FEDERALISMO/ Soldi in cambio di competenze, così la Germania lo ridisegna

- Giancarlo Pola

La Germania si prepara a rivedere il suo modello federalista, in particolare nelle relazioni finanziarie Bund-Laender e nelle competenze. GIANCARLO POLA

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Lapresse

Proprio come sono solite fare le sue case automobilistiche più note (Volkswagen e Mercedes, per intenderci) con i propri prodotti anche se già affermati sul mercato con successo, la Germania sente in questo periodo il bisogno di ritoccare il modello federalista pur uscito rinnovato dalle Foederalismusreformen I e II del decennio scorso. In particolare si stanno riformando (con opportune revisioni delle norme costituzionali) sia le relazioni finanziarie Bund-Laender, sia talune competenze del Bund, che usciranno rafforzate con conseguente potenziamento del livello di governo federale. Va sottolineato che le novità previste, sul tavolo già dalla fine del 2016, non sembrano essere oggetto di alcuna discussione in sede politica, forse anche perché ne saranno beneficiari soprattutto i Laender socialdemocratici, i più indebitati.

Nello specifico: la revisione costituzionale prevede che in materia finanziaria i Laender percepiranno dal Bund, dal 2020 in poi, la cifra aggiuntiva di 9,7 miliardi di euro, mentre un’altra legge, non costituzionale, propone una radicale semplificazione del sistema di perequazione Stato-Laender. “In questo modo – ha affermato Schauble, ministro federale delle Finanze – non solo forniamo dei solidi riferimenti finanziari per il nostro federalismo, ma ammoderniamo anche le modalità della collaborazione tra Bund e Laender… nel mentre miglioriamo le relazioni Bund-Laender in modo strutturale, con un Bund che acquisisce più competenze”. 

Un progetto, tuttavia, quello relativo alla quasi totale abolizione dello storico sistema perequativo, che non incontra il favore del Consiglio degli Esperti Economici, in quanto non prevede per i Laender alcun potenziamento dell’autonomia tributaria (l’assenza di questa costituisce da sempre un difetto del sistema tedesco di finanziamento del livello regionale, pressoché tutto centrato sulla finanza derivata) e mantiene gli stessi falsi incentivi già esistenti.

Il Governo federale vede con ottimismo la ristrutturazione del sistema finanziario perché – afferma – include misure destinate a migliorare la distribuzione delle responsabilità nel sistema federale: in primis perché aiuterà tutti i Laender a ottemperare alla regola del “freno al debito” stabilita anche per loro a partire dal 2020 (e la somma sopra citata di 9,7 miliardi servirà proprio a questo scopo, mentre è probabile che essa si amplierà significativamente entro il 2030). Quella del debito dei Laender è, del resto, la dimensione grigia e seminascosta dei conti pubblici tedeschi: si tratta, nel complesso, di circa 750 miliardi (inclusivi dell’indebitamento comunale) pari a oltre un terzo del debito pubblico totale che nel 2016 si aggirava sui 2.100 miliardi di euro. Nordreno-Westfalia, Bassa Sassonia, Assia e Baden Wurttemberg i Laender più indebitati in valori assoluto, Brema (32.000) e Saar (18.000) in valori pro-capite. 

La contropartita di questo gesto di “liberalità” federale sarà data, come sopra anticipato, da una (pur moderata) ri-centralizzazione delle competenze. Un esempio: costituzione a cura del Bund di una Società incaricata di gestire le autostrade federali e altre strade di interesse federale; miglioramento dell’accesso on line a tutti i servizi amministrativi sia federali che dei Laender per tutti i cittadini mediante la costituzione di siti unitari; potenziamento degli interventi del Bund nel finanziamento degli investimenti finalizzati all’istruzione da parte dei Comuni più deboli, prassi già in atto da un paio d’anni. 

Aiuti ancor più robusti sono previsti per i Laender strutturalmente più deboli: qui è in gioco quella “uguaglianza degli standard di vita” di tutto il Paese prevista dalla Costituzione, ancora non raggiunta alla vigilia della scadenza (2019) del Patto di Solidarietà II su cui tanto hanno contato i Laender dell’Est e che non potrà non proseguire, si afferma, mediante altro schema nazionale ancora più incisivo.

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