LEGGE ELETTORALE/ Il giurista: il “Renzellum”? Come la legge delle elezioni fasciste…

- int. Stelio Mangiameli

Continua il dibattito sulla legge elettorale. Sulle proposte del Pd formulate da Renzi si confrontano le maggiori forze politiche. Ma saranno tutte costituzionali? Ne parla STELIO MANGIAMELI

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Immagine di archivio

Il dibattito sulla riforma della legge elettorale continua a tenere banco. Dopo che la Consulta ha dichiarato incostituzionale il cosiddetto Porcellum si è scatenata la bagarre. Mentre Grillo continua a considerare illegittimo il Parlamento (per essere stato eletto appunto con una legge incostituzionale) Renzi accelera sulla questione presentando tre diverse proposte: una nuova versione della legge Mattarella, il modello spagnolo (che piace anche a Forza Italia) e il sindaco d’Italia. Ma lo spettro che anche questi modelli siano contro la Carta aleggia. Le motivazioni della Corte Costituzionale circa la sentenza dello scorso 4 dicembre usciranno a giorni. Il punto del giurista Stelio Mangiameli.

Il Porcellum è andato in soffitta, il Mattarellum torna in auge, e Renzi propone una versione rivisitata della Legge Mattarella, oltre al modello spagnolo e al sindaco d’Italia. Ma saranno costituzionali? 

In primo luogo bisogna distinguere il problema di costituzionalità da quello dell’efficienza dei modelli delineati da Renzi.  Per quanto riguarda il punto sull’incostituzionalità della legge elettorale che la Corte ha considerato – in attesa sempre delle motivazioni – riguarda la circostanza che in un sistema proporzionale su liste non si dia la possibilità di esprimere il voto di preferenza per il candidato.

E poi quel premio “abnorme”…

Esatto. Il secondo profilo di incostituzionalità è rappresentato dal premio di maggioranza che non presenta alcun di soglia oltre la quale farlo scattare. In secondo luogo, concretamente il problema di fondo di un meccanismo elettorale è dato dall’equilibrio del principio di rappresentanza con quello di governabilità. E tutti  i sistemi elettorali sono il frutto di un compromesso tra queste due istanze. Non c’è nessun sistema elettorale – tranne quello di proporzionalità pura – che si attesta su uno solo di questi due principi.

Con il proporzionale puro…

Avremmo una perfetta identità tra orientamento politico del corpo elettorale e rappresentanza, ma non avremmo alcuna misura a favore della governabilità. Il punto è proprio quello di modificare la logica proporzionale per assicurare la governabilità senza incorrere in un’alterazione incompatibile con il principio democratico di rappresentanza. In merito, vi sono diverse tecniche…

Quali?

Se si opta per una tecnica di tipo proporzionalistica per le liste, possiamo trovare o una clausola di sbarramento, oppure la proposta di dare vita a circoscrizioni piccole con una tecnica di distribuzione dei seggi secondo il metodo D’Hondt, “volgarmente” detto “spagnolo”.

Cosa produce questo modello?

Per sua stessa natura taglia fuori le forze piccole. Tanto è vero che in Spagna, anche se la clausola di sbarramento è al 3%, in realtà nelle circoscrizioni piccole è di fatto del 7-8%. La clausola al 3% vale solo per la circoscrizione di Madrid, che è la più grande di tutte… 

Mentre il Mattarellum rivisitato?

Allora, la Legge Mattarella aveva un limite…

Ovvero?

Il suo problema non era nel meccanismo elettorale, bensì nel modo in cui è stato poi applicato tra il 1994 e il 2001. Se i partiti avessero interprato la quota maggioritaria come una competizione dei soli partiti maggiori, allora il sistema sarebbe stato efficace.

E invece?

Invece, nelle tre volte che è stato applicato, è stato interpretato come una sommatoria di forze nell’ambito del maggioritario. Questo comportamento ha realizzato una ri-proporzionalizzazione della quota maggioritaria, pari al 75% dei seggi, che favoriva i partiti piccoli che avevano così un potere di ricatto nei confronti di quelli maggiori, per l’attribuzione dei seggi c.d. “sicuri”. Il Mattarellum, come il Porcellum, era un metodo che portava alla nascita di alleanze poco disciplinate nell’attività di governo.

Quindi?

