NAPOLITANO/ Franchi: ecco perché Mps preoccupa così tanto il Quirinale

- int. Paolo Franchi

Numerosi gli interventi del Capo dello Stato sul caso Monte Paschi, in piena campagna elettorale. C’è il rischio che vada oltre i suoi doveri istituzionali? Il parere di PAOLO FRANCHI

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Giorgio Napolitano (Infophoto)

Non siamo nella stessa situazione di quando cadde il governo Berlusconi, nel 2011, ma siamo in un momento per certi versi simile e altrettanto difficile: così Paolo Franchi commenta gli interventi del Capo dello Stato, numerosi in questi giorni, sul caso Monte dei Paschi. “Non è certamente felice di doverlo fare, soprattutto in piena campagna elettorale” aggiunge Franchi “ma sente di doverlo fare a rischio di essere giudicato fuori dalle sue specifiche competenze”. Il motivo? Difendere la credibilità internazionale delle istituzioni fondamentali come è ad esempio Bankitalia in uno scenario internazionale dove, dice Franchi, in molto non vogliono bene all’Italia: “Certa stampa tedesca e certi ambienti radicali della Bundesbank hanno già cominciato ad attaccare Mario Draghi”. Napolitano è intervenuto infatti proprio a difesa di Bankitalia, attaccata anche duramente per la sua presunta mancanza di vigilanza, così come ha chiesto esplicitamente alla stampa di evitare “un cortocircuito tra stampa e giustizia”. Per Franchi, “le cose che dice Napolitano sono legate all’esigenza di mantenere un minimo di garanzia della stabilità del quadro generale in un momento politicamente ed economicamente molto difficile”.

Come giudica l’operato del Capo dello Stato in questo momento così delicato, tra crisi bancaria e campagna elettorale in corso?

C’è un doppio problema. Il primo è che c’è  sicuramente l’esigenza di fare il più rapidamente e il meglio possibile chiarezza e accertare le responsabilità penali, e non solo, per quello che riguarda la vicenda Monte dei Paschi. Ad esempio accertare se ci sono e dove sono annidiate fuori del Monte dei Paschi le responsabilità di chi, potendo impedire quanto è successo, non lo ha fatto. 

Il secondo problema invece quale è?

E’ la tenuta non tanto di Mps, anche quello certamente, ma della credibilità del sistema bancario italiano e della credibilità internazionale in Europa e nel mondo del sistema Italia. Per quanto sicuramente il sistema della vigilanza sul sistema bancario vada affrontato e rivisto, mi pare evidente che Bankitalia è un aspetto cruciale del discorso.

Napolitano dunque impegnato a salvaguardare la nostra credibilità? Non ritiene stia intervenendo al limite dei suoi doveri istituzionali?

Posso capire che l’impressione sia questa, che questi suoi interventi appaiano irrituali, però faccio presente che già nel novembre 2011, quando cadde il governo Berlusconi, toccò al Capo dello Stato prendere una posizione forse irrituale anche quella volta. Ma ci eravamo trovati in una situazione nella quale l’unico punto di riferimento accreditato in Italia era Napolitano. Questo è un dato di fatto.

Siamo di nuovo nella stessa situazione di allora?

No, però alcune cose negative sul piano internazionale cominciamo già a vederle. Pensiamo ad esempio che Draghi comincia a ricevere critiche anche legate a questa sua ipotetica presenza nella vicenda Monte Paschi: lo scrive la stampa tedesca e lo dicono i settori più radicali della Bundesbank. Dobbiamo stare attenti: per recuperare un minimo di credibilità internazionale abbiamo dovuto passare tutto quello che sappiamo. Riperderla è molto più semplice che accumularla.

Perché Bankitalia?

Attacchi a Bankitalia già in passato ne abbiamo visti tanti, molti dei quali non proprio sensati. E’ una di quelle istituzioni fondamentali. Una cosa è attaccarla, un’altra è invece dire: apriamo una riflessione sulle forme e l’efficacia di come si fa vigilianza.

 

Tornando sui doveri istituzionali del Presidente della Repubblica, bisogna forse ricordare che siamo in piena campagna elettorale. C’è il rischio che le sue parole possano influenzare gli elettori?

Per quanto riguarda Montepaschi siamo in un momento di passaggio. Io ho l’impressione che sia una cosa di natura sistemica, non un episodio fra i tanti, e riguarda tanti aspetti: non ultimo il fatto che quel signore che fino a ieri faceva il garante di tutto ciò, e mi riferisco a Mario Monti, ora è salito in politica. Tutto lo scenario è in movimento. Tener salva la credibilità delle istituzioni fondamentali in un momento in cui tutto scoppietta, credo tocchi farlo proprio al Capo dello Stato.

 

Napolitano ha fatto anche un severo richiamo alla stampa, ai giornalisti, chiedendo loro di evitare gli aspetti negativi della faccenda e possibili cortocircuiti tra stampa e giustizia.

Già nei giorni scorsi Napolitano aveva detto qualcosa di questo tipo. Io credo che nel mondo ideale compito della stampa è cercare la verità o il massimo di verità possibile e poi scriverla. Napolitano dicendo ciò che ha detto non ha certo voluto mettere dei limiti alla stampa. Il suo è un richiamo alla permanente pericolosità tanto più grave quando si è in una situazione politicamente ed economicamente così precaria come quella che stiamo vivendo. E’ un richiamo al rischio che quando scatta quello che una volta si definiva circolo mediatico giudiziario, tritacarne infernale e via dicendo, molto spesso la stampa non si avvicina di molto alla verità.

 

C’è un rischio evidente in questo tipo di situazioni.

Infatti: buttiamo olio e legna sul fuoco non necessariamente con riprorevoli intenti, ma perché così ci viene da ricostruire la realtà. Quindi quello del Capo dello Stato non è un appello alla libera stampa perché non svolga il proprio compito, ma perché lo eserciti con senso di responsabilità. 

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