge sulle colonne di “Vatican News”, nella sua breve missiva il Pontefice scrive: “Grazie per aver illuminato la vita e aver testimoniato i tanti sacerdoti, religiose e laici, che hanno scelto di accompagnare, sostenere e aiutare i loro fratelli e sorelle malati di Hiv e Aids a grande rischio per la loro professione e reputazione”. E, ancora: “Invece dell’indifferenza, dell’alienazione e persino della condanna, queste persone si sono lasciate muovere dalla misericordia del Padre e hanno permesso che diventasse l’opera della propria vita; una misericordia discreta, silenziosa e nascosta, ma ancora capace di sostenere e ridando vita e storia a ciascuno di noi”.

PAPA FRANCESCO RINGRAZIA I RELIGIOSI CHE AIUTARONO I MALATI DI AIDS E HIV: LA TESTIMONIANZA DI MADRE TERESA DI CALCUTTA

In riferimento all’Aids e all’Hiv e alla lettera di Papa Francesco, “Vatican News” ha ricordato che nel Natale del 1985 Madre Teresa di Calcutta si rivolse all’allora arcivescovo di New York, il cardinale Terence Cooke, e istituì la Gift of Love struttura adibita all’accoglienza e alla cura di malati di Aids. “Iniziammo con quindici letti per altrettanti ammalati, e i primi internati furono quattro giovani che riuscii a trarre fuori dal carcere perché non volevano morire lì. Avevo preparato per loro una piccola cappella, di modo che quei giovani, che forse non erano mai stati vicini a Gesù o forse se n’erano allontanati, potessero, se volevano, riaccostarsi nuovamente a Lui”.

Peraltro, Bergoglio ha sempre asserito che “il prossimo è prima di tutto una persona, qualcuno con un volto concreto, reale e non qualcosa da oltrepassare e ignorare, qualunque sia la sua situazione”.

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