BERSANELLUM/ Il giurista: è meglio dell’Italicum, ecco perché

Per GIOVANNI TARLI BARBIERI, le soluzioni possibili sono due: un sistema proporzionale che non consegni a un’unica lista la maggioranza, oppure una sfida su collegi uninominali

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Pier Luigi Bersani (Foto: LaPresse)

Dopo l’Italicum arriva una nuova proposta per cambiare la legge elettorale. A presentare oggi il Bersanellum saranno due parlamentari del Pd, il senatore Federico Fornaro e il deputato Andrea Giorgis, che hanno deciso di intraprendere questa iniziativa dopo essersi confrontati con Pier Luigi Bersani. Al posto del ballottaggio previsto dall’Italicum, il Bersanellum mira a introdurre il turno unico. Inoltre la legge elettorale voluta da Matteo Renzi prevede che il 55% dei seggi alla Camera vada al partito che supera il 40% dei voti al primo turno oppure a quello che vince il ballottaggio. Mentre con il nuovo testo di Fornaro e Giorgis il premio di maggioranza sarà più limitato. Ne abbiamo parlato con il professor Giovanni Tarli Barbieri, ordinario di diritto costituzionale nell’Università degli Studi di Firenze.

Professore, a quali condizioni ritiene che il Bersanellum possa funzionare?

Il Bersanellum ha il merito di superare una caratteristica dell’Italicum che a me ha sempre sollevato perplessità: quella cioè di immaginare un sistema elettorale “majority assuring” (che assicura la maggioranza, ndr). Mi riferisco cioè a un sistema che consegna matematicamente a chi vince una maggioranza di seggi. La proposta che proviene dall’interno della minoranza del Pd vuole superare questa previsione, che nel panorama delle grandi democrazie europee non è affatto ricorrente. I sistemi possono essere maggioritari, proporzionali o misti, ma nessuno di questi garantisce a chi vince una certa maggioranza in parlamento a prescindere da ogni altra considerazione.

Se quello previsto dall’Italicum è eccessivo, quale premio di maggioranza può essere più adeguato?

A me è proprio l’idea del premio di maggioranza in quanto tale che non piace. Se però vogliamo a tutti i costi mantenerlo, il punto di riferimento non può che essere la sentenza della Corte costituzionale numero 1 del 2014. Questa sentenza non condanna di per sé il premio di maggioranza, se non in quanto è all’interno di un sistema proporzionale che non prevede una soglia minima di voti o di seggi per il suo conseguimento.

In concreto come si può rispettare questa indicazione?

Alcuni politici guardano al sistema greco, cioè a un modello elettorale che prevede un premio di un certo numero di seggi alla lista più votata. Io ho molti dubbi sul fatto che questa soluzione sia condivisibile, anche se si tratta di un modello più “dolce” dell’Italicum perché c’è una soglia predeterminata. Quest’ultima però di per sé può non assicurare la maggioranza alla lista vincente, come è successo in Grecia nelle ultime due elezioni. A questo punto diventa un premio fine a se stesso, un surplus di seggi che per di più è insufficiente a garantire una maggioranza. Da questo punto di vista sarei quindi prudente anche su una versione di questo tipo.

Quali altri aspetti dell’Italicum andrebbero rivisti?

Una caratteristica molto opaca dell’Italicum è l’assegnazione dei seggi a livello nazionale con il successivo “ribaltamento” prima nelle regioni e poi nei collegi uninominali. E’ una caratteristica poco trasparente dal punto di vista dell’elettore e che non mi sento per nulla di poter difendere.

 

In che modo è possibile garantire contemporaneamente rappresentatività e governabilità?

Le soluzioni possibili sono due. O un sistema proporzionale selettivo, che però non consegni a un’unica lista la maggioranza in Parlamento, oppure una sfida su collegi uninominali. Anche un sistema maggioritario a doppio turno potrebbe ben rispondere a entrambe le esigenze. Contaminare modelli differenti presenta invece più inconvenienti che vantaggi. Come afferma però giustamente Roberto D’Alimonte, un sistema maggioritario a doppio turno oggi sarebbe difficilmente realizzabile in presenza di un Parlamento nel quale una maggioranza di forze politiche non lo vuole.

 

In caso di soglia di sbarramento, lei come la porrebbe?

La soglia di sbarramento innanzitutto è una scelta molto delicata che va a toccare aspettative e timori da parte delle forze politiche. Laddove ci sono, le soglie di sbarramento oscillano comunque tra il 3 e il 5% dei voti, con un impatto diverso a seconda del tipo di sistema elettorale che si sceglie. Un conto è un sistema alla tedesca, dove una parte di seggi è scelta attraverso i collegi uninominali, un conto è un modello che assegni tutti i seggi a livello nazionale. Le soglie di sbarramento interagiscono quindi con una serie di variabili. Soglie di sbarramento più elevate del 5% sono presenti invece in Bulgaria e Turchia.

 

Sul piano politico il Bersanellum potrebbe contribuire a svelenire il confronto sul referendum costituzionale?

Non lo so. In autunno avremo il referendum e quasi contemporaneamente arriveranno le sentenze della Corte costituzionale sull’Italicum. Prima di questi due appuntamenti è difficile immaginare un dibattito serio sulle modifiche alla legge elettorale. Non dimentichiamoci che l’Italicum si applica solo alla Camera dei Deputati. In presenza di una vittoria del NO al referendum, ciò ci consegnerebbe due sistemi elettorali molto diversi per le due camere nel quadro di un bicameralismo che rimarrebbe paritario.

 

(Pietro Vernizzi)

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