CAOS LEGA IN SICILIA/ L’inchiesta che fa un favore ai 5 Stelle

- Manlio Viola

Salvino Caputo e suo fratello Mario sono finiti al centro di un’inchiesta che da Termini Imerese rischia di avere conseguenze su tutta la politica nazionale. Ecco quali. MANLIO VIOLA

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Lapresse

L’indagine per voto di scambio che ha coinvolto il commissario di Palermo di Noi con Salvini, la formazione siciliana della Lega e che ha portato ai domiciliari tanto lo stesso commissario Salvino Caputo quanto il fratello Mario nonché il presunto procacciatore di voti Benito Vercio, rischia di avere conseguenze sul fronte politico non indifferenti e non soltanto locali. A prescindere dalle responsabilità penali che dovranno essere accertate dalle autorità competenti, ci sono una serie di valutazioni politiche che possono avere effetto tanto sul comune di Termini Imerese, grosso centro del Palermitano, quanto sulla Regione Siciliana, ma anche in vista della amministrative del 10 giugno che in Sicilia riguarderanno 137 comuni fra cui ben 5 capoluoghi di provincia su 9 e fra questi anche la seconda e terza città dell’isola, ovvero Catania e Messina.

In primo luogo non si è fatto un mistero, in procura, dall’aver messo sotto indagine anche i vertici siciliani del partito ovvero Alessandro Pagano, responsabile per la Sicilia occidentale, e Angelo Attaguile responsabile per la Sicilia orientale. Per Pagano è stata avanzata richiesta alla giunta per le autorizzazioni per utilizzare le intercettazioni. In secondo luogo il terremoto politico-giudiziario ha già causato le dimissioni dell’assessore alla Pubblica istruzione della giunta di Termini Imerese, anche se il sindaco Giunta ha precisato che l’amministrazione non ha nulla a che vedere con l’inchiesta.

Ma più dell’ipotesi del voto di scambio in sé, a far riflettere è l’accusa per la quale sono scattati i domiciliari che è parallela al voto di scambio. L’accusa è di “attentato al diritto politico dei cittadini”, una ipotesi non certo comune ma che apre scenari nuovi e da comprendere. 

Secondo l’ipotesi dell’accusa, Salvino Caputo, avendo scoperto che non si sarebbe potuto candidare per i suoi precedenti che lo avevano portato anche a decadere dalla carica di deputato regionale nella precedente legislatura, aveva scelto, insieme ai vertici del partito, di candidare il fratello Mario. Fin qui non sembrerebbe esserci nulla di irregolare. Ma i magistrati ravvisano l’attentato al diritto politico dal momento che si sceglie di registrare la candidatura come Caputo Mario detto Salvino (il nome del fratello incandidabile) e che anche nei manifesti l’unica indicazione è “vota Caputo”. Lo stesso Salvino avrebbe tenuto i comizi. Insomma, gli elettori sarebbero stati convinti di votare Salvino, avvocato in politica da decenni, molto noto e il cui nome viene valutato in 5 o 6 mila voti, e invece avrebbero eletto Mario.

Ma quante volte abbiamo visto di questi giochetti durante le elezioni? Centinaia di “detto Caio”, “detto Sempronio” e così via. Una pratica diffusissima in tutti gli schieramenti. E neanche in procura fanno un mistero del fatto che questa è solo una prima trance di una inchiesta più vasta. La sensazione è che la procura di Termini si prepari ad aggredire questo malcostume considerandolo proprio un reato. E questo significherebbe decisamente terremoto in ogni “luogo possibile della politica attiva”. Insomma, sotto la lente potrebbero finire centinaia di candidature e di elezioni di tutti i livelli.

C’è, poi, il tema credibilità della Lega. Già alle amministrative di Palermo il partito era incorso nello scivolone della candidatura di Ismaele La Vardera a sindaco, dimostratasi poi essere stata studiata a tavolino per realizzare una sorta di inchiesta. Poi il risultato insieme a Fratelli d’Italia alle regionali con un solo deputato eletto ma che non ha avuto spazio nel governo Musumeci e con qualche voce di indagine per precedenti esperienze nella formazione professionale. Quindi l’exploit alle politiche con un contributo venuto anche dalla Sicilia. E adesso questo “colpo” all’immagine che ha già fatto saltare sulla sedia i grillini siciliani che chiedono le dimissioni anche del consigliere di Termini coinvolto. Cosa diranno i pentastellati siciliani a Di Maio e alla pattuglia di eletti alla Camera e al Senato dopo il 28 a zero proprio in Sicilia? Un tema non proprio di secondo piano.

Manlio Viola è direttore di blogsicilia.it

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