DIETRO LE QUINTE/ Lo stop di Monti nasconde i nodi della “galassia” post Dc

- La Redazione

Cosa sta accadendo al centro? Come è possibile che chi da sempre ha fatto della responsabilità e delle larghe intese la sua bandiera, oggi mandi segnali di guerra? ALVARO ZACCURI

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L'ex premier Mario Monti (Infophoto)

I sussulti di Scelta Civica hanno sorpreso anche il presidente Napolitano, che si è sentito in dovere di tranquillizzare italiani e governo, ritenendo improbabile che Scelta Civica tolga la fiducia al governo Letta. Cosa succede al centro? Come è possibile che chi da sempre ha fatto della responsabilità e delle larghe intese la sua bandiera oggi mandi segnali di guerra all’esterno, mentre vive pubblici contrasti interni?
È difficile comprendere oggi le scosse che investono tutti i partiti dell’arco politico, nessuno escluso. E questa può essere una prima risposta, l’effetto contagio che destabilizza tutti i gruppi politici: Monti nel suo post l’ha scritto, le fibrillazioni di Pd e Pdl non aiutano la stabilità. E se due dei tre convitati ballano, anche il terzo è portato a sobbalzare. Probabilmente Scelta Civica soffre in questo momento di frustrazione e insofferenza. In fondo i centristi, prima con l’Udc, poi col Governo Monti, infine con Scelta Civica, ritengono di aver avuto ragione su tutto, di aver fatto bene per l’Italia, di aver detto la verità ai cittadini mentre gli altri facevano demagogia, di aver proposto da soli l’unica soluzione possibile, il governo delle larghe intese, quando gli altri accendevano gli animi degli elettori parlando di giaguari da smacchiare e comunisti da arginare. Dopo la crisi dell’elezione del presidente della Repubblica, tutto è andato come avevano indicato i centristi. Sono stati i fatti a dar loro ragione, ma era troppo tardi. In qualche modo erano diventati marginali.
A questo punto sono subentrati i problemi. Quel che univa i candidati di Scelta Civica e alleati era un progetto di governo, ma non c’è stato il tempo di costruire una base comune su tutto il resto: valori, riferimenti, orientamenti rispetto alle mille questioni che si affacciano ogni giorno, scelte future, interlocutori. Riforme è un mantra che si può ripetere, ma manca di concreta applicazione, non sempre è chiaro e univoco cosa si intenda. E poi in politica per ottenere i risultati contano i numeri. Con un risultato elettorale negativo che ha consegnato il ruolo di terza forza a Grillo, Scelta Civica ha visto depotenziata la sua capacità di incidere sul governo. E come Monti aveva già sperimentato durante il suo governo, non basta avere ragione per ottenere soddisfazione, e spesso il gioco delle parti degli avversari risulta più premiante. Tutto ciò crea disorientamento dentro lo stesso movimento centrista. Non è il merito, la qualità, la competenza a premiare l’azione politica. Spesso la demagogia ottiene molto di più.

E così i tecnici del centro si trovano con in mano le soluzioni ma senza bandiere da agitare per attirare elettori e consensi. E quindi cercano di conquistare posizioni attraenti e traenti. Affiorano le differenze con l’Udc, con ciascuna parte protesa a rimarcare le proprie caratteristiche per riconquistare spazio di fronte al proprio potenziale elettorato, con esiti ancora incerti. Ma grandi differenze ci sono forse ancor di più all’interno di Scelta Civica, che non a caso si è trovata a rimandare un progetto di unificazione con l’Udc che già era stato abbozzato. Temendo di finire fagocitata da una realtà più strutturata, Scelta Civica ha preferito scegliere prima la strada della costituzione della propria ossatura, anche utilizzando la vecchia politica come parafulmine per costruire per contrasto la propria identità. Statuto appena approvato, nomine sul territorio, convention il 13 luglio, tesseramento, congresso a ottobre. Ma non sarà facile. I nodi da sciogliere al suo interno sono molti. E c’è il rischio di scoprire che quando vai sul territorio non è facile convincere la gente, e intanto chi è più capace di guadagnare forza non è detto che sia anche il migliore.
Quello che appare è spesso un problema di contrapposizione tra componenti, Italia Futura, i cattolici e i montiani di più stretta osservanza. Ma se si trattasse di correnti ben definite sarebbe tutto molto più facile: in realtà l’analisi delle posizioni prese dai parlamentari fa intravedere una frammentazione molto maggiore, un individualismo di tanti che hanno magari forti personalità ma scarsi punti di riferimento in questa esperienza nuova. Ma se alcuni fanno più rumore con prese di posizione pubbliche e forti, in realtà esiste una maggioranza silenziosa anche tra i parlamentari che è insofferente alle polemiche e agli strappi. Ci sono però contrapposizioni di ogni tipo, rivalità, contrasti su molti temi, prospettive politiche divergenti. In un recente incontro sono emerse forti contraddizioni sul tema delle riforme istituzionali e del semipresidenzialismo per il quale alcuni hanno firmato anche delle mozioni, mentre altri sono pubblicamente contrari. Si è discusso persino sul finanziamento dei parlamentari al partito. Sul tema dell’obiezione di coscienza ci sono state due mozioni alternative. Il flirt di alcuni con i renziani è comparso sulla stampa, mentre altri provengono da esperienze diverse, molto più legate al mondo del centro-destra. Cosa che vale per il tema spinosissimo delle famiglie europee, in vista delle elezioni del prossimo anno: la sfida tra i filo-popolari e chi invece preme per altre soluzioni (l’Alde dei liberali, ad esempio) è talmente accesa (con tutto quello che implica) che ha portato Monti a glissare sempre su questa problematica.
Diversi parlamentari, abituati ad essere leader nel loro mondo di provenienza, fanno invece più fatica a confrontarsi col Parlamento. E in questo disorientamento generale, dove spesso le posizioni personali fanno premio sulle presunte componenti, anche le opinioni e le alleanze interne sono mutevoli. Ma le elezioni europee sono alle porte.

 

(Alvaro Zaccuri)

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