BERLUSCONI/ 1. Lupi: il passo indietro è vero, così farà rinascere il centrodestra

- int. Maurizio Lupi

MAURIZIO LUPI spiega che la decisione di Berlusconi non è un gesto estemporaneo, ma nasce dalla volontà di creare le condizioni per potere ricostruire la casa dei moderati

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Per l’ennesima volta, Berlusconi potrebbe scompaginare le carte in tavola. Se, effettivamente, alle prossime elezioni non ci sarà o ci sarà in maniera defilata, questo sì che sarebbe  la più importante novità politica degli ultimi 18 anni. Le sue intenzioni sono chiare: vuol fare un passo indietro per consentire ai tanti moderati cui è inviso di tornare nell’alveo del centrodestra. Il ragionamento ha una sua ragion d’essere, e l’estrema rinuncia alla leadership è parecchio suggestiva. Resta da capire se, da qui alle elezioni, non cambierà idea. Il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi è convinto di no. E ci spiega quali sono le prospettive del suo partito da qui alle urne.

Al di là dell’annuncio, è vero che Berlusconi fa un passo indietro?

Non avrebbe confermato, nell’intervista concessa a Belpietro su Canale 5, quanto anticipato da Alfano il giorno prima. Non si è trattato di un episodio estemporaneo, ma del frutto di un lavoro che stava procedendo da giorni. Berlusconi si è convinto del fatto che se fare politica vuol dire mettersi al servizio del bene del Paese, a partire da quello in cui uno crede, il suo passo indietro avrebbe rappresentato un gesto di grande responsabilità in tal senso; nell’auspicio, ovviamente, che questo consenta di costruire una proposta più ampia, in cui coinvolgere tutti i moderati. Se fino a poco tempo fa, l’ostacolo alla costituzione di un’alternativa alla sinistra e alla possibilità che la società civile si potesse riaggregare era lui, ora, in tanti, potranno farsi avanti.

A questo punto, chi sarà il nuovo leader?

Per il momento, stiamo ai fatti: il passo indietro di Berlusconi consente di inaugurare un percorso in cui si possa individuare qualcuno che consenta di tenere tutti i moderati insieme pur nella diversità. Starà ai vari Fini, Casini e Montezemolo decidere se prender parte o meno a questo percorso.   

Come giudica le prime reazioni?

Mi pare che si stia cogliendo l’importanza della posta che c’è in gioco. L’ex segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, per esempio, ha lasciato intendere che, in sostanza, se son rose fioriranno.

Buttiglione ha detto che se il passo indietro sarà reale, il centro intende costruire con il Pdl il Ppe italiano

Per fare un partito occorre individuare valori, ideali e un programma da condividere, oltre a persone credibili che lo rappresentino. Dopo di che, la strada che si sceglierà di percorrere potrebbe consistere, effettivamente, nel Ppe, ma anche in un’aggregazione in grado di proporsi agli elettori in maniera nuova e credibile. Ma questo si vedrà solo col tempo.

In ogni caso, quale dovrebbe essere la base programmatica da cui partire al fine di costruire un nuovo partito o una semplice alleanza?

A fronte della sfida che la crisi ci pone, dobbiamo anzitutto ricostruire un tessuto sociale e identitario che si fonda su valori quali la centralità della persona, l’importanza dell’educazione, e la famiglia come punto di riferimento, anche nella sua funzione di  primo grande ammortizzatore sociale. Detto ciò, la nostra area dovrebbe ribadire come Stato e la società non siano in alternativa, così come non lo sono la sussidiarietà e la solidarietà. 

Berlusconi ha aperto al Monti bis. Crede anche lei, tuttavia, che, eventualmente, dovrebbe candidarsi?

E’ evidente. Monti è una risorsa per il nostro Paese, e la sua forza consiste nell’essere terzo rispetto agli schieramenti politici. Tuttavia, non dobbiamo avere paura della democrazia e se si decidesse che può fare il presidente del Consiglio occorrerebbe che si candidasse. In ogni caso, sarebbe un errore tirarlo per la giacca ora, prima ancora di capire come si sarà evoluta la situazione.  

Crede che si dovrà proseguire l’agenda Monti?

Anche lui ha capito che il problema del Paese è la crescita e con la tassazione che abbiamo, si rischia di inasprire la fase recessiva; in tale senso, l’agenda Monti va assunta, emendata, ma non tradita.  

Cambierete la riforma del lavoro e quella delle pensioni?

Vedremo che risultati fornirà il monitoraggio della riforma Fornero; la preoccupazione di tutti è che le rigidità in entrata che ha introdotto creeranno  nuovi disoccupati. Eventualmente, quindi, la modificheremo individuando i criteri che consentano alle imprese di stare sul mercato rispettando i criteri imposti dalla competizioni internazionale, di aumentare le tutele e di creare occupazione. Sul fronte delle pensioni, invece, crediamo vada risolto il gravissimo problema degli esodati. Non, tuttavia, come sta facendo il Pd. Non è pensabile, infatti, aggravare ulteriormente il bilancio pubblico.

Fino a ieri la priorità sembrava consistere nell’azzeramento del Pdl. L’ipotesi è ancora in cantiere?

Credo che il gesto di Berlusconi, benché non risolva tutti i problemi, li indirizzi sulla strada giusta. Anche perché, se si azzera il Pdl, da dove si riparte? Il gesto di Berlusconi, invece, insegna che si può ricominciare da una concezione della politica e dei partiti che non coincida tanto con un progetto di potere, quanto con il servizio al proprio Paese e la disponibilità a fare passi indietro.

La questione morale, tuttavia, così facendo non si estirpa in sei mesi…

Non possiamo pensare che sia sufficiente stilare nuove regole per sistemare tutto. Per ripartire occorre che ciascuno si chieda ove risiede la sua consistenza, e cosa possa richiamarlo tutti giorni allo scopo per cui si fa politica. La questione morale, quindi, si risolve mantenendo vive le ragioni per le quali si è deciso di fare politica. Detto questo, occorre poi giudicare e affermare chiaramente che se uno sbaglia oltre certi limiti o se il suo modo di vedere le cose non coincide con quello del partito, allora non può farne parte. 

 

(Paolo Nessi)





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