Primarie Pd, Renzi ‘candidato’ bocciato dai militanti/ Sondaggio: 31% tra i dem, 7% con un nuovo partito

Primarie Pd, Renzi “candidato” bocciato dai militanti: al 31% al Congresso, al 7% con un nuovo partito. La bussola perduta e i tanti rebus del Partito Democratico

10.12.2018 - Niccolò Magnani
Zingaretti e Renzi
Pd, Nicola Zingaretti e Matteo Renzi (LaPresse, 2018)

E se Matteo Renzi, invece che farsi un partito da sé, si candidasse lui alle Primarie del Pd? Il prossimo 3 marzo 2019 la sfida al Congresso dem vede al momento non più Richetti e Marco Minniti, ritirati dopo l’iniziale candidatura, ma fino al 12 dicembre potrebbero esserci novità in merito alla presentazioni di “nuovi colpi di coda” nella corsa alla Segreteria del Partito Democratico. Secondo il sondaggista Antonio Noto (direttore di Noto Sondaggi, ndr) se clamorosamente (ma non così troppo) Renzi decidesse di raccogliere gli inviti della sua “ala” e portasse la sua personale sfida a Zingaretti e Martina, non avrebbe così troppi vantaggi: stando ad un sondaggio tra elettori dem, in un ipotetico scontro a tre il Governatore del Lazio arriverebbe al 41%, l’ex premier al 31% e l’ultimo Segretario uscente non troppo lontano al 28%. Insomma, un Pd spaccato e senza maggioranza, lo stesso che analizzava pochi giorni fa Marco Minniti nel ritirare la sua candidatura alle Primarie Pd e nel rimettere al centro del partito il vero problema di oggi, le continue correnti interni.

RICHETTI-MARTINA: “MAI ALLEANZA COL PD”

Finora Renzi ha trionfato in due primarie consecutive ma nella terza, l’ipotesi di tornare come “uomo nuovo” non regge più e i militanti non credono più al “miracolo renziano” come invece avvenuto negli ultimi 4 anni. È questo il motivo per cui in molti danno l’ex premier fiorentino in rampa di lancio con un nuovo partito: attenzione però, sempre i sondaggi di Noto non lo premiano. Il “nuovo progetto”, alla Macron per intenderci, prenderebbe il 7%, non di più, troppo poco per poter pensare nel breve di poter sfidare M5s o Lega alle prossime Europee 2019; dunque che fare per il Pd? La bussola è impazzita e le previsioni molteplici; ieri nella lunga intervista ad Avvenire Matteo Richetti (oggi in ticket con Martina) ha provato a dettare una linea, «Credo che sia l’ennesima volta in cui la mozione di Nicola Zingaretti pone il tema dell’alleanza con M5s e dell’unione con la sinistra. La nostra mozione rilancia il Pd, non fa operazioni di alleanze ma parla ai movimenti laici e cattolici e coinvolge fonti vitali della società che oggi non guardano al Pd e spesso neanche alla politica. La marcia Perugia-Assisi, quel fiume di 100mila persone, è un fiume senza patria, senza cittadinanza nella politica attuale. Interpretare quelle istanze per noi vuole dire allargare il Pd». L’impressione è che però sia ancora troppo “solitario” e che il mare di correnti interne sia pronto a “mangiarsi” il potenziale spazio del Pd, anche più di quanto non già avvenuto dal 4 marzo in poi.



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