CAOS EMA/ La speranza e le illusioni dell’Italia sull’Agenzia Ue del farmaco

- Sergio Luciano

L’Olanda sembra essere in ritardo nella realizzazione della nuova sede dell’Ema. L’Italia torna a sperare, ma il suo peso in Europa è quasi nullo. SERGIO LUCIANO

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LaPresse

Di buono c’è che la cronaca, ogni tanto, smentisce il disfattismo italiota per il quale ci sentiamo sempre l’ultima ruota del carro. L’Olanda, che si era candidata ad accogliere l’Agenzia europea del farmaco (Ema), ed era stata scelta al posto dell’Italia grazie al sorteggio con cui la Commissione aveva sparigliato il voto pari dei due Paesi a sua volta determinato dalla debolezza politica italiana a Bruxelles, ebbene: l’Olanda autocandidatasi, non è pronta. Figuriamoci se fosse capitato a noi. Staremmo già tutti qui a flagellarci, a darci degli asini, il Pd ad accusare i Grillini, Berlusconi ad accusare tutti, i Grillini a gridare “onestà, onestà” e il solito misto fritto di scemenze, insulti e insulsaggini. E invece no, è l’Olanda a non essere pronta, e a non prevedere di farcela da qui al 2019, data di scadenza per l’apertura fisica degli uffici dell’agenzia.

Si è saputo ieri che l’edificio di Amsterdam in cui le autorità olandesi avevano pensato di trasferire l’Ema da Londra, dove si trova oggi, a causa delle risistemazioni dovute alla Brexit, non sarà pronto in tempo. L’Olanda ha proposto una soluzione transitoria, ma il direttore dell’agenzia, Guido Rasi, l’ha bocciata in quanto “non ottimale”, perché “dimezza” lo spazio della sede di Londra. Il che aggiunge “strati di complessità” al trasferimento e allungherà i tempi per tornare a funzionare regolarmente.

Quindi? Quindi, la scelta della sede si riapre e – hanno fatto notare ieri fonti di Palazzo Chigi – si torna a sperare che l’agenzia venga in Italia, a Milano, portando con sé il suo business indotto, stimato in 1,7 miliardi all’anno: “Il governo intraprenderà ogni opportuna iniziativa presso la Commissione europea affinché venga valutata la possibilità di riconsiderare la posizione di Milano”. Speriamo che lo faccia il prossimo governo, visto che l’attuale è in scadenza, e speriamo che nasca “un” prossimo governo, dopo il voto-caos del 4 marzo prossimo. 

La ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, ha fatto sapere: “Dobbiamo porre la questione in Commissione europea. Milano era pronta e operativa, sarebbe stato meglio decidere su elementi tecnici senza affidarsi alla sorte”. Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ha comunicato di essere “in contatto con il presidente Gentiloni per valutare tutte le possibili iniziative”, e di essere d’accordo con quanto già affermato dal presidente uscente della Regione, Roberto Maroni: “Sono d’accordo con lui – aggiunge il sindaco – confermiamo che Milano è pronta ad ospitare Ema e ha già l’edificio pronto e disponibile, in grado di rispettare la tempistica richiesta, sia per la sede che per tutte le condizioni a latere”. Appunto, il Pirellone.

Accadrà il miracolo? Le premesse fattuali ci sono tutte. Quelle logiche, e anche geopolitiche, pure. Si pensi che l’Italia è la seconda economia europea dopo la Germania e più o meno alla pari con la Francia. Eppure a oggi noi ospitiamo sul territorio nazionale soltanto due “agenzie europee”, cioè quegli uffici di coordinamento comunitario specializzati in ambiti e materie settoriali che diventano punti di riferimento fondamentali per la politica comune: si tratta dell’autorità per l’alimentazione e di quella, meno rilevante, per la formazione. Invece la Francia ne ospita ben 4: innanzitutto, la potentissima Autorità bancaria europea, poi quella per la gestione degli strumenti finanziari, poi l’agenzie per le ferrovie e quella per le specie vegetali. Ma sconcerta che la Spagna ne abbia avuto assegnate ben cinque: quelle importanti sull’energia, la pesca e la sicurezza sul lavoro, e anche quella sui satelliti e la proprietà intellettuale. E la stessa Olanda, che è un Paese grande un quarto dell’Italia, ne ospita due: Europol ed Eurojust.

Dunque l’Italia stramerita di avere un’agenzia in più. Ma non conta nulla in Europa. Sappiamo chi ringraziare: Berlusconi fino al 2011, Monti e Letta per i due anni successivi e Matteo Renzi da allora a oggi, con debita aggiunta della Mogherini, e senza colpe di Calenda che stava operando per il meglio e forse proprio per questo è stato richiamato a Roma in quattro e quattr’otto. Auguri a tutti noi, con questa risma di rappresentanti diplomatici…

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