Parco Archeologico sommerso a Baia di Bacoli/ Napoli, il tesoro dell’Atlantide romana

Il Parco Archeologico sommerso a Baia di Bacoli: nell’area protetta nei pressi di Napoli si cela il tesoro di quella che è ritenuta una sorta di “Atlantide di età romana”

Il Parco Archeologico sommerso a Baia di Bacoli
Il Parco Archeologico sommerso a Baia di Bacoli (Instagram, 2019)

Il Parco Archeologico sommerso a Baia di Bacoli, una delle aree protette più belle non solo della Campania ma dell’intero Stivale e che, nonostante sia di istituzione relativamente recente, rappresenta anche una sorta di “unicum” all’interno dell’area mediterranea oltre che un piccolo paradiso, a dire la verità colpevolmente poco conosciuto, per gli amanti dell’esplorazioni subacquee e naturalistiche. Si trova infatti a Baia, una frazione del comune di Bacoli (nella Città Metropolitana di Napoli) e a nord dell’omonimo Golfo partenopeo il sito archeologico in fondo al mare dove un tempo sorgeva l’antica città romana di Baia e che oggi è, fatte le debite proporzioni, il corrispettivo della mitica civiltà perduta di Atlantide: e tra lo studio di quei reperti ed edifici sommersi da secoli e la continua opera di tutela e salvaguardia di un ecosistema marino costiero che ha pochi pari nelle acque italiane, il Parco Archeologico di Bacoli merita una visita anche perché l’area protetta nata nel 2002 con un decreto congiunto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e quello per l’Ambiente ha molto da offrire dal punto di vista naturalistico degli ecosistemi presenti, tra fanerogame e un fondale “a precoralligeno”.

IL PARCO SOMMERSO A BAIA DI BACOLI

Il Parco Archeologico sommerso di Baia che sorge nei pressi di quello di Gaiola (tra il Borgo di Montechiaro e la Baia di Trentaremi e nei pressi delle coste di Posillipo) fa parte del più vasto Parco Regionale dei Campi Flegrei, ovvero un’area vulcanica e dall’intensa attività bradisismica e che da sempre interessa questo tratto della costiera napoletana e che nel corso degli ultimi 2000 anni ha portato ad un inabissamento di alcuni metri del territorio su cui prima sorgeva appunto Baia. In epoca romana (attorno al I secolo a.C.) infatti questo era un centro di villeggiatura e stazione climatica dotata pure di un importante porto militare per le navi dell’Impero che sfruttava la “difesa” naturale del Golfo di Napoli: e di quell’età, oltre a quelli sommersi, sono stati tramandati una infinità di reperti che possono essere ammirati nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Dall’ultima fase del periodo repubblicano, fino a quando fu imperatore Augusto, Baia visse una fase di splendore e le sue acque sulfuree erano molto ambite dai più facoltosi cittadini dell’Urbe: qui vi sorgeva pure il Pausilypon, una villa imperiale che poi darà il nome all’omonima zona e voluta da Publio Vedio Pollione, poi ereditata dallo stesso Augusto. La decadenza cominciò nei secoli successivi coi cambi di dominazione e i saccheggi da parte dei Saraceni, fino all’abbandono e allo sprofondamento causato dal bradisismo che dal 1500 in poi portò Baia a circa 8 metri sotto il livello del mare, lasciando emersa solo la parte collinare.

IL TESORO DI QUESTA “ATLANTIDE ROMANA”

Ma quali sono i segreti che custodisce il Parco Archeologico sommerso a Baia di Bacoli? In questa che viene considerata una sorta di Atlantide nostrana, alcuni degli edifici sono ancora visibili mentre altri invece sono purtroppo insabbiati e quindi è stato possibile identificarli negli ultimi anni solo attraverso delle foto aeree: di particolare interesse oltre che suggestivi sono ad esempio il Ninfeo di Punta Epitaffio, la Villa dei Pisoni, Villa Protiro, i templi di Serapide, Diana, Venere e Mercurio, i resti di un complesso termale e pure alcune “tabernae” (luoghi deputati ad attività pubbliche e negozi), un “triclinium” (locale dove si servivano i banchetti e le cui state si trovano oggi nel suddetto Museo dei Campi Flegrei) oltre ai resti delle ville patrizie e dei porti commerciali (Lacus Baianus), mentre dell’antico Portus Julius non è stata esplorata ancora l’intera area. Non vanno dimenticati però, oltre alle statue e alle colonne, anche i bellissimi mosaici e le tracce di affreschi in ottimo stato di conservazione e che hanno un elevato valore archeologico e i segni degli antichi tracciati stradali. Tra le attività proposte, oltre all’itinerario della “Secca delle Fumose” (per scoprire i segreti dell’attività vulcanica dei Campi Flegrei), ci sono i tour su barche trasparenti e diversi punti segnalati di immersione (per fare snorkeling o diving) con la possibilità per i sub esperti di immergersi lungo cinque diversi percorsi dai nomi che richiamano ognuno un’antica zona di Baia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA