PAPA FRANCESCO RIFIUTA LA GRAZIA/ Antonio Marrese ridotto a stato laicale

- Dario D'Angelo

Papa Francesco ha rifiutato di concedere la grazia all’ormai ex prete Antonio Marrese, ridotto a stato laicale: ecco le accuse contro di lui.

Papa Francesco oscar perino
Papa Francesco (LaPresse)

Il sacerdote Antonio Marrese è stato ridotto allo stato laicale con una decisione confermata da Papa Francesco il 7 novembre scorso: al Santo Padre, dopo il procedimento canonico condotto dalla Congregazione per il Clero, lo stesso Marrese aveva inviato una richiesta di grazia che il Pontefice ha rifiutato l’11 dicembre.

Come riportato da Leggo, l’ex vicerettore del Santuario Mariano di Pompei, già cappellano della 46esima brigata aerea di stanza a Pisa, ha “creato pubblico scandalo, sofferenze e nocumento alla comunità ecclesiale” ed essendo “ritenuto colpevole di gravi reati, alcuni dei quali lesivi della reputazione di diverse persone“, ha subito il declassamento allo stato laicale. A comunicarlo in maniera ufficiale è stata la Prelatura di Pompei guidata da monsignor Tommaso Caputo dopo la parola definitiva di Papa Francesco.

PAPA FRANCESCO RIFIUTA DI CONCEDERE GRAZIA AD ANTONIO MARRESE

Antonio Marrese, che in questo momento è sottoposto anche al vaglio della giustizia italiana che deciderà sulle accuse rivoltegli, è stato dispensato dalla Chiesa da tutti gli obblighi sacerdotali, incluso il sacro celibato. Il provvedimento, inappellabile e non soggetto ad alcun tipo di ricorso, è giunto al termine di un processo penale canonico iniziato nel 2018. Dalla Prelatura di Pompei si precisa che le accuse all’ex sacerdote non hanno riguardato imputazioni inerenti persone minori, ma aspetti fondamentali della vita sacerdotale. La magistratura italiana in particolare aveva messo nel mirino uno scambio di favori di natura sessuale in cambio dei quali Marrese prometteva corsie preferenziali per aver accesso a posti pubblici nei Carabinieri o nell’Esercito. Nel comunicato si aggiunge che l’ormai ex prete “ha avuto ampia possibilità di difendersi, esercitandola sia attraverso ricorsi gerarchici, sia attraverso deposizioni orali e scritte sue, del suo legale e dei testimoni da lui indicati“. La Prelatura pompeiana precisa al riguardo che “una pena nella Chiesa viene inflitta sempre in vista di un bene maggiore per colui che ne viene raggiunto e per l’intera comunità cristiana“. Antonio Marrese, si legge, “rimane in comunione con la Chiesa in quanto fratello battezzato in Cristo ed è invitato ad attingere, come ogni fedele, alla grazia della Parola di Dio e dei sacramenti“. La nota si conclude con la Prelatura che chiosa: “Accogliamo con docilità questa decisione custodendola nella preghiera e nel rispetto dell’interessato“.

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