SCENARIO/ Un sondaggio choc fa tremare la Lega di Bossi

- Francesco Jori

FRANCESCO JORI affronta il nodo Tosi, il più caldo in casa Lega Nord. Il sindaco di Verona vuole infatti presentarsi con una lista propria, contro il parere di Bossi e del “cerchio” magico

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Non avrai altra Lega all’infuori di me? Con il dovuto rispetto per le doti carismatiche e divinatorie che Bossi si auto-attribuisce, e che il suo popolo gli ha fin qui riconosciuto (anche se negli ultimi tempi la fede padana vacilla…), gli studiosi delle Scritture del Carroccio dubitano assai che alla fine il Grande Capo proibirà davvero al sindaco Flavio Tosi di presentare una propria lista alle amministrative di primavera a Verona, in aggiunta a quella verde-ortodosso.
Le previsioni sono per una soluzione all’italiana, e cioè il classico compromesso che permette a tutti di non perdere la faccia: la lista si farà, magari senza piazzarci nel simbolo il cognome “Tosi”, ma un qualche altro riferimento che comunque lo richiami. “Finirà che la chiameranno Lista Ragazzi”, scherza un vecchio leghista padovano, giocando sul fatto che in veneto “Tosi” significa appunto “ragazzi”.

Ma al di là degli scherzi, la soluzione sembra obbligata per questioni che vanno ben oltre quelle di bandiera. Il gruppo leghista in Consiglio regionale ha tra le mani uno choccante sondaggio Swg, da esso stesso commissionato: se si tornasse a votare oggi, il Carroccio conoscerebbe un vero e proprio tracollo di ben 11 punti, passando dal 35 per cento delle elezioni regionali di un anno e mezzo fa al 24.
E non consola certo i leghisti prendere atto che il Pdl a sua volta scenderebbe dal 25 al 17; e che, tanto per cambiare, un evanescente Pd non riesce a beneficiarne, recuperando appena 2 punti e passando al 22 per cento. Qualche modesto vantaggio per Udc e Idv, ma sarebbe soprattutto il movimento di Grillo a trarne vantaggio, salendo dal 2 al 7.

Il dato più eclatante di tutti è però un altro: ben il 49 per cento degli intervistati, come dire una persona su due, non saprebbe proprio per chi votare, o starebbe decisamente a casa.
È la prova tangibile (e choccante) per la Lega che la guerra dichiarata al governo Monti con tanto di movimentismo esasperato non paga, e che anche nella roccaforte veneta quote crescenti di elettorato stanno decidendo di toglierle la fiducia. Da qui l’importanza estrema del voto parziale di primavera, dove su Verona saranno puntati gli occhi di tutta Italia. Anche perché, con la legge elettorale comunale, se Tosi corresse con la sola lista leghista rischierebbe di vincere sì, ma di trovarsi con un gruppo consiliare privo della maggioranza: diventando così quello che nel gergo politico americano si chiama “anatra zoppa”. 

Viceversa, tutti i sondaggi finora in campo segnalano che una coalizione composta dalla Lega e da una lista complementare potrebbe sfondare fin dal primo turno. Dimostrando così, sul campo, ciò che Maroni va ripetendo da giorni: la Lega può vincere anche senza il Pdl, candidandosi così a diventare il primo partito del Nord; e da quella posizione dettare poi le condizioni per un’eventuale rinnovata alleanza di centrodestra alle politiche del 2013.

Su questo sta ruotando attualmente il confronto interno al Carroccio: che va ben oltre le questioni strettamente veronesi, e financo venete. E tuttavia, queste ultime un ruolo finiscono per esercitarlo: perché il Veneto, azionista di maggioranza del voto leghista, diventerà il vero banco di prova del braccio di ferro tra i bossiani ortodossi (Gobbo) e i maroniani doc ((Tosi). Insomma, una sorta di prova generale della partita per il vertice stesso del Carroccio: se Maroni con una sua testa di ponte dovesse espugnare le terre di là del Mincio, chi ne fermerebbe l’irresistibile ascesa?

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