SALVINI, GOVERNO: “SÌ M5S, MAI PD”/ Centrodestra, scontro con Berlusconi: “dem meglio di Beppe Grillo”

Centrodestra, le manovre verso il Governo: Salvini, “no aumento Iva, mai col Pd e sul resto tutto è possibile, anche il M5s”. Berlusconi, Lega, Meloni e Di Maio? Si può, solo se…

14.03.2018 - La Redazione
silvio_berlusconi_matteo_salvini_giorgia_meloni_centrodestra_programma_twitter_2018
Sondaggi Elezioni Comunali 2018, il Centrodestra (LaPresse)

In una giornata sono riusciti a litigare, rimettersi d’accordo e litigare di nuovo: il tutto a distanza, ovviamente sono Salvini e Berlusconi protagonisti delle ultime ore di trattative per il Governo. Un centrodestra teso come non mai nel tentativo da un lato di recuperare accordi in Parlamento per formare un governo e bruciare sul tempo il Movimento 5 Stelle, dall’altro per il tentativo già visto prima delle Elezioni di trovare uno spazio di leadership all’interno della coalizione, con la Meloni infatti infastidita da queste dinamiche che tendono sempre di più ad escludere Fratelli d’Italia. Se Salvini oggi ha aperto, anche se di poco, le ipotesi di un governo allargato con anche i Cinque Stelle, Berlusconi fa l’esatto opposto e arriva allo “scontro” a distanza con il più giovane leader leghista: «La migliore ipotesi è l’astensione iniziale dei democratici e poi i voti legge dopo legge. Meloni e Salvini contrari, ma li convincerò», spiega Berlusconi ai Parlamentari eletti in Forza Italia. Secondo l’ex Cav è meglio l’appoggio dei dem piuttosto che la pericolosa presenza di Grillo e Di Maio in una maggioranza del tutto inedita: ma per Salvini, la visione è del tutto opposta, «tutto è possibile, escluso il Pd. Non un governo a ogni costo, ma lavoriamo a un programma da offrire al Parlamento». 

LEADER LEGA: “COALIZIONE CON DI MAIO? SI PUÒ..”

«Tra me e Di Maio contesa sui ruoli? Non mi interessa chi vince: abbiamo un programma e chiunque venga al governo con noi deve impegnarsi a cancellare la legge Fornero, a ridurre le tasse al 15%, a rendere l’Italia più federale e meno burocratica»: Salvini nella sua lunga conferenza stampa con la stampa estera ribadisce l’intenzione di formare un governo con il centrodestra, senza assolutamente l’intervento del Pd e con le porte aperte a tutti, Movimento 5 Stelle compreso. Secondo il leader della Lega, se vi sono altri suggerimenti su quella traccia-solco di temi ribadita ancora oggi, «siamo ben contenti di accoglierli. Sui nomi e sui ruoli non ci sono pregiudizi di partenza, mi interessa il progetto: se c’è condivisione di progetto ragioniamo», sempre tenendo escluso da tutto il vero sconfitto di queste Elezioni, ovvero il Partito Democratico. La squadra è il Centrodestra e non la Lega solitaria, precisa ancora Salvini, che annuncia come presenteranno al Presidente della Repubblica e al Parlamento un programma che duri 10 anni perché la nostra ambizione è portare fuori il Paese dalle sabbie mobili, a partire da lavoro, flat tax, cancellazione della legge Fornero e quindi pensione, stabilizzazione del lavoro e quindi l’opposto della precarizzazione imposta da Bruxelles». 

“POSSIBILE TUTTO, TRANNE ACCORDO CON PD”

