Pierpaolo Sileri/ “Anche Francia e Regno Unito faranno il green pass. I no vax…”

- Carmine Massimo Balsamo

Il sottosegretario Pierpaolo Sileri: “I no vax sono una minoranza di persone che hanno convinzioni particolari, con teorie molto stravaganti”

pierpaolo sileri
(LINK'S TALK)

«Il green pass non è puramente un obbligo vaccinale o un obbligo vaccinale mascherato. Il green pass è composto dalla vaccinazione e dalla diagnostica che consente a chi non vuole o non può vaccinarsi di ottenere il certificato verde»: così Pierpaolo Sileri nel corso di un Link’s Talk, format della Link Campus University. Il sottosegretario alla Salute ha fatto il punto sul contrasto alla pandemia e non poteva mancare un riferimento al mondo no vax: «I no vax sono una minoranza di persone che hanno convinzioni particolari, con teorie molto stravaganti. Poi ci sono i dubbiosi che rimangono in un limbo, alcuni hanno paura o non hanno una base culturale-scientifica tale da poter discriminare quelle che sono le notizie false».

Pierpaolo Sileri ha poi articolato il suo pensiero: «Coloro che non si vaccinano sono coloro che hanno meno fiducia nello Stato o nel sistema sanitario nazionale. A questo si aggiunge un problema culturale: aver allontanato delle spiegazioni scientifiche dalla popolazione ha determinato una maggiore ignoranza, aggravata anche dall’assenza in tv di trasmissioni che davano un peso maggiore alla scienza. Un altro grosso problema è la scomparsa di una certa formazione sanitaria nelle scuole».

PIERPAOLO SILERI: “OMS HA FATTO ERRORI”

Nella lotta al Covid-19 gli errori non sono mancati, ha spiegato Pierpaolo Sileri: «C’è stata una confusione globale fin dall’inizio della pandemia: l’Oms non ha comunicato in maniera eccezionale fin da subito. O l’ente regolatore europeo sui vaccini, con i vari enti regolatori europei che hanno messo paletti diversi: questo non aiuta la popolazione». Tornando sul green pass, il governo è stato fortemente criticato per essere stato l’unico in Europa ad adottare una strategia simile, ma il sottosegretario è netto: «È una scelta politica ed è una scelta giusta che ci permette di tenere i numeri dei positivi tra i 5 e i 7 mila, mentre i nostri colleghi europei del Nord hanno numeri quattro-cinque-sei volte superiori. Quando facemmo il lockdown ci criticarono e poi lo fecero anche Francia e Inghilterra. Potrebbe succedere anche con il green pass».



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