MANOVRE/ Così Pdl e Pd si fonderanno (dopo il governo Letta)

Per GIANFRANCO ROTONDI, con la nascita del governo Letta, la stagione del Pd e del Pdl è conclusa. Se l’esperienza ha successo, i due partiti moderati daranno vita a una nuova fase

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Angelino Alfano e Gianfranco Rotondi

“Con la nascita del governo Letta, la stagione del Pd e del Pdl è conclusa in ogni caso. Se il governo ha successo, ‘l’intendenza seguirà’. Se il governo non ha successo, sotto le macerie ci restiamo tutti”. Ad affermarlo è l’onorevole Gianfranco Rotondi, deputato del Popolo della libertà ed ex ministro per l’Attuazione del programma di governo.

Il Pdl torna a dividersi tra falchi e colombe. Qual è il senso di questa dialettica interna?

Il partito non può essere affetto da sindrome bipolare: deve avere una sola linea politica, se ne ha due si spacca. Già su Monti ci siamo spaccati, alcuni di noi non lo volevano e io stesso la prima fiducia non l’ho affatto votata. Il partito fu compatto sulla linea di sostenere il governo tecnico, che io non trovavo adeguato. Alla fine ci siamo però spaccati lo stesso, perché la nascita di Fratelli d’Italia è un effetto del sostegno all’esecutivo di Monti. Questa volta è diverso, non c’è un governo tecnico bensì politico di cui il Pdl è protagonista, e il vicepremier è il nostro segretario Angelino Alfano. Quindi non ci sono due linee politiche, ma una sola: quella che ha portato al governo Letta/Alfano.

Come si spiega una certa ostinazione di esponenti come Brunetta sul taglio dell’Imu?

Renato Brunetta è il nostro capogruppo ed è giusto che ricordi un punto dirimente dell’accordo da cui è nato il governo. Ognuno deve parlare al proprio elettorato, e noi ai nostri elettori abbiamo detto che avremmo sostenuto il governo a condizione che si abolisse l’Imu come segno di una politica sbagliata, che ha penalizzato i consumi e le famiglie e impedito la crescita e lo sviluppo. Nella nostra posizione c’è quindi una nostra bocciatura ancora più forte delle politiche del governo Monti, e il contributo che sappiamo e vogliamo dare a Letta perché attui una politica esattamente opposta.

Il governo è coeso o rischia di andare in pezzi alla prima incomprensione?

Il governo è un matrimonio di interesse, ma nell’interesse per una volta dell’Italia e non dei partiti. Né il Partito democratico né il Popolo della libertà hanno un interesse elettorale a fare parte di questa maggioranza. Il Pd si gioca l’anti-berlusconismo, cede voti alla sinistra massimalista e a Grillo. Il Pdl per ora è premiato nei sondaggi, ma alla lunga pagherà l’accordo con la sinistra. Non dobbiamo quindi domandarci a chi giovi questa alleanza, la facciamo solo perché giova al Paese e la porteremo avanti solo a questa condizione.

Quale futuro ci dobbiamo aspettare per l’Italia?

Con la nascita del governo Letta, la stagione del Pd e del Pdl è conclusa in ogni caso. Se il governo ha successo, “l’intendenza seguirà”. Se il governo non ha successo, sotto le macerie ci restiamo tutti.

 

Che cosa vuole dire con l’espressione “l’intendenza seguirà”?

Se il governo ha successo, alla fine del giro non troveremo né il Pdl né il Pd. Il successo del governo sarà la salvezza dell’Italia e chi ha salvato l’Italia diverrà espressione di una novità politica che a quel punto sarà travolgente. Non intendo ovviamente dire che sarà una nuova Balena Bianca, anche se questo è un governo fatto in gran parte da democristiani, e Letta ed Alfano sono il meglio della classe dirigente uscita dalla Democrazia cristiana.

 

Una fusione tra Pdl e Pd non finirebbe per rafforzare M5S, Lega nord ed estrema sinistra?

Io prenderei alla lettera la battuta di Grillo, secondo cui il Pd è uguale al Pd meno Elle. Non considero una sciagura che i due partiti con una cultura di governo si mettano assieme in una maggioranza che assuma un significato sempre più politico.

 

In Germania la Grosse Koalition è durata per una legislatura, poi si è ritornati al bipolarismo …

Il problema dell’Italia è che ai due principali partiti manca una cultura di riferimento. Se il Pd fosse socialista e il Pdl fosse compiutamente popolare, non ci sarebbe la paura di confondersi al governo, perché saremmo prodotti diversi. Il problema del nostro Paese è che il Pdl comprende di tutto, e al suo interno dirsi democristiani, che dovrebbe essere la norma, invece è l’eccezione: lo faccio solo io.

 

Quali sono le conseguenze di questa mancanza di identità?

A bloccare il nostro Paese è sempre la mancanza di identità forti. I due principali partiti si sono innamorati di una parolaccia della Seconda Repubblica, la “contaminazione”. Tanto Pdl quanto Pd comprendono socialisti, liberali e cattolico-popolari, come in una sorta di supermercato. Solo che quando questi supermercati vanno al governo, non riescono a governare.

 

Il governo Letta però è la prima esperienza di Grande Coalizione in Italia, a parte la parentesi del governo Monti …

La vera Grande Coalizione in Italia è stata l’esperienza del centrosinistra di Aldo Moro, che era espressione del ceto medio diffuso rappresentato dalla Democrazia cristiana e della classe lavoratrice difesa dal Psi e dal Pci. Il problema è che il Pd non si rassegna a essere la sinistra social-democratica europea che rappresenta il sindacato, il mondo del lavoro, le battaglie per i diritti.

 

(Pietro Vernizzi)

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