Riproporre, seppur corretto, il Mattarellum senza un accordo tra i partiti maggiori a non  fare alleanza con quelli minori, è una cosa pericolosa. E aggiungo: visto che la vocazione della legge Mattarella è maggioritaria, è forse il sistema meno adatto, in questa fase tripolare della politica. Il rischio è proprio quello di avere un risultato imprevisto, come è successo in Inghilterra dove (nonostante il maggioritario a turno unico) c’è al momento un hung Parliament (un Parlamento appeso) e un governo di coalizione, in contrasto con la logica bipartitica di quel sistema.                                                                                                                                     

Renzi ha parlato di un Mattarellum con il 25% come premio di maggioranza…

Ecco, mi sembra una proposta estremamente insidiosa in quanto si tratta di un bonus che consentirebbe a una forza che ha avuto solo il 26% dei voti di poter ottenere il 51% dei seggi. Il 26% era la soglia prevista per il premio di maggioranza dalla Legge Acerbo, la legge delle elezioni fasciste. Mi spiace doverlo dire, ma la sua proposta ci riporterebbe a questo modello. Il 25% è un premio eccessivo…

E il sindaco d’Italia invece?

È l’ipotesi di avere una sorta di primo ministro eletto direttamente (alla “israeliana”) dal corpo elettorale, al quale poi forzatamente gli si dà una maggioranza, anche di un solo deputato o senatore. In sostanza, si costruisce artificialmente la maggioranza parlamentare sull’elezione del vincitore. Insomma, anche il sistema del sindaco d’Italia potrebbe comportare una forzatura enorme del principio democratico.

Quindi, in poche parole, nessuno di queste proposte sarebbe effettivamente funzionante?

Guardi, la legge elettorale perfetta non esiste. Proprio per questo motivo si cerca di ibridare le diverse forme nella maniera più adatta per aderire all’indole del corpo elettorale. Quello che è certo è che non si può chiedere alla legge elettorale di risolvere i problemi che la politica non è capace di affrontare…

Che fare dunque?

O il sistema dei partiti si riordina esprimendo dei punti politici chiari sui quali cittadini possano esprimere e decidere – cosa che potrebbe dare vita a determinate maggioranze istituzionale omogenee – oppure non è certo giocando con i sistemi elettorali che si ottiene la governabilità.

Il suo sistema elettorale ideale per l’Italia qual è?

Nel nostro caso ritengo che, nonostante ci sia un marcato orientamento di trionfante bipolarismo (da parte di Renzi, Berlusconi e in parte anche di Grillo), noi non siamo in una fase politica bipolare. Motivo per cui una legge che forzatamente opti per un assetto istituzionale bipolare in un sistema caratterizzato dal multipartitismo corre il rischio di dare un prodotto pasticciato in termini di rappresentanza e, soprattutto, di governabilità.

Come lei ha detto, in molti – quasi tutti – dicono che è necessario salvaguardare il bipolarismo. Ma la legge più rispettosa della costituzione può essere effettivamente maggioritaria e bipolare?

Nella Costituzione non c’è un modello di legge elettorale preferito rispetto ad un altro. Si dice che il sistema elettorale era stato pensato con un occhio di riguardo al meccanismo proporzionale, ma questo, in realtà, non è del tutto vero. Quel che è certo è che il sistema elettorale non può essere avulso dal sistema politico. E ripeto: attualmente siamo in un panorama tripolare, se non addirittura quadripolare (se consideriamo le forze di centro, Monti, Mauro e Casini). Quindi fare oggi una legge bipolare significa, di fatto, fare un bel pasticcio.

Secondo lei per fare, nel caso, di una legge maggioritaria, non è quindi necessario modificare prima la Carta?

No. Per fare una legge maggioritaria non è strettamente necessario riformare la Costituzione. La legge elettorale fa riferimento all’elezione delle camere. Un conto è occuparsi di questa problematica, altro discorso stabilire se abbiamo bisogno di una Camera o due, oppure se vogliamo ridurre i parlamentari (che sono discorsi costituzionali). Le legge elettorale ha una sua autonomia rispetto alla riforme della Carta, anche se non è avulsa da questa. 

Grillo continua a considerare abusivo il Parlamento, essendo stato eletto con una legge che, come ben sappiamo, è stata considerata incostituzionale nei suoi due punti chiave…

Bisogna prima aspettare le motivazioni e leggere. Però certo, il Parlamento (e la quota facente parte del premio incriminato), nel momento stesso in cui il premio di maggioranza è stato considerato incostituzionale, soffre di una crisi di legittimità. La cosa paradossale è che la Consulta dice che questo stesso parlamento “illegittimo” può approvare la nuova legge. Insomma, si è creata una situazione per certi aspetti bloccata. E’ per questo che c’è bisogno di un accordo senza riserve di tutte le forze politiche – Renzi, Berlusconi e Grillo in testa – per uscire da questo impasse e colmare il profilo di illegittimità del Parlamento. Se Renzi dovesse fare approvare la nuova legge elettorale solo dalla maggioranza di governo (PD, NCD, SC), senza l’apporto di FI e del M5S, avrei  qualche perplessità….

(Fabio Franchini)

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