PD CONTRO GOVERNO M5S E LEGA/ Orlando e Cuperlo: “Il renzismo è finito”. Ma i renziani:”Loro dov’erano?”

- Silvana Palazzo

Pd contro Governo M5s e Lega, Martina e Cuperlo: “Un pericolo, ma non faremo l’Aventino”. Il reggente del Partito democratico contro un esecutivo guidato da Di Maio e Salvini

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Pd, Martina e Renzi (Foto: LaPresse)

Rischiano di aprire una frattura nel Pd le parole di Gianni Cuperlo e Andrea Orlando durante l’incontro organizzato dall’area Sinistradem al Nazareno. Al ministro della Giustizia, che aveva parlato di “elementi di nepotismo e clientelismo che hanno caratterizzato il nostro partito, riconoscendoli, e dobbiamo ridimensionare tutti gli ego”, ha risposto con forza il deputato renziano Michele Anzaldi. Il parlamentare su Facebook ha contrattaccato:”La violenza delle parole e dei toni contro Matteo Renzi all’iniziativa organizzata da Gianni Cuperlo sorprendono e lasciano esterrefatti: davvero si può sentir parlare, nella sede del nostro partito, di clientelismo e nepotismo contro chi ha guidato il Pd negli ultimi 4 anni?”. 

Orlando non è stato il solo a criticare la linea del Pd negli ultimi anni. Cuperlo stesso si è prodotto in un intervento molto duro, all’interno del quale ha sottolineato che “la stagione del renzismo è finita ed è stata sconfitta. Ora non servono abiure: il ricambio di una leadership e di una classe dirigente è la risposta che bisogna dare, il mio problema non è Matteo Renzi, ma oggi dobbiamo superare il renzismo, quel metodo, quel disegno e quella concezione del potere”. Sembra rivolgersi a lui Anzaldi quando scrive:”Possibile che in una sala piena di dirigenti Pd che, a vario titolo e in forme diverse, negli ultimi anni hanno avuto incarichi di responsabilità, si possa sentire una autoconsolatoria analisi secondo cui sia tutta colpa del presunto ‘renzismo’?”. (agg. di Dario D’Angelo)

MARTINA: “DI MAIO E SALVINI INCAPACI”

«Penso che un governo M5S-Lega sia pericoloso». A parlare è Maurizio Martina, segretario reggente del Pd. Intervenuto all’assemblea di Sinistra Dem, ha messo in guardia dai rischi di un’alleanza tra il MoVimento fondato da Beppe Grillo e il Carroccio. Ma il Partito democratico non resterà a guardare: «Non ci tireremo indietro dal confronto e non aspetteremo che siano solo le forze che hanno vinto il 4 a fare le loro mosse. Noi contrattaccheremo e cercheremo di organizzare l’alternativa con un lavoro di centrosinistra aperto, plurale». Il Pd dunque serra i ranghi, o almeno ci prova, e mette nel mirino coloro che sono usciti vincenti dalle Elezioni Politiche del 4 marzo. Dopo quelle consultazioni però continua a regnare l’incertezza nel panorama politico italiano: «Salvini si fa portavoce di una coalizione e viene smentito un minuto dopo. Di Maio racconta ai giornalisti che si sarebbe aspettato telefonate. È l’esempio dell’incapacità di un leader di cogliere la responsabilità che ha per il Paese», ha dichiarato l’ex ministro dell’Agricoltura, come riportato da Repubblica. 

PD CONTRO GOVERNO M5S E LEGA: “UN PERICOLO”

Le parole di Maurizio Martina arrivano dopo l’intervento di Gianni Cuperlo, che ha ribadito l’impossibilità di arrivare ad un accordo con i vincitori e insistito sulla necessità di agire. «L’opposizione è un dato oggettivo, non vedo le condizioni per un accordo con chi ha vinto, ma io lo temo un governo sovranista». Neppure Cuperlo fa il tifo per una soluzione M5s-Lega, ma auspica in caso di «vari tentativi a vuoto» che venga fatto un appello dal Colle per «un governo condiviso con tutti i partiti verso un approdo, la legge elettorale, regole diverse e poi nuove elezioni». Non sono mancati i riferimenti a Matteo Renzi: «Il mio problema non è mai stato lui, ma adesso è ora di superare il renzismo». Sulla stessa lunghezza d’onda il Guardasigilli Andrea Orlando: «Non è possibile produrre una alleanza politica con Lega e M5s perché sarebbe impossibile realizzare gli impegni presi con gli elettori, così togliamo via l’aspetto che non facciamo alleanze con chi ci ha insultato, una cosa che va bene per l’asilo». Tutti nel Pd d’accordo: «Non dovremmo restare sull’Aventino». Il riferimento è ai fatti del giugno 1924, quando alcuni deputati antifascisti, in segno di protesta per la scomparsa di Giacomo Matteotti, che aveva denunciato alcuni brogli elettorali. E dunque attuarono la cosiddetta “secessione dell’Aventino”, abbandonando i lavori dell’Aula e riunendosi nella sala dell’Aventino, a Montecitorio.

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