Alla stampa estera c’è una sola cosa che Salvini si sente di escludere assolutamente dalle prossime mosse verso un Governo: il centrodestra non andrà mai col Partito Democratico. Era già stato deciso ieri sera a Palazzo Grazioli, con Berlusconi che ha dovuto masticare amaro dato che fino all’ultimo preferirebbe un accordo con i dem piuttosto che con i Cinque Stelle, ma Salvini è stato categorico e perentorio. «Sento forte il dovere di tener fede al mandato di 12 milioni che hanno scelto il centrodestra e di quasi 6 milioni che hanno scelto la Lega: stiamo lavorando per dare un governo a questo Paese con un programma di centrodestra aperto ad arricchimenti, contributi e proposte ma non stravolgimenti. Sarebbe irrispettoso coinvolgere chi ha perso le elezioni e quindi no a qualsiasi governo che abbia al centro Gentiloni, Boschi, Minniti», spiega il leader del Carroccio davanti ai collegi esteri. Non solo, Salvini ricorda che a parte il Pd la porta è aperta a tutti, dunque M5s compreso, «Stiamo lavorando a un programma da offrire al Parlamento e a tutti gli altri. Non ho la smania di fare il presidente del Consiglio a tutti i costi: farò tutto quello che è umanamente e democraticamente possibile per rispettare il mandato degli elettori. Non sono disponibile a partecipare a un governo a ogni costo per fare il ministro per qualche mese». Secondo il leader del Centrodestra, chiunque accetterà un accordo con la prima coalizione in Italia, dovrà poi sottostare al programma di abolizione della Legge Fornero, l’esclusione di aumento tasse e nessun aumento dell’Iva: «Anzi, nel primo consiglio dei ministri cancelleremo le sette più antiche accise che gravano sull’economia italiana, la più vecchia risale alla guerra di Etiopia sulla benzina», spiega Salvini. Berlusconi resta poco convinto di possibili aperture al M5s, ma il tempo stringe e il 23 marzo si avvicina a grandi passi..

TAJANI, “NO A GOVERNO LEGA-M5S”

Era il candidato premier indicato a due giorni dalle Elezioni per Forza Italia e ora “torna” ad essere semplicemente il Presidente del Parlamento Europeo: Antonio Tajani oggi è intervenuto sulle sfide del Centrodestra impegnato nelle varie trattative di governo con gli altri partiti e, davanti all’Europarlamento, ha spiegato come «non esiste un’ipotesi di un governo Lega-5Stelle perchè moltissimi deputati della Lega sono eletti anche con i voti di Forza Italia, di Fratelli d’Italia e di Noi per l’Italia, quindi hanno un vincolo con questi elettori. Sono sicuro che un governo Lega-Cinque Stelle non ci sarà». Secondo Tajani la scelta di un Di Maio-Salvini tradirebbe le richieste e i voti dei cittadini, anche se secondo lui tutto ciò non dovrebbe avvenire (almeno a breve): «i patti sono sacri e vanno rispettati. Forza Italia li sta rispettando e sono sicuro che anche la Lega li rispetterà. Violare i patti significherebbe violare i patti con i cittadini», conclude il presidente del Parlamento Europeo. Intanto da Palazzo Grazioli ieri è arrivato il no secco per qualsiasi accordo con il Pd, mentre sul Movimento 5 Stelle i dubbi restano ancora aperti..

MELONI “OFFRE” IL SENATO A SALVINI

Il Tempo questa mattina ha svelato un altro importante retroscena nel vertice tenutosi ieri a Palazzo Grazioli tra i vari alleati del Centrodestra, nella continua rincorsa e battaglia verso il complicato assetto di Governo. In pratica, se da un lato gli alleati hanno “concesso” a Salvini il mandato di andare a trattare con Pd e M5s per i primi accordi in Parlamento, il leader della Lega teme di rimanere con un pugno di mosche in mano con le altre forze politiche impegnate a non far eleggere Salvini. A questo punto allora Giorgia Meloni, che già si era esposta in maniera piuttosto nervosa con gli alleati, arriva a proporre una mediazione: «votiamo Salvini come presidente del Senato, i numeri ce li abbiamo» (il che è vero, a meno che tutte le altre forze in Parlamento non si coalizzino assieme, ndr). Il Centrodestra approverebbe in toto e a quel punto Salvini potrebbe presentarsi da Mattarella come seconda carica dello Stato: se ottenesse l’incarico esplorativo come premier, cederebbe lo scranno di Palazzo Madama a qualche esponente della Lega, se invece nulla dovesse avvenire in questa direzione a Salvini rimarrebbe in mano comunque un importante carica simbolica all’interno del nuovo Parlamento. Come conclude il Tempo a firma Carlantonio Solimene, «Il leader della Lega finora non ha sciolto la riserva. Ciò che è certo è che più passano i giorni, più accarezza l’ipotesi di tornare al voto in caso di stallo, sperando di lanciare l’opa su tutto il centrodestra. Uno scenario che, per gli stessi motivi, Silvio Berlusconi vuole evitare a tutti i costi». 

