REFERENDUM TRIVELLE/ Emiliano: non un voto anti-Renzi, ma contro il blitz dei petrolieri

- int. Michele Emiliano

MICHELE EMILIANO, presidente Pd della Regione Puglia, è tra i promotori del referendum anti-trivelle del 17 aprile. In questa intervista commenta le ragioni del sì e i guai del Pd

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Michele Emiliano (Infophoto)

R tutta la durata della telefonata sembra voler nominare Renzi il meno possibile. Michele Emiliano, ex magistrato, ora presidente Pd della Regione Puglia, nell’ultima direzione del suo partito è stato uno dei 13 che hanno votato con Cuperlo (contro il segretario-premier). Emiliano è tra i promotori del referendum anti-trivelle del 17 aprile e in questa intervista spiega le ragioni del sì. Un sì (possibilmente antirenziano) che risulta ormai intrecciato all’inchiesta della procura di Potenza sul giacimento di Tempa Rossa, nell’ambito della quale sono emerse le intercettazioni che hanno portato alle dimissioni del ministro Federica Guidi.

miliano, che cosa farà il 17 aprile?
Vado a votare e voto sì, perché questo referendum trivelle è una bellissima battaglia contro chi vuole a tutti i costi favorire un gruppo di petrolieri che producono gas e petrolio, peraltro in piccoli quantitativi, a danno dell’intera comunità. 

Innanzitutto avete ottenuto di votare per il referendum sulle trivelle…
Sì e di fermare le trivellazioni entro le 12 miglia. Ora resta da fare un ultimo grande passo, quello di evitare un ulteriore regalo ai petrolieri: consentir loro di stabilire il ritmo di estrazione e di decidere quando investire gli ingenti capitali che servono alla chiusura di un pozzo, mentre, all’opposto, la norma europea sulle autorizzazioni impedisce che una concessione non abbia termine. 

Quando dice “a danno dell’intera comunità”, che cosa intende?
I quantitativi che vengono estratti nelle 12 miglia sono irrisori, lo 0,5% del fabbisogno nazionale di petrolio e il 2,5% del fabbisogno nazionale di gas: entità non strategiche, superflue, che non incidono in alcun modo sui quantitativi che vengono ottenuti oltre le 12 miglia. Trivellare al di qua del limite stabilito danneggerebbe tutta l’economia legata al mare, compresa la tutela della bellezza. Salvaguardare l’una cosa e l’altra è nell’interesse di tutti.

Il referendum sull’acqua pubblica del 2011 divenne un voto politico pro o contro Berlusconi. Non le pare che stia accadendo lo stesso nei confronti di Renzi?
Assolutamente no, perché io sono del Pd esattamente come Renzi e sette regioni interessate su nove sono del Pd. Siamo di fronte a un errore del governo; noi referendari abbiamo aiutato il governo a correggersi per quanto riguarda 5 dei 6 quesiti, adesso si deve sventare l’ultimo blitz dei petrolieri, che sono riusciti a infilare nei provvedimenti legislativi norme a loro favore senza che si facesse una sorveglianza adeguata da parte di chi di dovere, come dimostra l’indagine della procura di Potenza nella quale è rimasta impigliata il ministro Guidi. 

Lei ha detto: “Renzi parla come i petrolieri”. Cosa intendeva dire?
Nulla di particolare… Solo questo, che il presidente del Consiglio ha tanti problemi e ha scarsamente approfondito la materia, facendosi influenzare dalle argomentazioni degli interessati tanto da sostituirle a una valutazione complessiva dell’interesse generale. A chi governa la complessità, alle volte può accadere. 

Che cosa esattamente?
Di scambiare l’interesse particolare con l’interesse generale. 

Quindi? 

Occorre ascoltare di più i territori. Se il presidente del Consiglio avesse dato retta alle Regioni avrebbe evitato sicuramente il referendum, compreso l’ultimo quesito rimasto, perché bastava tornare alla legge precedente la 9/91 (“Norme per l’attuazione del nuovo Piano energetico nazionale”, ndr) per regolare la fase finale della vita dei pozzi senza traumi e consentendo alle Regioni di controllare l’attività dei petrolieri, così riottosi a chiudere i pozzi dato il costo dell’operazione di chiusura. 

Renzi ha opposto lo “sblocco delle infrastrutture” come argomento politico sia contro le preoccupazioni ambientaliste anche di settori politici (promotori del Sì a referendum), sia per contestare l’azione dei pm contro presunte malversazioni nella gestione politico-istituzionale delle trivellazioni in Val d’Agri. Che ne pensa?
Anche in questo caso l’informazione di cui evidentemente disponevano il governo e il presidente del Consiglio erano, chissà perché, inesatte. Il giacimento di Tempa Rossa è stato reso perfettamente funzionante con le vecchie norme, cioè senza “Sblocca Italia” (legge 164/2014, ndr); dopo di che restava il problema di prendere il petrolio e portarlo da Viggiano fino al porto di Taranto. Per fare quest’operazione — e altre come questa —, ha detto Renzi, siamo stati costretti a fare un provvedimento come il decreto-legge Sblocca Italia, leggasi, in questo caso, l’ostilità delle Regioni, con dentro il famoso emendamento Guidi, quello dell’intercettazione telefonica…

Ma?
Ma quando ieri (lunedì, in direzione Pd, ndr) gli ho chiesto se fosse veramente convinto che la Puglia avesse dato parere contrario alla realizzazione dell’oleodotto… mi ha guardato stupito, annuendo.

E lei che cosa gli ha detto?
Gli ho detto semplicemente come stavano le cose, cioè che nel 2011 la Puglia di Nichi Vendola, comprendendo che la situazione era consolidata, aveva dato parere favorevole; e gli ho spiegato che l’unico effetto dell’emendamento Guidi non era quello di sbloccare l’Italia e l’oleodotto, ma quella di evitare che Total, Shell e Exxon Mobil pagassero alla Puglia centinaia di milioni di compensazioni ambientali per la realizzazione di quest’opera strutturale, e questo è un regalo scandaloso che non andava fatto. 

E Renzi?
Spero che abbia capito che se si governa il paese avendo fiducia nei presidenti del proprio partito, ed eventualmente anche in quelli che non sono del proprio partito, ma nondimeno sono galantuomini, l’Italia potrebbe essere governata più facilmente e con maggiore utilità per tutti.

Intanto ci sta dicendo che il presidente del Consiglio non conosce i dossier. Non è poco.
E’ inevitabile… Nessun premier può conoscere tutti i dossier che riguardano il governo di un paese. Deve però avere i collaboratori giusti che lo facciano per lui. 

La polemica di Renzi contro i pm di Potenza è identica a quella di Berlusconi, quando veniva accusato, per i suoi attacchi ai magistrati, di essere un eversore della democrazia. O no?  

Ieri (lunedì, ndr) poteva evitare evitare quell’accenno alla procura della repubblica di Potenza, ma non mi pare che l’atteggiamento sia simile a quello di Berlusconi, la differenza è netta.

Sicuro?
Sì, perché il presidente del Consiglio ha usato argomenti volti a un’accelerazione del procedimento di investigazione, e non invece a impedirlo. 

E’ ammissibile che chi è nella posizione istituzionale di Renz, definisca un referendum “inutile”, scoraggiando la gente dall’andare alle urne?

Io al suo posto lo avrei evitato.

(Federico Ferraù)

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