ELEZIONI TRENTINO ALTO ADIGE/ Effetto-Salvini, le europee sono già cominciate

- Nicola Berti

La provincia-laboratorio di cultura tedesca manda segnali importanti in tutte le direzioni. A Kurz, al Pd, alla Svp, a Grillo e Casaleggio. Le europee sono già cominciate. NICOLA BERTI

matteo_salvini_14_lapresse_2018
Matteo Salvini, Ministro dell'Interno e vicepremier (LaPresse)

Che la Lega sia divenuta il primo partito a Bolzano città, raddoppiando i voti delle politiche di sei mesi fa, è già una notizia. Il sindaco in carica, Renzo Caramaschi, è un indipendente di centrosinistra, eletto nel 2016. è l’ultimo erede di una lunga tradizione che ha voluto sempre o quasi il “borgomastro” bolzanino di etnia italiana e con tessera Dc o equivalente. Un sindaco-simbolo di buon vicinato comunale con la Svp — ricambiato in provincia — e con le confinanti Trento e provincia. E’ stata quest’onda lunga a mantenere Christian Tomassini (Pd) alla vicepresidenza di Arno Kompatscher ancora nella giunta provinciale uscente. Una dinamica politica che ancora il 4 marzo scorso ha consentito la rielezione di Maria Elena Boschi in Parlamento nel “ridotto alpino” tirolese. Ma Tomassini domenica non è stato rieletto e il Pd è crollato ancora. La Svp ha mantenuto nel risultato finale la soglia psicologica del 40% ma è nettamente arretrata, e ora avrà gli stessi grattacapi della cugina bavarese Csu nel formare una coalizione per continuare a governare in casa propria come sempre nel dopoguerra. 

RISULTATI ELEZIONI TRENTINO ALTOADIGE: COS’E’ L’EFFETTO SALVINI?

L’effetto-Salvini — il più rilevante del laboratorio elettorale Alto-Adige — è però anche altro. Anzi: è forse altro. Anche senza un’analisi dettagliata dei flussi, è evidente che il partito sovranista del centrodestra italiano si è visto travasare voti dalla Svp nelle aree urbane e dalle formazioni riunite sotto la categoria “destra tedesca” nelle zone rurali. E qui la lettura si allarga in modo significativo al turbolento orizzonte politico europeo. 

Lo ha riconosciuto lo stesso Kompatscher: la controversa proposta di “doppio passaporto” avanzata dal premier austriaco Sebastian Kurz, può essere risultata alla fine sgradita ad alcuni settori dell’elettorato tedesco. Fasce di voto che hanno sterzato direttamente sulla Lega, magari anche dopo le ultime prese di posizione rigoriste del governo di Vienna contro l’Italia. In fondo non sorprendentemente: Salvini è vicepremier-ministro dell’Interno in carica (quindi diretto responsabile del dossier-autonomie) e in molti gli pronosticano il premierato. E’, da ieri, anche il capo della forza politica destinata a governare il vicino Trentino: l’altra metà di quella che resta pur sempre una regione italiana, circondata da altre regioni ad amministrazione leghista. 

Il vero interlocutore “italiano” di Bolzano — sul doppio passaporto e su molto altro — sarà molto probabilmente il leader della Lega: soprattutto se il ballon d’essai sulla doppia cittadinanza (giocato dalla Svp con la stessa superficialità con cui l’ex alleato Renzi ha affrontato il referendum costituzionale) rivelasse la sua insidia nascosta, cioè la rimessa in discussione del ricco statuto di autonomia in vigore dal 1972. Per non parlare delle relazioni sempre problematiche fra i tirolesi del sud e quelli del nord, a Innsbruck; o con la lontana capitale austriaca. 

Quanti altoatesini di lingua tedesca sarebbero veramente disposti a barattare nel 2018 l’autonomia in Italia con un passaporto austriaco “usato”? Quanti sono d’accordo con Kurz (o con Bruxelles) sul fatto che la manovra italiana vada bocciata senza appello dalla Ue? E come la pensano davvero nelle valli tirolesi sulle politiche di Salvini sull’immigrazione rispetto a quelle dell'(ex) amico Pd? 

DIETRO I RISULTATI DELLE ELEZIONI, UN’ALTRA LEZIONE: PER M5S E PD

C’è però un’altra porzione dell’elettorato altoatesino che ha offerto una “lezione” non banale né per la situazione politica italiana, né per l’avvicinamento al voto Ue del maggio prossimo. L’affermazione clamorosa del Team Kollensperger ha dato due importanti conferme. 

La prima è che M5s continua ad essere una formazione politica poco compatibile con l’Italia del Nord e questo, per paradosso, a causa della sua radice nordista: l’oscura egemonia tecnologica del bocconiano Davide Casaleggio in virtù di una delega personale del fondatore genovese Beppe Grillo. E’ non per caso imprenditore informatico il 40enne bolzanino che in quattro mesi ha strappato il grosso della costituency pentastellata che lo stesso Kollensperger aveva creato in Alto Adige. Ha detto no alla piattaforma Rousseau, ma hanno continuato a votare per lui (abbandonando M5s) vasti ceti insoddisfatti: tendenzialmente giovani, professionalizzati, modernizzanti. Antropologicamente diversi, al dunque, dalle masse in cerca di un “reddito di cittadinanza” residenti soprattutto nel Sud italiano e identificate in Luigi Di Maio. Italiani differenti anche dall’antagonismo alla fine marginale di tanto voto grillino in altre aree del Nord (quelle a dominio leghista).

Aggiunge solo interesse al test elettorale il fatto che in Alto Adige sia tuttora vitale lo storico movimento verde, da tempo declinato nel Paese. Chi non ricorda il pionierismo internazionale di Alexander Langer? Domenica scorsa i Verdi hanno migliorato in Provincia il loro score sul 2013 ma sono stati quasi doppiati dal “Team” post-grillino nato da zero: che cavalca i loro stessi valori, ma in chiave assai meno ideologica e assai meno contestativa dell’economia sociale di mercato. Sembra il Team — non il “vecchio” partito verde — il vero clone altoatesino (italiano) dei Grunen bavaresi che appena una settimana fa sono stati i veri vincitori delle elezioni a Monaco. Che hanno rubato voti governativi a Csu&Spd ma anche alla Linke e hanno tenuto a bada a destra sia gli estremisti AfD che i “macroniani” di Fpd. E’ la seconda riprova dell’effetto-Kollensperger. 

Esattamente cent’anni dopo il 4 novembre 1918, a cavallo dei vecchi confini fra Regno d’Italia e Impero asburgico, il centrodestra italiano ha definitivamente trovato il suo leader, ma il centrosinistra (italiano, europeo) può aver visto più distintamente una piccola luce in fondo al tunnel. La democrazia, in fondo, è questo.      

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori