DOPO IL VOTO/ Toccafondi (Cp): la mia vittoria contro la scorciatoia della demoagogia

Il successo di GABRIELE TOCCAFONDI, già sottosegretario di Stato all’Istruzione, Università e  Ricerca, nel collegio di Firenze dove è stato eletto per Civica popolare

09.03.2018 - int. Gabriele Toccafondi
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Elezioni, come si vota ai seggi (LaPresse, 2017)

“Sono orgoglioso di poter rappresentare Firenze e i fiorentini in Parlamento. Continuerò a battermi per una politica che è un servizio e non un servirsi. E dunque mi batterò contro chi sparge false promesse per ingannare i cittadini contrapponendogli la serietà, l’onestà e l’impegno duro, faticoso e quotidiano perché solo così si possono dare risposte concrete alle domande delle persone”. Ora che tutte le schede sono state scrutinate e che le emozioni del dopo voto si stanno sedimentando per lasciare spazio a ragionamenti un po’ più pacati, Gabriele Toccafondi, neo-deputato del centrosinistra nel collegio di Firenze, prova a tracciare un primo bilancio.

Onorevole, lei è uno dei pochi candidati del centrosinistra che ha conquistato il proprio collegio uninominale battendo sia il centrodestra che i 5 Stelle, con margini altissimi. Soddisfatto?

Sì, anche se onestamente avrei preferito avere un risultato nazionale diverso, tante persone capaci e legate al territorio che conosco bene non hanno ricevuto quanto meritavano. Quello che a Firenze è avvenuto ovvero è stato votato il lavoro fatto e la conoscenza, da altre parti non è successo. Anche per questo motivo vorrei ringraziare tutti gli elettori della coalizione. 

Si sente come l’eccezione che conferma la regola?

Il quadro politico nazionale e toscano che le urne ci disegnano ovviamente è negativo. Inutile nasconderlo. Mi sembra che i partiti che non hanno soffiato su rabbia e demagogia, e ci metto anche Forza Italia che stava all’opposizione, escono sconfitti. La delusione è grande e non è certo alleviata dalla mia personale vittoria. Per questo e proprio in questo momento in cui tutti gli sparano addosso mi sento in dovere di esprimere ancora più forte un ringraziamento particolare al Pd, al suo segretario Renzi, a tutti i dirigenti e agli iscritti che mi hanno accolto con un’amicizia che non era affatto scontata.

Firenze è andata un po’ controcorrente rispetto alle tendenze nazionali. Come se lo spiega?

I miei concittadini come al solito sono stati straordinari. I fiorentini in questa campagna elettorale ancora una volta mi hanno fatto scoprire e riscoprire la bellezza della politica.

Perché?

Perché hanno rinforzato in me un valore e un principio: che la politica può essere solo servizio: alle persone, alla propria comunità, al Paese. Perché se non la vivi e non la fai così finisci per servirti della politica, servirti della buonafede delle persone illudendole che con qualche promessa e due slogan si riesca a vivere meglio senza la fatica quotidiana dell’impegno.

Ogni riferimento a grillini e leghisti non pare casuale.

Non lo è infatti. Quale è il desiderio di ogni persona? Essere felice, crescere figli, realizzarsi, migliorare la propria situazione e quella di tutti. E i risultati elettorali esprimono questa esigenza, ma scelgono, a mio parere, la strada sbagliata, la scorciatoia delle promesse, degli slogan e della demagogia.

Lei cioè teme che questa avanzata del M5s e Lega sia figlia di un’illusione che rischierà poi di avere un riflusso ancor più negativo nel rapporto fra cittadini e politica?

Io dico che la serietà alla fine paga, magari ci vuole un po’ di tempo ma poi come in una maratona chi ha veramente più fiato viene fuori alla distanza. In questi giorni di campagna elettorale ho parlato con centinaia e centinaia di persone: insegnanti, studenti, operai, artigiani, commercianti, imprenditori, disoccupati. Ho incontrato anche tanta rabbia, tanta delusione e disillusione che poi nelle urne si sono riversate su chi promette ricette miracolistiche ma impraticabili. Oggi costoro hanno incassato tanti voti e hanno tanti parlamentari e quindi possono, anzi devono provare a mantenere le promesse fatte agli elettori e provare coi fatti che le loro non erano solo vuote bolle destinate a scoppiare di fronte alla realtà.

Non pare crederci molto.

Io resto dell’avviso che se invece si desidera costruire un futuro migliore per tutti, l’unica strada è quella dell’ascolto, del lavoro, del buonsenso e della fatica quotidiana. Senza bacchetta della fata, pozioni magiche o supereroi. Oggi, nel Paese, questa posizione purtroppo è minoritaria.

Che fare allora per invertire questa rotta?

Non inseguirli sul loro franoso terreno. Anche se oggi sembra “tutto sbagliato tutto da rifare”, anche se sembra che la strada presa sia quella sbagliata, resto convinto che noi siamo dalla parte giusta, perché siamo dalla parte di chi vuole costruire veramente qualcosa di positivo per tutti, senza vendere illusioni.

Cosa direbbe a un elettore che oggi non ha molti motivi per gioire?

Non fermiamoci, non torniamo indietro, non copiamo ricette demagogiche ma ripartiamo dialogando e costruendo l’alternativa del buonsenso con tutti quelli che pensano che la politica sia un servizio e non un servirsi.

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