Plasma iperimmune, Perotti vs Burioni/ “Da un solo donatore 2 ‘proiettili’ antivirus”

- Silvana Palazzo

Plasma Iperimmune, scontro fra De Donno e Burioni. Il dott. Perotti spiega: da un solo donatore due ‘proiettili’ per altrettanti pazienti

burioni capua
Roberto Burioni a Che tempo che fa

L’impiego del plasma iperimmune è al centro dell’attenzione in queste ore caratterizzate dall’acceso scontro tra il noto virologo Burioni e il dottor De Donno. Tuttavia, polemiche a parte, l’uso di tale plasma ricavato dal plasma dei guariti ha permesso di azzerare quasi del tutto i morti per Covid-19 a Mantova e Pavia. “Da un soggetto che dona 600 ml di plasma iperimmune otteniamo due “proiettili” da dare a due pazienti”, ha spiegato il dottor Cesare Perotti, direttore di immunoematologia del San Matteo di Pavia, come riporta FarodiRoma.it. Il protocollo è estremamente sicuro e la sperimentazione è già arrivata al termine con risultati molto positivi, in attesa dell’analisi dei dati raccolti da parte degli specialisti. Intanto tra i donatori è partita una vera e propria gara di solidarietà grazie alla rete dell’Avis, tanto che a Mantova chi esce guarito dall’ospedale dona il proprio sangue con estremo piacere. Attualmente dunque si attende il responso delle analisi su quanto raccolto al quale seguirà la pubblicazione ufficiale. (Aggiornamento di Emanuela Longo)

FONTANA: “TRAGUARDO INCREDIBILE”

Fra i segnali di speranza contro il coronavirus, vi è anche la cura con il plasma cosiddetto iperimmune, quello cioè dei pazienti affetti da covid-19 e guariti, quindi, immuni. Sulla questione si è espresso anche il governatore della regione Lombardia, Attilio Fontana, che ha specificato: “In molti casi consente di evitare ai pazienti la rianimazione e sapendo quanto sia dura, questo è già un incredibile traguardo contro il maledetto Covid”. Il presidente della regione ha quindi sottolineato come il protocollo predisposto dal servizio di Immunoematologia e Medicina trasfusionale del San Matteo, sia già stato esportato negli Stati Uniti, dove si sta applicando in ben 116 centri universitari. “La cura – ha proseguito Fontana – si sviluppa in abbinamento al test sierologico, sempre del San Matteo di Pavia, che, oltre a dirti se hai o non hai gli anticorpi, ne analizza la quantità presente nel tuo sangue definendo se tu possa diventare donatore del prezioso Plasma con un’alta presenza di anticorpi. La Lombardia lavora a questo. Risposte concrete”. Insomma, un altro bagliore di luce in fondo al tunnel nella lotta al covid-19. (aggiornamento di Davide Giancristofaro)

PLASMA IPERIMMUNE, DE DONNO VS BURIONI

A Pavia la plasmaterapia sta dando risultati a dir poco incoraggianti, un percorso simile è stato intrapreso a Mantova. Anche qui si sta lavorando ad una possibile terapia per il coronavirus usando il plasma dei pazienti già guariti dal Covid-19. Ne ha parlato anche il virologo Roberto Burioni sul suo sito, esponendo pro e conto, ma il primario di pneumologia dell’ospedale “Carlo Poma” di Mantova lo ha attaccato su Facebook e lo scontro è quindi servito. Cosa è successo? Partiamo dalla plasmaterapia. Il Carlo Poma di Mantova e il policlinico San Matteo di Pavia hanno concluso da pochi giorni la sperimentazione. «I risultati visti nei casi singoli sono stati sorprendenti», afferma Massimo Franchini, il responsabile dell’Immunoematologia e Medicina trasfusionale del Poma. Ma attorno a questa possibile cura si sta consumando sui social lo scontro tra il virologo Burioni e il dottor De Donno, come ricostruito anche dal programma tv “Le Iene”. «Non è nulla di nuovo», sostiene però Burioni, che parla di una «prospettiva interessante, ma d’emergenza».

PLASMA IPERIMMUNE, DE DONNO VS BURIONI “SE NE ACCORGE ORA E VA IN TV…”

Secondo il virologo Roberto Burioni la plasmaterapia, che in passato è stata usata per altre malattie, in Cina è stata già sperimentata. «Ma non può essere usata ad ampio spettro». Inoltre, in un video pubblicato sul blog MedicalFacts precisa tutte le precauzioni necessarie e i protocolli da rispettare. A proposito della plasmaterapia, aggiunge poi che «diventa interessantissima nel momento in cui riusciremo a stabilire con certezza che utilizzare i sieri dei guariti fa bene, perché avremo aperta una porta eccezionale per una terapia modernissima: un siero artificiale» realizzato in laboratorio. Queste parole non sono andate giù al dottor Giuseppe De Donno, che ha attaccato duramente il virologo su Facebook. «Il signor scienziato, quello che nonostante avesse detto che il coronavirus non sarebbe mai arrivato in Italia, si è accorto in ritardo del plasma iperimmune».

E non manca un riferimento alle tante ospitate televisive di Burioni. «Forse il prof non sa cosa è il test di neutralizzazione. Forse non conosce le metodiche di controllo del plasma. Visto che noi abbiamo il supporto di AVIS glielo perdono. Io piccolo pneumologo di periferia. Io che non sono mai stato invitato da Fazio o da Vespa. Ora, ci andrà lui a parlare di plasma iperimmune». Poi ha lanciato un’insinuazione che sa di accusa: «Vedo che si sta già arrovellando a come fare per trasformare una donazione democratica e gratuita in una ‘cosa’ sintetizzata da una casa farmaceutica. Non siamo mammalucchi!». Ma non è chiaro a cosa si riferisse in questa postilla.

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