LO “STRAPPO” DI GIORGIA MELONI

Tensioni più o meno velate nel Centrodestra: mentre Salvini e Berlusconi si sarebbe “spartiti” il compito di cercare eventualmente voti “solitari” di M5s e Pd (rigorosamente in questa rispettiva divisione) è Giorgia Meloni, secondo i retroscenisti nei giornali vicini al Centrodestra (in questo caso Libero Quotidiano) ad aver sbottato durante l’ultimo vertice a Palazzo Grazioli. La leader di Fratelli d’Italia, piuttosto nervosa per il ruolo di estrema minoranza confinato al proprio partito, si sarebbe rivolta in questo modo al capo coalizione Matteo Salvini: «Devi deciderti o fai il capo della Lega o della coalizione. Se dici che le presidenze di Camera e Senato vanno divise tra Lega e 5 Stelle, allora fai il capo del tuo partito e non ci rappresenti tutti», riporta uno scoop di Libero stamattina. La Meloni, come del resto Berlusconi, vuole impedire che Salvini si trasformi da capo coalizione a leader totale: del resto la Lega ha preso il 18% e non il 33% del M5s, quindi dovrebbe ragione più d squadra, ma finora non sta succedendo. Il nervosismo insomma non si placa, nonostante Berlusconi (come spieghiamo qui sotto) sita cercando di federare il più possibile le diverse anime del Centrodestra, con lo sforzo massimo di non tornare alle urne nel breve tempo. 

IL VERTICE A PALAZZO GRAZIOLI

Si sono ritrovati a Palazzo Grazioli i tre leader del centrodestra, ma per la prima volta Berlusconi ci entra da numero 2 e “solo” come garante e collante con le altre forze. Salvini proiettato verso l’incarico di governo e Giorgia Meloni nel tentativo di ricavare il più possibile per un Fratelli d’Italia che sperava in qualche seggio in più ma che comunque decisamente migliorato la propria presenza in Parlamento rispetto a 5 anni fa. Nel vertice, spiega il Giornale, erano presenti oltre ai tre leader “massimi” anche Niccolò Ghedini e Licia Ronzulli (Fi), Giancarlo Giorgetti (Lega), Ignazio La Russa (Fdi). Berlusconi pare abbia cercato di convincere la truppa a non tornare per nessun motivo al nuovo voto, «all’Italia serve stabilità e non si può tornare ora a elezioni». L’intenzione dell’ex Cav è abbastanza chiara: vuole garantirsi il ruolo di moderatore e possibile “federatore” con parte dei dem per costruire un Governo che argini un pochino lo strapotere di Salvini dopo il voto del 4 marzo. Ma soprattutto, e questa è una novità, non chiude del tutto la porta ai Cinque Stelle: «Berlusconi non ha espresso un no pregiudiziale nei confronti del M5S», ha spiegato Salvini dopo l’incontro a Palazzo Grazioli (casa di B.) ma per la prima volta nel ruolo di primo comandate della Coalizione. 

SALVINI TRATTA SULLE CAMERE

Salvini ha poi avvertito gli alleati che tutto può andare, ma «Mai nella vita governerò con Renzi o con Gentiloni o quelli che hanno distrutto il Paese»: questo significa che il tentativo di Berlusconi di aprire ad una parte del Pd resta strada assai impervia. E quindi, l’alternativa quale sarebbe? Se non va in porto il piano A con Salvini premier e centrodestra incaricato di governare (mancano in numeri), sono stati bocciati nella riunione di ieri i due altri piani (accordo con Pd senza Salvini premier e appoggio ai Cinque Stelle); resta dunque in piedi solo un governo “di tutti” ovvero con dentro tutti i partiti (come vorrebbe Mattarella) con lo scopo di trovare una decente legge elettorale e rispettare gli aspetti economici richiesti dall’Europa prima di nuove elezioni forse in autunno oppure ad inizio 2019. Quello che per ora è certo è che è stato dato al leader della Lega l’incarico di trattare sui presidenti di Camera e Senato, il primo vero passo istituzionale che mostrerà dal prossimo 23 marzo le prime forze in gioco nel nuovo Parlamento. Oggi Salvini chiamerà sia Di Maio che Martina e proveranno a mettere giù un’idea di accordo per non arrivare a sfaldarsi già dalle prime votazioni: il problema è che il tutto sarà reso più complicato dal fatto che non vi sembrano soluzioni “agili” per quanto dovrà avvenire dopo, ovvero la formazione di un Governo di maggioranza. 

I commenti dei lettori