Pierina Paganelli, Roberta Bruzzone consulente di Louis e Valeria/ Il giallo di Rimini ancora senza soluzione

- Giovanna Tedde

Omicidio Pierina Paganelli: la criminologa Roberta Bruzzone nel team di consulenti di Louis Dassilva e Valeria Bartolucci, vicini di casa della 78enne uccisa a Rimini

Pierina Paganelli e il vicino di casa Louis Dassilva (Foto: web) Pierina Paganelli e il vicino di casa Louis Dassilva (Foto: web)

Roberta Bruzzone nel team di consulenti di Louis Dassilva e Valeria Bartolucci, i vicini di casa di Pierina Paganelli uccisa il 3 ottobre scorso a coltellate nell’area garage del suo condominio di via del Ciclamino, a Rimini. La criminologa ha annunciato poche ore fa di essere entrata nel pool di esperti incaricati dalla coppia quando sono trascorsi ormai 5 mesi dal delitto, un omicidio efferato per il quale non c’è ancora alcun indagato.

Oltre a Dassilva e Bartolucci, al centro dell’attenzione investigativa sono finiti i profili di Manuela Bianchi, nuora della vittima, e del fratello della donna, Loris Bianchi. Inizialmente tutti e quattro erano assistiti dagli stessi legali e consulenti di parte, ma l’evoluzione dell’inchiesta e le fratture intestine avrebbero portato le loro strade a dividersi anche sul fronte della difesa. Manuela Bianchi avrebbe avuto una relazione extraconiugale con Louis Dassilva e questo avrebbe prodotto una frattura insanabile con la moglie dell’uomo, Valeria Bartolucci, comunque certa dell’estraneità di suo marito alla morte della 78enne.

Omicidio Pierina Paganelli: 5 mesi fa l’orrore in via del Ciclamino a Rimini

Le indagini sull’omicidio di Pierina Paganelli non sono ancora arrivate a una svolta. La donna, 78 anni, è stata uccisa con 29 coltellate la sera del 3 ottobre scorso in via del Ciclamino a Rimini, teatro del delitto l’area sotterranea dei garage del palazzo in cui viveva. Quattro le persone attenzionate, ma non indagate, nell’alveo dell’inchiesta: la nuora Manuela e il fratello Loris Bianchi, e i due vicini di casa Louis Dassilva e Valeria Bartolucci. 5 mesi dopo l’omicidio, mancano elementi essenziali per chiudere il cerchio intorno all’assassino: dal movente all’arma del delitto, è ancora mistero fitto anzitutto sul contesto in cui è maturato il fatto.

I numerosi sopralluoghi degli inquirenti nell’area fanno propendere per una ipotesi: quella che la pista investigativa privilegiata sia da ritenersi concentrata sulla sfera di contatti e relazioni della vittima. Ma non ci sono certezze e gli inquirenti restano abbottonati sull’evoluzione delle attività finora condotte per tentare di tracciare un quadro nitido dei fatti. Al vaglio anche le immagini delle telecamere di una farmacia vicina al luogo dell’omicidio, che non si esclude possa aver ripreso un soggetto coinvolto nel delitto. Al momento, nonostante i prelievi di Dna per una eventuale comparazione con quanto repertato sulla scena del crimine, non c’è un’iscrizione nel registro degli indagati, atto che permetterebbe di procedere con esami irripetibili sul materiale biologico acquisito.

 





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