SPILLO/ La vera svolta su Consip è il ricompattamento dei magistrati

- Nicola Berti

La svolta nell’inchiesta Consip evidenzia un profilo politico più pronunciato nel contesto che nel contenuto. NICOLA BERTI ci spiega per quali ragioni

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Raffaele Cantone (Lapresse)

La svolta nell’inchiesta Consip evidenzia un profilo politico più pronunciato nel contesto che nel contenuto. L’apertura  da parte dalla Procura di Roma di indagini per turbativa d’asta riguardo l’appalto Fm4 (2,7 miliardi) e il ruolo dell’imprenditore Alfredo Romeo ha certamente un valore in sé: accredita il nucleo delle ipotesi di illecito già individuate dalla Procura di Napoli, che aveva preso a esplorare anche eventuali coinvolgimenti politici, fino al padre dell’ex premier Matteo Renzi e al ministro dello Sport, Luca Lotti. 

Proprio questo snodo delicatissimo aveva provocato nei mesi scorsi non solo le dure reazioni di Renzi – tuttora segretario del Pd, convinto di un “complotto Consip” ai suoi danni -, ma anche un’aperta contrapposizione fra le rispettive Procure impegnate nelle indagini. Da questa faglia erano emersi prima i veleni riguardanti le diverse ipotesi di ruolo recitato dall’arma dei Carabinieri nella vicenda Consip e ultimamente anche un’inchiesta per fuga di notizie che aveva colpito direttamente il Pm partenopeo Henry John Woodcock, la giornalista Rai Federica Sciarelli e il quotidiano Il Fatto.

La “svolta” matura ora in tempi rapidi. anzitutto dopo un evento rilevante sullo spartiacque politico-giudiziario: la nomina di Giovanni Melillo a nuovo capo della Procura napoletana. Melillo – che a Napoli era già “aggiunto” – è stato per quattro anni capo di gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando. La sua designazione – a fine luglio – ha provocato una spaccatura articolata nel Csm sia fra “laici” e “togati”, sia fra le diverse correnti della magistratura. Melillo ha prevalso a maggioranza sul concorrente – l’altro “aggiunto” napoletano Cafiero -, ma dal 2 agosto  il chiarimento (su Napoli e nell’establishment giudiziario) è avvenuto e gli effetti non si sono fatti attendere.

Il primo è più importante tra questi è stato – come ha rivelato il Corriere della Sera – il punto di vista di Raffaele Cantone, capo dell’Autorità Anticorruzione: il quale, in una relazione alla Procura di Roma, avrebbe segnalato gravi anomalie nella concessione dell’appalto Fm4 dalla Consip a tre aziende, fra cui quella di Romeo, arrestato da Woodcock ancora a fine 2016. Anche questo passaggio giudiziario non sembra privo di segnaletica politica. 

Finora Cantone – magistrato prestato a un’authority – era parso muoversi in oggettiva sintonia con il governo di centrosinistra, in particolare con Renzi. E questo stile – particolarmente rimarcato sul fronte mediatico – non aveva risparmiato all’ex inquirente di “Gomorra” critiche e opposizioni da parte di ampi settori della magistratura. E i sospetti che l’Anac celasse sempre di più’ una “para-magistratura” al servizio del governo (Renzi) si sono fatti più presenti dopo lo scoppio del caso Consip. Ora Cantone sembra oggettivamente riconvergere verso l’azione investigativa della Procura di Roma, che a sua volta riaccredita le indagini partenopee proprio quando a Napoli si insedia un magistrato che torna in trincea dai palazzi del governo, dopo aver però lavorato per un leader del Pd concorrente di Renzi. 



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