BERLUSCONI/ Sisto (Pdl): se Epifani detta la “linea” alla Giunta, è crisi

“L’eventuale decisione del Pd di votare la decadenza rappresenterebbe un illegittima espulsione dal campo di chi non ha commesso alcun fallo”. FRANCESCO PAOLO SISTO (Pdl)

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Silvio Berlusconi (Infophoto)

C’è il sospetto, che poi sarebbe una speranza, che sia tutto un bluff: il Pdl minaccia di staccare la spina al governo se la Giunta per le elezioni stacca la spina a Berlusconi non tanto perché intenda farlo sul serio, ma per sortire reazioni interne al Pd, spaccarlo ulteriormente, e vedere che succede. D’altra parte, se Berlusconi fa cadere il governo, all’indomani dell’eventuale via libera della Giunta alla sua decadenza senatoriale, per lui non cambia nulla: Napolitano non scioglie le Camere, riaffida l’incarico a Letta, il quale troverà una maggioranza alternativa, e non si va a elezioni anticipate. E, anche se il Letta Bis non ottenesse la fiducia in Parlamento, durerebbe in qualità di governo elettorale il tempo necessario per abolire il Porcellum. Mesi, insomma. Abbiamo chiesto ragguagli a Francesco Paolo Sisto, onorevole del Pdl e presidente della commissione Affari costituzionali della Camera.

Allora, è un bluff?

Non c’è nulla di provocatorio né tattico in quello che sta accadendo. La nostra posizione è semplice: la legge Severino che prevede l’incandidabilità per le condanne superiori ai due anni, laddove la pena minima prevista non sia inferiore ai 4, non può essere retroattiva. Non può esserlo in virtù dei principi basilari delle democrazie europee sigillati dall’articolo 7 della Convenzione per i diritti dell’Uomo (che rispetto al nostro ordinamento è prevalente) con la ratifica del Trattato di Lisbona, nonché della nostra stessa Costituzione.

Eppure, l’avete votata pure voi del Pdl la legge Severino.

Certo, perché nessuno ha mai pensato che potesse avere valore retroattivo.

Alcuni sostengono che la decadenza è un effetto della norma, e non una pena. Per questo, non si potrebbe invocare il principio della non retroattività, riferibile esclusivamente alle pene.

Il principio, anzitutto, vuole che nel momento in cui si commette un fatto che ha rilevanza penale, si debbano conoscere tutte le conseguenze che ne scaturiscono. Chi afferma che l’incandidabilità non sia una pena ma un mero effetto amministrativo non tiene conto della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che, in più di un’occasione, ha chiarito come in presenza di fatti di rilevanza penale, le sanzioni o le misure inflattive o afflittive derivanti abbiano comunque natura di sanzione penale.

Se il Pd vota la decadenza, farete realmente cadere il governo?

L’unico che può stabilire le conseguenze di un voto del genere e indicare la strada da percorrere è Berlusconi. Di certo, l’eventuale decisione del Pd di votare la decadenza rappresenterebbe un illegittima espulsione dal campo di chi non ha commesso alcun fallo. Questo non potrebbe non sortire gravi conseguenze politiche. D’altro canto, sarebbe a quel punto impossibile per il Pdl continuare a convivere con chi l’ha decapitato, considerando che Berlusconi è il Pdl.

 

Comunque vada, Berlusconi difficilmente potrà ancora candidarsi, a prescindere dalla legge Severino: il 15 ottobre dovrà scegliere tra i domiciliari e i servizi sociali, mentre sul suo capo pendono altri processi. Non sarebbe meglio, come gli è stato suggerito, dimettersi un minuto prima che la Giunta voti?

Delle responsabilità giudiziari si occupano i giudici, di quelle etiche il Padreterno, di quelle politiche gli elettori. Mescolare questi tre aspetti è sempre piuttosto pericoloso. In tal senso, è piuttosto singolare che un voto che dovrebbe essere espresso in scienza e coscienza dai membri della Giunta, sia stato anticipato, per quanto riguarda il Pd, da una persona ad essa esterna e, per giunta, segretario di un partito. La situazione, inoltre, va affrontata passo dopo passo: oggi si pone il problema della votazione in Giunta per le elezioni. Le sentenze non definitive, o le scelte che Berlusconi farà con i suoi avvocati non fanno parte dell’agenda della Giunta e neppure dell’attuale agenda politica.

 

(Paolo Nessi)

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