PARTO IN IPNOSI/ A Torino la tecnica usata da Kate e Meghan per non sentire dolore

- Dario D'Angelo

Parto in ipnosi, la tecnica innovativa per non sentire dolore durante il travaglio utilizzata da Kate Middleton e Meghan Markle sarà insegnata a Torino.

parto neonato 2018 pixabay
Parto - Pixabay

Per molte donne la gioia del parto viene guastata dalla paura del parto. Farà male? Sarò in grado di controllare l’ansia e la tensione? Interrogativi comuni a moltissime future mamme, che da qualche tempo a questa parte vedono nel parto in ipnosi una possibile soluzione ai loro problemi. Come riportato dall’ANSA, questo tipo di approccio molto dolce è salito alla ribalta grazie a due mamme molto celebri e apprezzate come Kate e Meghan, che per dare alla luce il futuro della Casa Reale britannica hanno sperimentato proprio questa tecnica. In cosa consiste? Si tratta di una metodica basata su respiro e rilassamento, capace di provare l’autocontrollo da parte la partoriente, che in questo modo riduce il dolore e può dimezzare la durata del travaglio rispetto alla media. I benefici, oltre che per la mamma, secondo alcuni studi, sono anche per il nascituro: grazie al rilassamento dato dall’ipnosi vi è infatti un maggiore afflusso di sangue alla placenta e aumenta l’ossigenazione fetale.

PARTO IN IPNOSI A TORINO

Per sperimentare il parto in ipnosi non bisogna avere la fortuna di essere le consorti William e Harry. Come riportato dall’ANSA, questa tecnica innovativa è in arrivo infatti presso l’ospedale Mauriziano di Torino. A partire dal prossimo autunno alcune ostetriche offriranno, nell’ambito dei corsi di accompagnamento alla nascita, l’opportunità di apprendere la metodologia dell’autoipnosi per il controllo del dolore nel travaglio. Guai però a pensare di aver trovato la panacea per tutti i mali. Non tutta la popolazione, infatti, risulta ipnotizzabile: circa il 60% delle persone risponde in modo positivo a questa tecnica, il 20% può addirittura raggiungere uno stato ipnotico così profondo da subire un intervento senza anestesia, mentre il restante 20% non è recettivo. C’è da sperare di non far parte di quest’ultima categoria…



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