SCENARIO/ Se Letta è più “a destra” di Berlusconi

Tanto non ci cacciano fuori dall’Ue: GIANFRANCO ROTONDI commenta le frasi dell’ex premier, secondo cui faremmo bene a infrangere gli impegni sul tetto del 3% al rapporto deficit/Pil

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Silvio Berlusconi - Infophoto

Incassata la sospensione dell’Imu, Berlusconi tenta di mettere a segno altri colpi. Intervenendo all’inaugurazione di una casa di cura sui Colli di Pontida, nel bergamasco, ha spiegato che sarà necessario scongiurare l’aumento dell’Iva. E che, se per questo servirà sforare il tetto del 3% al rapporto deficit/ pil, tanto vale sforarlo. In fondo, «tanto non ci cacciano», ha detto. Poi, ha aggiunto: «Si dice che il Governo stia affannosamente cercando 8 miliardi, ma in quale azienda, non si possono tagliare i costi dell’1%? È veramente una cosa non accettabile che non si riescano a trovare questi fondi». Per evitare che a Bruxelles a qualcuno venga un infarto, Letta si è premurato di ribadire senza indugio che gli impegni contabili saranno mantenuti. Resta da capire fino a che punto potrebbe spingere l’ex premier. Molto potrebbe dipendere dalle sue vicende giudiziarie e dalla reazione a eventuali condanne. Sullo sfondo, resta l’ipotesi di tornare agli albori, a Forza Italia. Abbiamo parlato di tutto ciò con l’onorevole Gianfranco Rotondi.

Come vanno lette le affermazioni di Berlusconi?

Berlusconi è un uomo di governo e, semplicemente, non ha fatto altro che esternare le sue riflessioni alla luce della sua esperienza da premier. Esprimendo una posizione che può sembrare, di primo acchito, visionaria ma che poi, come spesso accade, si rivela decisamente realista. D’altro canto, quando era a Palazzo Chigi, aveva individuato nella depressione dei consumi la ragione della crisi, e ha sempre sostenuto che fosse necessario assumere tutte le misure opportune per rilanciarli. Gli eventi gli hanno dato ragione.

Non crede che queste affermazioni siano rivolte anche al proprio elettorato?

Anche, indubbiamente. Ma, a dire il vero, l’elettorato di Pd e Pdl è diviso, più che altro, dalla “maledizione” della seconda Repubblica, ovvero dalla distinzione tra berlusconismo e antiberlusconismo. Al di là di questo, si tratta di due partiti portatori di un eguale interclassismo: per entrambi votano operai e “padroni”.

Tutto ciò potrebbe avere ricadute sul governo Letta?

Assolutamente no. Letta recepirà le indicazioni programmatiche che Berlusconi fornisce come partner importante della coalizione, e farà la sintesi. Oltretutto, alla luce della memoria del suo maestro, Nino Andreatta, collocherei addirittura Letta a destra di Berlusconi. Non avrà, quindi, alcuna difficoltà a dialogare ad armi pari con lui.

Crede, in ogni caso, che le mosse dell’ex premier abbiano a che fare con il timore di una sentenza avversa da parte della Corte costituzionale, che dovrà esprimersi sul rigetto della richiesta di legittimo impedimento rifiutata dalla Corte di Appello nell’ambito del processo Mediaset?

Berlusconi non fa discendere le sue valutazioni politiche da sentenze sulle quali, oltretutto, è andata ormai ben oltre l’essere rassegnato, ma è addirittura “smaliziato”. Sappiamo bene, in sostanza, come va il mondo…

Pensa che sia verosimile la rinascita di Forza Italia?

Parla con un rifondatore di mestiere. Non mi sembra che il mio tentativo di rifare la Dc abbia sortito questo straordinario successo. Essendomi scottato una volta, dalla seconda, mi sottraggo; anche perché non è di mia competenza.

 

A proposito di rifondazione della Dc: abbiamo un governo post-neo democristiano. Questo vorrà pur dire qualcosa?

Per lo meno, me lo auguro. Dall’attuale grigiore di questa politica, emergerebbe finalmente una pietra preziosa.

 

Chi ne farebbe parte?

Guardi, per ora mi limito a dire che, anche se non prendo parte al dibattito sulla rinascita di Forza Italia, sto riflettendo, rispetto alla metà del campo in cui milito, su soluzioni più radicali; e che dovranno avere tempi lenti e lunghi. Una riflessione con chi è rimasto democristiano e berlusconiano come il sottoscritto, e il cui esito non significherà tornare a Forza Italia, né svendere gli incarichi di partito, ma mettere radicalmente in discussione la nostra rappresentanza politica o il modo in cui ci siamo rapportati alla società. Un modo che, in una certa fase, è stato vincente ma, ora, lo è solamente quando il partito espone Berlusconi. Il quale potrà pur tornare a Palazzo Chigi, o ambire al Quirinale. Ma dobbiamo prendere atto che un partito in grado di sopravvivergli, attualmente, non esiste.

 

(Paolo Nessi)

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